Entropy tornano con Dark Signs

Disco vivo, potente e sincero

Un capitolo importante nella storia del metallo tricolore

ENTROPY “Dark Signs”
Full-length, Metal Zone Italia (2025)

Gli Entropy non sono solo una band metal napoletana qualsiasi: sono lì dal 1990, hanno vissuto alti e bassi, cambi di line-up e pause forzate, ma hanno sempre avuto quel fuoco dentro che li fa tornare a picchiare più forti di prima. Dark Signs, il loro ultimo lavoro, lo conferma senza mezzi termini: undici tracce, cinquantaquattro minuti di metallo puro, dove heavy e thrash si mescolano senza mai perdere tensione.


La band è solida: tre quarti della line-up originale - Michele Coppola alla batteria, Marco Campassi al basso e Arnaldo “Al” Laghi alla voce - guidano il disco con esperienza e carattere, affiancati da Biagio Valenti, chitarra letale già nei Larsen. Ogni membro brilla: Michele pesta la batteria con precisione chirurgica, Valenti spara riff corrosivi ma melodici, Campassi sorregge tutto con basso potente e Laghi alterna graffio metal a momenti più dolci e sfumati, dando colore e dinamica.

Si parte con Box 44, cupa e tesa, e subito capisci che la band non vuole fare ginnastica fine a sé stessa: tensione, groove e riff che ti prendono al collo. End of Time aggiunge un tocco arioso e quasi spagnoleggiante, con linee vocali che graffiano senza perdere melodie nascoste. Perfect World e Time of the Peril confermano la capacità della band di alternare introspezione e furia senza sbavature.

La title-track Dark Signs è un respiro affaticato ma potente: riff profondi, gestione dello spazio sonora magistrale e dinamiche che ti trascinano. Saggy and Floppy rompe ogni regola: volutamente ruvida, quasi disturbante, mostra il lato più sporco e pazzo degli EntropyThe Four Tempters, dieci minuti di puro manifesto metal, divisa in quattro parti, è il brano più variegato: aggressività, melodia, introspezione e groove compressi in un unico colpo.

Lovemeless regala la parte più vulnerabile: la voce di Laghi lascia filtrare emozione e fragilità, mentre gli strumenti costruiscono solitudine e pathos. Hellcop è un tributo al British Steel, picchia duro e ha riff da manuale, mentre T.O.T. miscela aggressività e controllo, diventando uno dei pezzi più incisivi. La chiusura con Black Metal dei Venom non è una semplice cover: gli Entropy ne catturano l’essenza brutale e la aggiornano con il loro approccio moderno, potente e coerente.

Pregi? Dark Signs non abbassa mai la tensione, scorre naturale e dimostra maturità compositiva. La band sa alternare furia e introspezione senza perdere compattezza. Difetti? Qualche pezzo, come Saggy and Floppy, può sembrare troppo disordinato se non sei abituato ai loro giochi ruvidi, e certe transizioni potevano osare di più. Ma nel complesso, è un disco che funziona da cima a fondo: lo ascolti tutto, lo vivi e lo ricordi.

In sintesi si può dire che gli Entropy non stanno a fare i nostalgici del metal italiano passato, ma lo rispettano e lo aggiornano con personalità. Dark Signs è un disco vivo, potente, sincero, che conferma perché questa band ha scritto un capitolo importante nella storia del metallo tricolore e continua a farlo ancora oggi.


Tracklist:
  1. Box 44
  2. End of Time
  3. Perfect World
  4. Time of the Peril
  5. Dark Signs
  6. Saggy and Floppy
  7. The Four Tempters
  8. Lovemeless
  9. Hellcop
  10. T.O.T.
  11. Black Metal (Venom cover)

Line-up:
  • Michele Antonio Coppola - Drums
  • Arnaldo “Al” Laghi - Vocals
  • Marco Campassi - Bass
  • Biagio Valenti - Guitars

A cura di Knife



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