Horror per adolescenti
Un buon lavoro, ricco di effetti speciali, girato in 3D
The Hole (Usa 2009)
Regia: Joe Dante. Soggetto e Sceneggiatura: Mark L. Smith. Fotografia: Theo van de Sande. Montaggio: Marshall Harvey. Effetti Speciali: 4 Ward Productions, Lumiere Visual Effects. Musiche: Javier Navarrete. Scenografia: Brentan Harron. Costumi: Kate Main. Storyboard: Jerry Bingham, Robert Pratt. Art Director: Tyler Bishop Harron. Produttori: Michel Litvak, David lLncaster, Vicki Sotheran, Claudio Fah, Jonathan Oakes. Case di Produzione: Bold Films, Bender Spink. Distribuzione (Italia): Medusa Film. Genere: Horror. Durata: 92’. Lingua Originale: Inglese. Interpreti: Chris Massoglia (Dane Thompson), Haley Bennett (Julie Campbell), Nathan Gamble (Lucas Thompson), Teri Polo (Susan Thompson), Bruce Dern (Carl Crepacuore), Quinn Lord (Annie Smith), John De Santis (padre versione mostro), Doug Chapman (padre versione normale), Mark Pawson (Travis), Peter Shinkoda (poliziotto), Ali Cobrin (Tiffany), Merritt Patterson (la ragazza), Dick Miller (fattorino della pizza).
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Joe Dante è il regista di Piraña (1978) e Gremlins (1984 - 1990) ma non ha fatto soltanto quei film e può a buon diritto essere inserito tra i Maestri dell’Horror Statunitense, dopo un apprendistato nel cinema di serie B, una vita da cinefilo e grande appassionato di cartoni animati, come ha dimostrato in Looney Tunes: Back In Action (2003). The Hole (letteralmente Il buco) è uno dei suoi ultimi film, perché altre cose che aveva in cantiere si sono arenate per problemi di finanziamento, di fatto dopo è uscito solo la commedia horror Sotterrando la mia ex (2014). The Hole è un buon film fantastico a tinte horror - con poco sangue e molta suspense - di taglio classico che (purtroppo) non ha avuto un buon esito al botteghino. Difficile capire i motivi, forse un’uscita nelle sale fuori tempo massimo, forse i pochi effetti splatter e la troppa attenzione al politicamente corretto, forse un eccesso di citazioni dal passato, ergo di cose già viste. The Hole è horror per adolescenti, interpretato da tre giovani attori (nei panni di due fratelli e un’amica) che cercano di scoprire il mistero di una botola chiusa con lucchetti nello scantinato di casa. La tensione si fa palpabile quando dalla botola escono inquietanti presenze, scopriamo che siamo in presenza di una sorta di passaggio tra la vita e la morte, una specie di porta degli inferi che è stata messa in quel luogo dalla notte dei tempi. I tre protagonisti devono fare i conti con le loro paure che prendono corpo e li terrorizzano, da un clown terrificante a un padre malvagio, passando per un’amica che torna dal passato. Finale aperto - che nessuno ha mai concluso - con la madre dei due fratelli a spiegare quale sia la sua paura ancestrale mentre la botola si apre minacciosa e i ragazzi risalgono le scale. Non è stato mai girato un (sempre possibile) The Hole 2, soprattutto perché il film è piaciuto soltanto alla critica ma non ha entusiasmato il pubblico dei teenager. Resta un buon lavoro, ricco di effetti speciali, girato in 3D (si apprezza anche in versione normale), con molte suggestioni fantastiche e un utilizzo della suspense da maestro del genere. La sceneggiatura di Mark L. Smith non perde un colpo, alla fine tutto torna, lo spettatore si lascia avvolgere dalle sensazioni di terrore e cade nella rete tesa da un regista che maneggia la soggettiva con abilità. La fotografia color pastello di Theo van de Sande ricorda i cartoni animati - vera passione di Joe Dante -, mentre il montaggio di Marshall Harvey è convulso e sincopato, confezionando una pellicola di 92’ che resta nei tempi giusti. Cinema di genere che affronta il tema della violenza familiare, approfondisce le paure ancestrali, mette in primo piano il sentimento di amicizia e l’amore fraterno. Non solo horror, se si vuole, perché si racconta la vita di provincia, paragonata a quella delle metropoli nordamericane, mostrando pure le passioni giovanili in voga nei primi anni Duemila, non ultima la playstation. In una breve sequenza la ragazza distesa sul letto sta leggendo il primo canto de La Divina Commedia di Dante Alighieri, l’Inferno. A nostro parere oltre ad ammiccare al cognome del regista (Dante) conduce lo spettatore nella successiva e intensa piega infernale che sta per prendere la pellicola. Un film da rivedere.
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A cura di Gordiano Lupi


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