Format: [U] di Raimondo Cappai

Romanzo sci-fi di tipo cyberpunk

Vicino a certe opere di William Gibson come stile e atmosfere

Una storia che comincia e finisce a Trieste.
Il possibile futuro che Format: [U] ci offre in queste pagine ripropone domande etiche sullo sviluppo delle I.A.: chi controlla i sistemi? sono equi? possono essere pericolosi?



Si tratta di un romanzo che è partito da una formazione dell’autore di area Nord-Est (Trieste) per caratterizzare una rielaborazione internazionale dell’umano, in coevoluzione con il digitale. Si tratta di un racconto fantascientifico di tipo cyberpunk, vicino a certe opere di William Gibson come stile e atmosfere, modernizzate e aggiornate al tempo dell’intelligenza artificiale, quindi della contemporaneità, non senza strizzare l’occhio a Philip K. Dick.
Si intrecciano, all’interno del libro di Cappai, le vite di due personaggi, esattamente come si intrecciano due mondi, quello della moda artistica e della psicologia del lavoro, continuamente.
Il dottor Frank Rightworm, psichiatra, opera a Trieste e ha pubblicato un libro “Delle ceneri del sentimento”. Lui traccia sentieri spendibili dalle aziende, tramite la psicologia del lavoro, con ipocrisia e ricercatezza della propria immagine, ma non si sente felice nel fare questo.
Tecla invece è appassionata di fine settimana triestini a base di alcol, sesso e droghe. Lavora per Wado (letteralmente in giapponese significa “La via della pace”), la galleria d’arte più importante del pianeta, a Roma. Il dottor Rightworm era sulla lista degli invitati all’esposizione fisica di Wado e i due si sono conosciuti, interconnettendo le loro vite e diventando importanti l’uno per l’altra.
Tecla proverà anche droghe allucinogene a Dubai o farmaci anti-sbronza come il Vicol 11 a Bangkok, così come nuove esperienze di visione e sessuali ai vari eventi organizzati da Wado.
Questo romanzo presenta come centrale la teoria del “New Normal Digitale”, una teoria che prevede di sacrificare quella generazione di mezzo sull’altare del lavoro digitale, per aprire la strada ai nati dopo il Duemila.
Si cerca quindi di “rottamare” i vecchi lavoratori, per creare una fabbrica di disagio collettivo.  La loro strada è rappresentata dalla “Rete digitale”, che diventa il loro ambiente, creando un’abitudine tecnologica permanente. Si parla di transizione seamless verso lo smartworking totale. La remotizzazione si scontra con la libertà dei singoli individui. Tutto questo incide anche sui loro cicli di sonno.
Per ovviare a questi problemi, opera il dottor Frank Rightworm, assieme all’applicazione Phoebia, strettamente connessa a Wado. Quest’ultima è un protocollo digitale per la cura delle malattie psicologiche gravi, un dispositivo sperimentale medico per il trattamento delle fobie gravi.
Si parla quindi di Wado come di un qualcosa che ha in mano un’arma di distruzione di massa.
Per tutto il racconto, si confronta l’efficienza prestazionale richiesta dalla società con la tavolozza delle emozioni dei due protagonisti, esperite in tutta la loro gamma. Non di rado, si prova ansia, una vera e propria ansia diffusa, all’interno del libro.
Cambiano i luoghi in tutto il mondo, con una preferenza per le città orientali, come Tokyo, Pechino e Bangkok. Questa preferenza, dovuta soprattutto alle esposizioni di Wado seguite da Tecla, ha un sapore ulteriormente cyberpunk, accentuandone al contempo anche l’elemento dickiano.
Questo continuo cambiamento di luoghi e tematiche, assieme a una certa dispersività nella scrittura, crea una certa confusione nella lettura, che può essere uno dei punti di debolezza del libro. Tanti temi sono gettati dall’autore, molto interessanti, ma non sempre strutturati in maniera coerente. Non era una sfida facile e ci vuole parecchio coraggio.
Wado crea infatti anche nuovi universi digitali, come ad esempio delle ridefinizioni nipponiche fashion del vecchio West, assieme alla creazione di un nuovo tipo di canone estetico: la “Byutiness”, come bellezza pret-a-porter. Si tratta di temi molto attuali nel mondo contemporaneo, visto che Cappai affronta dal punto di vista narrativo temi di psicologia del lavoro o di estetica digitale. Il futuro vedrà questi effetti amplificarsi in direzioni impreviste, che modificheranno sia le società che gli individui che la compongono, esattamente come è ben rappresentato da Tecla e Rightworm di Cappai.

L’AUTORE
Raimondo Cappai, sulla carta è un ingegnere informatico classe 1973, ma per la carta è un aspirante scrittore. Giura di non aver mai scritto una riga codice in vita sua. Vive nella sua amata Trieste e la mette sempre nei suoi racconti e nella quale i suoi personaggi sono a caccia di misteri. Ha già pubblicato “Cluster: La storia dei Tempi nel tempo’” (CreateSpace 2016), fantascienza opera prima, con Paolo Stanese “I soliti veceti” (Bora.la 2020) giallo in dialetto triestino, e “Omicidio no xe per barca” (Bora.la 2022) giallo ambientato a Trieste.


Format: [U]
Autore: Raimondo Cappai
Editore: Bora.La
Anno: 23 settembre 2025
Pagine: 216 €
Dimensioni: 14.81 x 1.37 x 21.01 cm
ISBN-13: 979-1282272018
Prezzo: 16,00


A cura di Davide Russo



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