Soldato Blu di Ralph Nelson

Un western insolito

Basato su una rappresentazione della storia ben distante dai luoghi comuni

Soldato Blu (Usa 1970)
Regia: Ralph Nelson. Soggetto: dal romanzo storico Arrow in the Sun di T.V. Olsen. Sceneggiatura: John Gay. Fotografia: Robert B. Hauser. Montaggio: Alex Beaton. Scenografia: Frank Arrigo, Carlos Grandjean. Costumi: Ted Parvin. Trucco: Del Armstrong. Musica: Roy Budd. Produttori: Harold Loeb, Gabriel Katzka. Produttore Esecutivo: Joseph E. Lewine. Casa di Produzione: AVCO-Embassy. Genere: Western. Durata: 115’. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, 1970. Titolo Originale: Soldier Blue. Interpreti: Candice Bergen (Kathy Maribel Lee), Peter Strauss (Honus Gent), Donald Pleasence (Isaac Q. Cumber), John Anderson (col. Iverson), Jorge Rivero (Lupo Pezzato), Dana Elcar (cap. Battles), James Hampton (soldato Menzies), Mort Mills (serg. O’Hearn), Bob Carraway (ten. McNair), Martin West (ten. Spingarn), Jorge Russek (Volpe Che Corre), Aurora Clavell (indiana), Alf Elson (agente Long).

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Soldato Blu rivisto a distanza di cinquantacinque anni fa ancora l’effetto dirompente che produsse alla sua uscita, film perfetto da proporre per ricordare l’Olocausto, infatti racconta lo sterminio degli indiani, deliberato e consapevole, da parte dell’esercito statunitense. Sceneggiato da John Gay partendo dal romanzo storico Arrow in the Sun scritto da T.V. Olsen, finisce per narrare il massacro del fiume Sand Creek del 1864, che ritroviamo in epoca di poco successiva anche in una famosa canzone di Fabrizio De AndréSoldato Blu è uno dei primi film nei quali gli indiani non sono dei pupazzi da massacrare, oggetti senz’anima e senza personalità, qui sono degli esseri umani che hanno figli, mogli, usanze, cultura e vorrebbero solo vivere in pace. Il punto di vista è dalla parte degli indiani, se ne fa carico Candice Bergen - bellissima e ben calata nella parte - nei panni di una donna che per due anni è stata la moglie di un capo indiano e che, nonostante tutto, si sente ancora dalla parte dei Cheyennes. Il film comincia con il massacro di una carovana - protetta da un piccolo reggimento - che trasporta le paghe dei soldati insieme a Kathy Maribel Lee (Bergen), liberata dai pellerossa e destinata al futuro sposo. Si salvano solo Kathy e il soldato Honus (Strauss), che la donna chiama ironicamente Soldato Blu, per fuggire insieme verso la destinazione di partenza, ma durante il viaggio si verifica l’incontro con un venditore di armi (Pleasence) e soprattutto il loro innamoramento. Finale terribile, che tutti ricordiamo e che resta impresso a ogni visione, con il drappello di soldati nordamericani che sconfigge i Cheyennes e combatte (nonostante la resa) fino allo sterminio di donne e bambini del villaggio, con episodi sconvolgenti di stupri ed effetti speciali truculenti a base di teste mozzate. Soldato Blu è un western insolito, vietato ai minori per la violenza estrema, condito da un linguaggio crudo e basato su una rappresentazione della storia ben distante dai luoghi comuni. Vero genocidio di un popolo, lo sterminio degli indiani, dipinti come selvaggi insensibili, creature senza cuore e prive di sentimenti. Drammatica la sequenza finale che vede Kathy piangere per la sorte dei bambini e delle donne, infine ripudia la sua razza e decide di seguire gli indiani superstiti nel loro peregrinare. Honus comprende di non essere dalla parte giusta, rifiuta di eseguire l’ordine di uccidere un piccolo indiano, per questo viene deportato in catene verso la corte marziale. Un film che fa bene rivedere, di tanto in tanto, per capire che non sono stati i nazisti gli autori del primo genocidio. Purtroppo, prima di loro, ci sono stati altri cattivi maestri.

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A cura di Gordiano Lupi



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