Un film più che godibile
Maestosa la messa in scena e la cura dei dettagli
Frankenstein (Usa 2025)
Regia: Guillermo del Toro. Soggetto: dal romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley. Sceneggiatura: Guillermo del Toro. Fotografia: Dan Laustsen. Montaggio: Evan Schiff. Musiche: Alexandre Desplat. Scenografia: Tamara Deverell. Costumi: Kate Hawley. Produttori: Guillermo del Toro, J. Miles Dale, Scott Stuber. Case di Produzione: Double Dare You, Demilo Films, Bluegrass 7. Distribuzione in italiano: Netflix. Durata: 149’. Genere: Fantastico, Orrore, Fantascienza. Paese di Produziuone: Stati Uniti - 2025. Interpreti: Oscar Isaac (Victor Frankenstein), Jacob Elordi (la Creatura), Mia Goth (Elizabeth / Claire Frankenstein), Felix Kammerer (William Frankenstein), David Bradley (uomo cieco), Lars Mikkelsen (capitano Anderson), Christian Convery (Victor Frankenstein da giovane), Charles Dance (Leopold Frankenstein), Christoph Waltz (Harlander).
Uno dei libri più celebri di sempre, trasposto in decine di film, ottiene l’ennesima incarnazione. Perché deve importarcene qualcosa? Perché a girarlo è Guillermo Del toro, premio oscar, grande creativo. Il prodotto è andato in alcune sale specifiche e più in generale è stato mezzo disponibile da subito sulla nota piattaforma di streaming che ha contribuito alla sua creazione.
Anche i sassi sanno la storia di Frankenstein. Mi rifiuto di spiegarvela di nuovo. È un libro scritto da Mary Shelley, di neanche troppe pagine. Leggetelo che vale la pena.
Io ho un problema con Del Toro: lo amo. Lui non ricambia, quindi è una cosa platonica. L’unico suo film che non mi è piaciuto, paradossalmente, è quel La forma dell’acqua che ha vinto l’Oscar. Cercherò comunque di essere oggettivo.
Anche volendolo essere non si può non notare la maestosa messa in scena e la cura dei dettagli, nonché la palpabile atmosfera di ansia che si prova da subito. Da quella fantastica scena della nave incagliata nei ghiacci mentre è diretta al polo e dal suo capitano che salverà un uomo ferito, il dotto Viktor Frankenstein che caccia ed è cacciato da un mostro. La regia ha un’estetica unica e ultra riconoscibile come quella del noto regista: gotica, affascinante. Gli ambienti sono bellissimi e i costumi molto elaborati. Si gioca molto con i colori di richiami visivi a scene passate. La storia è ben illustrata e mai resa troppo complessa e la follia e il dolore dei suoi protagonisti sono mostrati con grande potenza.
Fra questi spicca senza ombra di dubbio Oscar Isaac. Ormai già nell’olimpo del cinema, si riconferma un interprete eccezionale e il suo dottore è folle, crudele, terrorizzato. Vittima e carnefice della sua stessa storia. In questo Jacob Elordi ne esce oscurato, nonostante sia la creatura e ancora di più una Mia Goth che interpreta il fulcro emotivo del film, ma non l’ho trovato all’altezza.
Difetto notevole del film sono gli effetti speciali. Non parlo dei bellissimi ambienti, anche quando disegnati, né dei costumi più che azzeccati. Parlo piuttosto degli animali. Erano anni che non vedevo animali fatti al computer in un modo tanto maldestro e poco efficace. In un modo simile ho visto il trucco, anche come concept, fallire. Il mostro è pieno di cicatrici che però hanno forme geometriche, che lo colorano in alcune parti quasi fossero pittura di guerra e lo fanno sembrare bello. Non credo che fosse l’effetto sperato. La mostruosità creata dal dottore è affascinante, sì, Elordi è un bell’uomo, ma il trucco esiste per quello. Non risulta solo imponente, è un idolo.
Che altro dire? La storia è bella e resa bene, quindi il film risulta più che godibile e credo entri di prepotenza nei migliori film mai fatti sul personaggio (non il migliore magari perché quel “di Mary Shelley” di Kenneth Branagh lo ricordo con troppo affetto) ed è consigliatissimo.
A cura di Marco Molendi
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