No Other Choice di Park Chan-wook

Black-comedy sociale

Credibile, divertente, angosciante, a tratti persino terrificante

No Other Choice - Non c’è altra scelta (Corea del Sud 2025)
Regia: Park Chan-wook. Soggetto: dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake. Sceneggiatura: Park Chan-wook, Don McKellar, Lee Kyoung-mi, Lee Ja-hye. Fotografia: Kim Woo-hyung. Montaggio: Kim Sang-bum. Musiche: Jo Yeong-wook. Produttori: Park Chan-wook, Bak Ji-sun, Michèle Ray-Gravas, Alexandre Gravas. Produttore Esecutivo: Miky Lee. Case di Produzione: Moho Film, KG Production, CJ Entertainment. Distribuzione (Italia): Lucky Red. Titolo Originale: Eojjeol suga eopda. Genere: Commedia, Thriller. Lingua Originale: Coreano. Paese di Produzione: Corea del Sud, 2025. Interpreti: Lee Byung-hun (Man-su), Son Ye-jin (Mi-ri), Park Hee-soon (Choi Seon-chul), Lee Sung-min (Koo Beom-mo), Yeom Hye-ran (A-ra), Cha Seung-won (Go Si-jo), Yoo Yeon-seok (Oh Jin-ho).


Non sono mai stato un fan del cinema coreano. Tutt’altro. Ma lo sto diventando, film dopo film, regista dopo regista, attore dopo attore. La trama che sta alla base di No Other Choice - Non c’è altra scelta se affrontata da un autore italiano sarebbe risultata quanto meno imbarazzante, invece in salsa coreana, tra le mani di un terrorista dei generi (li avevamo anche noi) come Park Chan-wook (autore del mitico Old Boy) risulta credibile, divertente, angosciante, a tratti persino terrificante. No Other Choice è black-comedy sociale, perché affronta il licenziamento di un dipendente che da venticinque anni lavora alle dipendenze di un’industria cartaria e si trova di punto in bianco a dover cercare un nuovo lavoro, affrontando non solo colloqui snervanti ma soprattutto imprevedibili prove da serial killer. Il film è dedicato a Costa Gravas, perché la storia proviene dal romanzo The Ax (1997) di Donald E. Westlake - un maestro dell’umorismo grottesco - già adattato per il cinema dal regista greco con Cacciatori di teste (2005).
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Attenzione spoiler
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Protagonista Man-su, veterano dell’azienda che trovandosi senza lavoro non vede altra scelta che uccidere i tre possibili pretendenti al nuovo impiego dove serve un solo funzionario di controllo, visto che le mansioni principali sono affidate all’intelligenza artificiale. Non c’è altra scelta - il titolo del film - è la frase che Man-su ripete ogni volta per farsi coraggio prima di compiere un nuovo omicidio, quasi sempre efferato e ai limiti del grottesco. Il regista punta il dito sulla piaga del lavoro spersonalizzante e sui tagliatori di teste aziendali che riducono il personale per massimizzare i profitti. La scena finale è emblematica, vediamo il lavoratore entrare in azienda a bordo della sua auto circondato da camion di legname, quindi mettersi all’opera in un ambiente dove è la sola persona umana in mezzo ai robot, infine (sui titoli di coda) scorrono immagini di foreste abbattute in modo sempre più automatizzato. Tra le cose positive della storia l’importanza della famiglia, il fatto di poter contare su un gruppo di persone unite da un forte legame affettivo (simbolico l’abbraccio iniziale e quello finale tra moglie e marito), pronto ad affrontare ogni tipo di difficoltà, persino a diventare un monolite che protegga da ogni possibile accusa. La famiglia sarà il riparo di Man-su, che a un certo punto si sente debole e inutile perché non può garantire niente a moglie e figli, invece si vede ripagato da un’insospettabile complicità e non viene mai tradito da nessun componente.
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Sceneggiatura oliata alla perfezione - opera del regista (anche produttore) e di alcuni collaboratori -, fotografia luminosa, scenografie eccellenti, location coreane suggestive sia di luoghi periferici che cittadini. Il montaggio confeziona 139 minuti di pellicola che non perdono un colpo, capaci di tenere in tensione lo spettatore e di alternare momenti comici ad altri drammatici. No Other Choice ricorda i film di Pedro Almodovar prima maniera per un grande uso del grottesco e di soluzioni cinematografiche quasi surreali, inoltre il regista dimostra bravura con la macchina da presa alternando brevi piani sequenza a primi piani e frenetiche soggettive. Colonna sonora intensa, con alcuni brani di Mozart suonati al violoncello dalla figlia del protagonista. Attori (per me) sconosciuti ma molto bravi. Un film da vedere che in provincia passa solo dai cinema d’essai. A Grosseto è stato il Cinema Stella, sala benemerita, a farcelo incontrare. Cercatelo sulle piattaforme, anche se non vederlo al cinema vi farà perdere molto da un punto di vista delle immagini e della tensione. Da non perdere.

A cura di Gordiano Lupi



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