Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch

Un film tecnicamente ben fatto

Elaborato da un vero autore in un interessante mix di parole e immagini

Father Mother Sister Brother (Usa, Francia, Irlanda 2025)
Regia: Jim Jarmusch. Soggetto e Sceneggiatura: Jim Jarmusch. Fotografia: Frederick Elmes (Father), Yorick Le Saux (Mother e Sister Brother). Montaggio: Alfonso Gonҫalves. Musica: Jim Jarmusch, Anika. Scenografia: Mark Friedberg, Marco Bittner Rosser. Costumi: Catherine George. Produttore: Charles Gillibert. Produttore Esecutivo: Jim Jarmusch, Efe Cakarel, Jason Ropell, Zane Mayer, Anthony Vaccarello, Lorenzo Mieli, Anna Maria Morelli, Alex C. Lo. Case di Produzione: Badjetlag, CG Cinema, Hail Mary Pictures. Distribuzione: Lucky Red. Lingua Originale: Inglese. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, Irlanda - 2025. Genere: Commedia. Interpreti: Father - Tom Waits (il padre), Adam Driver (Jeff), Mayim Bialik (Emily); Mother - Charlotte Rapling (la madre), Cate Blanchette (Timothea), Vicky Krieps (Lilith), Sarah Greene (Jeanette); Sister Brother - Indya Moore (Skye), Luka Sabbat (Billy), Franҫoise Lebrun (la portinaia).

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Vince con pieno merito il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2025 questo film introspettivo e profondo di Jim Jarmusch che sono riuscito a vedere grazie alla programmazione di qualità del cinema Stella di Grosseto, che l’ha tenuto in cartellone per una settimana. Sei anni dopo I morti non muoionoJarmusch cambia del tutto registro e torna al suo amato minimalismo, secondo le regole del cinema indipendente nordamericano. Il regista mette in scena tre quadri di vita famigliare apparentemente senza alcun legame tra loro. Il primo è ambientato nel New Jersey, protagonista un padre (Waits) che riceve in casa un figlio e una figlia (Driver e Bialik)dai caratteri molto diversi. Il genitore mette scena la fiera delle ipocrisie, finalizzata a ottenere un po’ di soldi per finanziare vizi erotici senili. Il secondo segmento, girato a Dublino, vede protagonista una madre scrittrice anaffettiva (Rampling) che - su consiglio psicologico - riceve le due figlie (Blanchett e Krieps) una volta l’anno per prendere un tè. Inutile dire che non sa niente di loro e che neppure le interessa più di tanto approfondire la realtà; il colloquio si mantiene su livelli formali, con le fotografie delle ragazze da piccole in bella vista sul mobile del salotto che sottolineano il passare del tempo e il cambiamento di prospettiva. Il terzo episodio, ambientato in una Parigi metropolitana, consiste nell’incontro tra un fratello (Sabbat) e una sorella (Moore) che devono metabolizzare il lutto della morte dei genitori dopo un incidente aereo. Unico episodio dove intravediamo uno spiraglio d’amore fraterno e una sorta di affetto per i genitori, coppia alternativa che i figli non conoscono fino in fondo, in ogni caso capace di amare. Elementi ricorrenti della pellicola: i ragazzi sullo skateboard (simbolo di gioventù e leggerezza), un Rolex al polso (vero, falso, scassato) e un’espressione tipica anglofona per dire “Ecco fatto!”. Motivo di fondo l’incomunicabilità - degna di un film di Antonioni - tra genitori e figli, in certi casi anche tra fratelli, infine va detto che tra i componenti delle varie famiglie non esiste reciproca conoscenza. Le foto del passato - presenti in tutti i segmenti di pellicola - sono un altro elemento utile per far capire come cambia e come si deteriora una famiglia. Inutile dire che lo stile di Jarmusch è sublime, sceneggia per sottrazione, scrive dialoghi secchi e asciutti, del tutto realistici, il testo (anche quando è letterario) non sembra fuori luogo. Tutto il contrario di certo cinema italiano che avrebbe identiche ambizioni ma riesce a essere soltanto imbarazzante. Minimalismo puro, piano sequenza e grandi spazi aperti, anche quando siamo in un centro cittadino, tra le strade di una capitale o in mezzo ai monti. Ricorrono spesso interrogativi retorici, inutili ma fondamentali per la tensione narrativa, come se sia possibile brindare con l’acqua o con il tè. Le riprese sono un mix di macchina fissa e personaggi in primo piano (alla Bergman), campi e controcampi nei dialoghi, soggettiva dell’auto nei trasferimenti da un luogo all’altro. Il film è girato ad altezza d’uomo, in primo piano, con fotografie fisse molto evocative (il lago montano). La fotografia è livida e sporca, le scenografie essenziali, la colonna sonora psichedelica (composta dal regista), come le immagini luminose che introducono i singoli episodi, la sigla di testa e di coda. Interpretazioni tutte di grande livello, citiamo Tom Waits e Charlotte Rampling, che non hanno bisogno di commenti, ma l’intero cast risponde bene alle aspettative del regista. Un film tecnicamente ben fatto, elaborato da un vero autore in un interessante mix di parole e immagini che sembra raccontare niente, invece racconta tutto di noi, parla della nostra esistenza, fa capire con rapide pennellate quel che siamo diventati. Riprese a West Milford (New Jersey), Dublino e Parigi. Un lavoro geniale.

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A cura di Gordiano Lupi



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