Franco Battiato - Il lungo viaggio di Renato De Maria

Montato con i tempi giusti

Ben fatto, nonostante i limiti strutturali di simili prodotti

Franco Battiato - Il lungo viaggio (Italia 2026)
Regia: Renato De Maria. Soggetto: Franco Battiato. Sceneggiatura: Monica Rametta. Fotografia: Sara Purgatorio. Scenografia: Mariangela Caggiani. Costumi: Corsetti Emidio Mattia. Trucco: Paola Breda, Marta Tarulli. Musiche: Vittorio Cosma, Giuvazza Maggiore. Produttori: Alessandro Corsetti, Leonardo Ferrara, Federica Pezzullo. Produttore Esecutivo: Francesca Chiappetta. Case di Produzione: Casta Diva Pictures, Rai Fiction. Distribuzione (Italia): Nexo Studio. Genere: Biografico. Lingua Originale: Italiano. Paese di Produzione: Italia, 2026. Durata: 115’. Interpreti: Dario Aita (Franco Battiato, adulto), Francesco Giulio Cerilli (Franco Battiato, ragazzo), Simona Malato (Grazia Patti, madre di Franco), Antonio Provitina (Michele Battiato), Elena Radonicich (Fleur Jaggy), Ermes Frattini (Juri Camisasca), Nicole Petrelli (Giuni Russo), Giulio Forges Davanzati (Giusto Pio), Joan Thiele (giovane fan), Martina Bonan, Anna Castiglia.


Un film visto su Rai Uno, davvero ben fatto, nonostante i limiti strutturali di simili prodotti, perché non vuole raccontare tutto di Franco Battiato, ma è capace di mettere l’accento su molte cose fondamentali. Renato De Maria è un regista dal quale era lecito attendersi uno sguardo originale sul cantante, visti i buoni precedenti, lavori premiati come Hotel pauraPaz!La vita oscena - per citarne alcuni - e infatti non delude. Il racconto comincia con la frattura nasale riporta da piccolo giocando con gli amici, prosegue con il rapporto intenso con madre e fratello, mentre il padre è assente, racconta la fuga a Milano per fare musica sperimentale, le amicizie e la scelta di optare per il successo - sfoggiando grande sicurezza nei propri mezzi - virando (dopo un viaggio a Tunisi) verso la musica commerciale. Ascoltiamo le canzoni scritte per altre cantanti (Alice e Giuni Russo) ma non mancano i suoi successi, da Il cinghiale bianco a Bandiera bianca, passando per Paloma e Le stagioni dell’amore. Il regista accenna alla mancanza di una donna fissa nella vita dell’artista, alla sua incapacità di legarsi a una sola figura femminile che ne condizionasse le scelte, mentre fa capire come la madre fosse un punto di riferimento. Una delle canzoni più belle - La cura - è dedicata alla mamma, durante la malattia, poco prima della morte, avvenuta dopo il concerto in Vaticano davanti al Papa, dove Battiato fu invitato. Dario Aita è bravissimo nella parte di Franco Battiato, non ne fa certo una macchietta, ma interpreta le movenze e il modo di parlare del cantante con una sicurezza e una veridicità straordinarie. Tra l’altro canta (molto bene) i brani scelti da Vittorio Cosma e Giuvazza Maggiore per la colonna sonora del film e per le parti strutturali, imitando le singolari danze che accompagnavano le interpretazioni canore (Cerco un centro di gravità permanente è un esempio calzante). Visto nelle sale cinematografiche solo dal 2 al 4 febbraio, come spesso capita per certi film, rimedia la televisione generalista e adesso Rai Play, in modo che tutti possano vedere un lavoro molto cinematografico, montato con i tempi giusti (115’) e sceneggiato benissimo da Monica Rametta. Riprese suggestive tra Milano e la Sicilia - anche a Milo, nella casa di Battiato e alle pendici dell’Etna - con una fotografia anticata color pastello (Sara Purgatorio) che introduce alle varie epoche storiche, oltre a una scenografia accurata, senza la minima sbavatura. Se amate la musica di Franco Battiato è il vostro film, anche per la bella scelta musicale, come una sorta d’invito a riscoprire e a non dimenticare le canzoni di un nostro grande artista. Reperibile su Rai Play, dopo il passaggio in Prima Tv in data 1 marzo su Rai Uno.

A cura di Gordiano Lupi



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