A House of Dynamite di Kathryn Bigelow

Opera disturbante

Un ritratto impietoso della nostra epoca

A House of Dynamite (Usa 2025)
Regia: Kathryn Bigelow. Soggetto e Sceneggiatura: Noah Oppenheim. Fotografia: Barry Ackroyd. Montaggio: Kirk Baxter. Effetti speciali: Chris Harvey. Musiche: Volker Bertelmann. Scenografia: Jeremy Hindle. Costumi: Sarah Edwards. Produttore: Kathryn Bigelow, Noah Oppenheim, Greg Shapiro. Produttore esecutivo: Brian Bell, Luca Borghese, Sarah Perlman Bremner, Erin Charles, Jeremy Hindle, Sumaiya Kaveh, Richard Keeshan, Elin Mjoll Thorhallsdottir, Jonathan Zurer. Casa di Produzione: First Light Productions, Netflix, Prologue Entertainment. Paese di Produzione: Stati Uniti d'America - 2025. Durata: 112’. Genere: Drammatico, Thriller. Lingua Originale: Inglese. Interpreti: Idris Elba (Presidente degli Stati Uniti), Rebecca Ferguson (com. Olivia Walker), Gabriel Basso (vice cons. Jake Baerington), Jared Harris (segr. Reid Baker), Tracy Letts (gen. Anthony "Tony" Brady), Anthony Ramos (magg. Daniel "Danny" González), Moses Ingram (Cathy Rogers), Jonah Hauer-King (ten. com. Robert Reeves), Greta Lee (Ana Park), Jason Clarke (amm. Mark Miller).


Attenzione contiene spoiler

Con la sua ultima fatica cinematografica, A House of DynamiteKathryn Bigelow sposta il baricentro del suo cinema d'azione dai campi di battaglia polverosi ai corridoi asettici del potere statunitense. Presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, la pellicola rappresenta un'evoluzione tematica per la regista, che per la prima volta sceglie di non mostrare il conflitto fisico, ma il tormentato processo mentale che precede la distruzione.

Il film si sviluppa attorno a un evento catastrofico: il rilevamento di un ordigno nucleare diretto verso gli Stati Uniti. L'origine dell'attacco rimane avvolta nel mistero, trasformando i trenta minuti scarsi a disposizione della Casa Bianca in un tesissimo conto alla rovescia. Invece di indugiare su spettacolari esplosioni in stile catastrofista, (si guardi The Day After o il più terrificante Ipotesi sopravvivenza)  Bigelow sceglie di confinare l'orrore fuori dall'inquadratura, concentrandosi esclusivamente sulle reazioni, i dubbi e i fallimenti di chi ha il compito di reagire.
L'architettura del film è tanto rigorosa quanto originale: l'azione è divisa in tre segmenti che si sovrappongono, mostrando la stessa riunione d'emergenza da tre angolazioni differenti. Il racconto si focalizza a turno sugli analisti della sicurezza, sulle alte sfere dell'esercito e sui rappresentanti del governo mentre la narrazione insegue la velocità degli eventi, cercando di catturare l'istante in cui il destino del mondo viene deciso.

Il fulcro della pellicola risiede nella decostruzione del mito dell'efficienza militare. Bigelow evidenzia come una macchina bellica apparentemente perfetta sia in realtà mossa da esseri umani fallibili. Il Presidente, interpretato da Idris Elba, è ritratto non come un eroe d'azione, ma come un uomo colto di sorpresa mentre svolge attività quotidiane, evidenziando l'impreparazione psicologica dei leader di fronte all'irreparabile.
Attraverso le dichiarazioni della regista e i dialoghi, emerge una critica feroce al concetto di deterrenza: come si può definire "difesa" un sistema che garantisce solo il reciproco annientamento?
Il film traccia un parallelo tra la storia americana (evocata tramite una rievocazione della Guerra di Secessione) e l'attuale stato di perenne minaccia, suggerendo che il Paese sia intrinsecamente legato a una cultura delle armi.
Nonostante la complessità della struttura a incastri, la regia di Bigelow rimane pulita e logica, supportata dalla sceneggiatura di Noah Oppenheim. Il film gioca costantemente con ciò che non viene mostrato (il "fuori campo"): non vediamo l'esplosione, non vediamo l'aggressore e non vediamo nemmeno l'esito finale della controffensiva americana. Questa scelta obbliga lo spettatore a confrontarsi con il vuoto e con la responsabilità etica delle decisioni umane.

A House of Dynamite è un ritratto impietoso della nostra epoca. Bigelow ci ricorda che viviamo in una "casa imbottita di esplosivo", un mondo dove otto miliardi di persone conducono le proprie vite ignorando quanto sia sottile il filo che ci separa dalla fine. È un'opera disturbante che, evitando il conforto dello spettacolo visivo, lascia lo spettatore con un profondo senso di inquietudine.

A cura di Tiziano Greco



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