Esecranda! Volume 11 - Tomo 1 di Autori Vari

Raccolta irregolare nel senso migliore del termine

Capace di attraversare registri narrativi e atmosfere differenti mantenendo però un filo comune

Con l’undicesimo volume, Esecranda! continua a dimostrare quanto il weird horror italiano sia oggi un terreno fertile di sperimentazione. L’antologia non si limita a raccogliere racconti spaventosi: mette insieme visioni molto diverse dell’orrore, che spaziano dal body horror alla fiaba nera, dall’inquietudine psicologica al soprannaturale più apocalittico. Il risultato è una raccolta irregolare nel senso migliore del termine, capace di attraversare registri narrativi e atmosfere differenti mantenendo però un filo comune: la sensazione che il reale possa incrinarsi in qualsiasi momento, lasciando filtrare qualcosa di estraneo e disturbante.

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Uno dei racconti più riusciti è “Cavallo cieco” di Orfeo Patranel, una storia che trasforma un disturbo apparentemente banale come il sonnambulismo in un’idea horror potentissima. Fabio, un impiegato stressato, comincia a soffrire di vuoti di memoria e risvegli inspiegabili. All’inizio tutto sembra riconducibile alla stanchezza e alla pressione del lavoro, ma i segnali diventano sempre più inquietanti: viaggi di cui non ricorda nulla, oggetti comparsi dal nulla, indizi di azioni compiute mentre dormiva. La verità è molto più disturbante: durante quei blackout il suo corpo viene letteralmente guidato da una creatura parassitaria che lo utilizza come veicolo per missioni notturne, recuperi e operazioni oscure. Patranel costruisce un racconto di paranoia domestica e body horror in cui l’idea più inquietante non è la presenza del parassita, ma l’esistenza di una società nascosta di creature invertebrate intelligenti che considerano gli esseri umani semplici cavalcature biologiche. L’orrore nasce proprio da questa logica fredda e quasi burocratica: il corpo umano ridotto a mezzo di trasporto.

Molto più fisico e brutale è “Scannaporco” di Emanuele Di Filippo, che si muove nel territorio del folk horror rurale. L’ambiente di provincia, dominato da superstizioni e rituali violenti, diventa il teatro di una storia dove la macellazione del maiale assume un valore simbolico e quasi sacrale. Il racconto punta tutto sulla materialità dell’orrore: carne, sangue e tradizioni contadine che trasformano un gesto quotidiano in qualcosa di profondamente disturbante.

Con “Il principe” di Cristiano Fighera il tono cambia radicalmente. Dopo un incidente, il protagonista si ritrova coinvolto in un viaggio con una figura enigmatica e dominatrice chiamata appunto il Principe. La presenza esercita un’influenza sempre più forte sulla mente dell’uomo, che progressivamente perde autonomia e identità. Più che un racconto horror tradizionale, è una storia surreale e simbolica sul potere e sulla sottomissione.

“Lemure” di Michele Nanni lavora invece su un’idea molto più essenziale ma estremamente efficace: la sensazione di essere seguiti da qualcosa che non si vede mai completamente. Il titolo richiama gli spiriti dei morti della tradizione romana e il racconto costruisce la propria inquietudine attorno a una presenza che rimane ai margini della percezione, come un’ombra che accompagna il protagonista senza rivelarsi del tutto.

Tra i racconti più suggestivi per ambientazione spicca “La iena di San Giorgio” di Fabrizio Raccis, ambientato in un ristorante torinese dal nome inquietante. Il locale diventa il centro di una piccola geografia notturna popolata da personaggi ambigui e situazioni sospese tra normalità e mistero. Qui l’orrore nasce più dall’atmosfera e dalle relazioni tra i personaggi che da un evento soprannaturale esplicito.

In “C’era una volta” di Andrea Pupeschi l’horror assume invece i contorni di una fiaba nera. Una casa isolata nella Foresta Nera domina un territorio infestato da presenze misteriose, e il racconto gioca con gli elementi tipici della fiaba per poi rovesciarli in chiave inquietante, suggerendo che il male possa annidarsi tanto nel bosco quanto nello spazio domestico.

Più malinconico e contemplativo è “La torre dell’ascensore” di Federico Biuso, in cui un anziano ospite di una casa di riposo osserva e annota gli strani fenomeni legati all’ascensore dell’edificio. Il racconto lavora sul confine tra memoria, vecchiaia e morte, costruendo un’inquietudine sottile che si insinua lentamente nella quotidianità.

Con “Mantra” di Daniele Baiardi l’orrore torna a essere rituale: la ripetizione di una formula diventa il centro di una spirale psicologica e quasi esoterica, dove la parola sembra possedere un potere evocativo capace di modificare la realtà.

Un’atmosfera diversa emerge in “Welcome to Deadbrook” di Alessio Monni, dove un fotografo arriva in una cittadina apparentemente normale ma presto scopre che il luogo possiede una logica propria: chi entra sembra destinato a restare intrappolato. Il racconto sfrutta con efficacia l’idea della città come organismo chiuso e minaccioso.

Più lirico e solitario è “Il faro e il custode” di Valeria Lipoma, ambientato su un’isola dominata da un faro e dal mare. Qui l’orrore lascia spazio a un tono più contemplativo, dove isolamento e destino diventano i veri protagonisti della storia.

Il tema della contaminazione ritorna in “Seme” di Guido Del Giudice, mentre “Quel fradicio settembre” di Andrea Ravasio costruisce un’atmosfera umida e decadente in un paesaggio rurale segnato dalla pioggia e da presenze ambigue.

Più narrativo è “L’ultima volta” di Enrico Ravasio, che ricostruisce una vicenda familiare tragica legata a una bambina e a una rivelazione finale inquietante.

Con “La bestia che sale dal mare” di Matteo Mancini il tono diventa quasi apocalittico: l’emergere della creatura introduce una dimensione che richiama l’immaginario religioso e il confronto tra umano, divino e mostruoso, più che il classico orrore cosmico.

Chiude questa parte dell’antologia “Falena nera” di Massimo Teodorani e Zano, un racconto a fumetti che introduce una dimensione visiva nella raccolta e conclude la sezione con un immaginario fortemente dark.

Nel complesso Esecranda! Volume 11 colpisce per la varietà delle sue proposte. Alcuni racconti puntano su trame forti, altri sull’atmosfera o su immagini disturbanti, ma tutti contribuiscono a costruire un mosaico narrativo che dimostra quanto il weird horror italiano possa ancora sorprendere e sperimentare.


Esecranda! Volume 11 - Tomo 1
Autore: AA.VV.
Editore: Independently published
Anno: 7 marzo 2026
Pagine: 272
Dimensioni: 15.24 x 1.57 x 22.86 cm
ISBN 13: 979-8251150926
Prezzo: 15,98 € - 22,00 € (Deluxe Edition)

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A cura di Cesare Buttaboni


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