Una perla della comicità surreale
Disegni belli e personaggi ben realizzati anche se hanno forme caricaturali
Tojima Wants to Be a Kamen Rider (2024-25)
Autore: Yokusaru Shibata
Regia: Takahiro Ikezoe
Sceneggiatura: Touko Machida
Character Design: Cindy H. Yamauchi
Musiche: TeddyLoid
Studio: Liden
Nonostante la crescente popolarità (portata anche dai numerosi meme sui social), ho ignorato questo anime fino quasi a metà della prima stagione (che però è di ben ventiquattro episodi, non i soliti dodici). Questo perché il titolo stesso recita “Kamen Rider”, il nome di un brand famosissimo in Giappone, uno di Tokusatsu. Cioè telefilm di arti marziali con protagonisti che si vestono con tutine e costumoni di plastica, tipo Power Rangers. Non ne sono un fan, anzi, mai stato. Fuori dall’oriente, sono anche serie che risultano abbastanza ridicole. Kamen rider, poi, risale agli anni ‘70 e quindi si fa anche fregio degli effetti visivi palesemente pratici e sciocchini. Per vari motivi, ha avuto un successo devastante e tutt’ora ha stagioni che si rinnovano di anno in anno. Tojima, però, non è un Tokusatsu, è un anime e uno davvero particolare. Attratto dai bei disegni, in un assolato sabato pomeriggio, ho lasciato che fosse lui a spiegarmi l’amore per Kamen Rider.
La serie sembra (e lo sottolineo) essere ambientata sulla Terra e ai giorni nostri. Non ci sono grandi corporazioni ombra, che creano mostri per conquistare il mondo, né super eroi cyborg che le sconfiggono a calci nei denti. C’è Tojima, che è un bambino, e guarda Kamen Rider in tv. Come molti, imita i gesti del suo eroe e dice che da grande vuole essere come lui (e gli va già bene, io volevo essere Wolwerine. Non Hugh Jackman, no, il tappo peloso con gli artigli. Non ero neppure basso). Questa fase, però, passa; ma non a Tojima.
L’uomo arriva ad avere quarant’anni, una immensa passione per la serie e una vita solitaria, costellata dalla depressione di una persona isolata da tutti, perché sembra un povero pazzo. Si allena ogni giorno senza alcuno scopo, vive con poco e sebbene sappia di non essere l’eroe della sua infanzia, ci fantastica continuamente.
Tutto questo finisce, bruscamente, quando a una festa di paese un gruppo di criminali arriva a fare una rapina vestiti da Shocker. Gli Shocker non sono altro che i cattivi classici di Kamen Rider. Ma se loro esistono, perché allo Tojima non può trasformarsi a sua volta? Allora lo grida: “Henshin!” (che vuol dire, appunto “trasformazione”), ruba una maschera da un banchetto lì accanto e si improvvisa vigilante.
No, niente trasformazioni avveniristiche. Un uomo di mezza età, palestratissimo, che spacca il culo a tre idioti in costume e mentre lo fa piange, di gioia, perché finalmente è diventato Kamen Rider.
La trama è poi tutta qui. Tojima (etc etc) parla di disagio mentale, di infantilismo e di… botte al male. Botte serissime, con denti che volano. Mano a mano che la trama si svilupperà (perché c’è effettivamente una macro trama) non solo si scoprirà che lui non è l’unico pazzo, ma si troverà anche un male da far loro combattere. Danzando sulla linea del comico e dell’azione, lasciando sfumare il dramma che ci si cela sotto.
C’è una teoria secondo la quale tutto l’anime sia in realtà una fantasia del protagonista, altri che è tutto vero, altri solo un po’ e un po’. La verità è che non importa. Tojima è una perla della comicità surreale, del no-sense che diventa sense a pugni in faccia. Si ride tantissimo e quando non si ride può capitare di vedere dell’azione discreta.
Sebbene parli di Kamen Rider, Tojima non è in continuum con nessun’altor prodotto. Kamen Rider è uno show televisivo anche all’interno di questo anime, quindi non serve assolutamente saperne nulla per goderne della visione, anzi, è una scoperta da fare che i protagonisti sono felici di spiegarci. Si potrà perdere qualche citazione qua e là (come le ho senz’altro perse io), ma non è minimamente rilevante.
Sul piano grafico viene da chiedersi quanto hanno investito (in alto) in questo anime. I disegni sono belli, i personaggi sono ben realizzati e anche se hanno forme caricaturali (omoni enormi, donne con seni supertele) sono realizzati con maestria e ottimi risultati. L’animazione è fluida e, dove alcuni scontri sono parte della comicità e sono semplici ripetizioni, alcune volte ci propone battaglie epiche avvincenti (le migliori, contro animali).
La colonna sonora è una vera e propria bomba. Teddyloid si è occupato di fare sigle e colonna sonora riprendendo il tema della prima stagione (per “Wanna be”) e poi creando molti altri temi per eroi e antagonisti. Si crea così una playlist tra il ballabile e l’esaltante, che proprio non ci si aspetta e che ora ascolto regolarmente mentre guido.
Tojima Wants to Be a Kamen Rider è un dannatissimo capolavoro. L’ho amato, anche molto di più di tanti altri anime, seppur belli, usciti contemporaneamente (Jujutsu kaisen 3, Fate strange fake, Vigilantes 2, Fire force 3). Sebbene si possa considerare concluso, io spero ne facciano un’altra stagione. Spero anche che voi lo guardiate, lo spero per voi, perché vi meritate di ridere un po’.
A cura di Marco Molendi

