Gli occhi degli altri di Andrea De Sica

Opera tecnicamente pregevole

Un'esibizione di capacità registica senza reale necessità narrativa

Gli occhi degli altri (Italia 2025)
Regia: Andrea De Sica. Soggetto: Gianni Romoli, Andrea De Sica. Sceneggiatura: Gianni Romoli, Andrea De Sica, Silvana Tamma. Fotografia: Gogò Bianchi. Montaggio: Esmeralda Calabria. Musiche: Andrea Farri. Scenografia: Alessandro Vannucci. Costumi: Massimo Cantini Parrini. Trucco: Maria Sansone. Effetti Speciali: Elio Terribili. Produttori: Brando Taccini, Claudia Cravotta, Sonia Rovai, Gregorio Paonessa, Marta Donzelli, Alessio Lazzareschi. Case di Produzione: Vivo Film, Wildside Vision Distribution, Sky Italia. Distribuzione (Italia): Vision Distribution. Genere: Drammatico, Erotico. Paese di Produzione: Italia, 2025. Lingua Originale: Italiano. Durata: 90’. Interpreti: Filippo Timi (Lelio), Jasmine Trinca (Elena), Matteo Olivetti (Cesare), Anna Ferzetti (Rossella), Rita Abela (Nicoletta), Roberto De Francesco (Sandrone), Carmen Pommella (Pasqualina), Alberto Paradossi (Ricky), Gennaro Apicella (Silverio), Giuseppe Sanfelice (Enzo).


Un dramma erotico scritto da un autore importante del cinema italiano come Gianni Romli per la terza prova registica di Andrea De Sica - figlio di Manuel (grande compositore) e nipote del mitico Vittorio - dopo Non mi uccidere e I figli della notteGli occhi degli altri scava nell’ossessione d’amore e nella degenerazione di un sentimento, condotto sul filo della trasgressione fino a una totale autodistruzione. Lelio (Timi) è un ricco e arrogante marchese che pensa di poter comprare tutto con il denaro, vive in una villa fantastica su un’isola sperduta e organizza eventi mondani insieme alla consorte. Una sera incontra Elena (Trinca), tra i due scoppia una passione travolgente che li porta a separarsi dai precedenti matrimoni e a sposarsi. Il sesso estremo e voyeuristico sta alla base del rapporto, tra giochi erotici, esibizionismo e rapporti scabrosi comprati con il denaro. Elena sprofonda nella depressione perché il marito la soggioga sempre di più e manipola il suo sentimento con eccessi di gelosia, fino a quando non incontra un altro uomo di cui s’innamora. Finale abbastanza inaspettato che non rivelo, visto che è il colpo di scena del film. Andrea De Sica sviluppa il soggetto di Romoli assieme a Silva Tamma in una sceneggiatura dai contorni erotici e drammatici, montata da Esmeralda Calabria in 90’ essenziali, fotografata benissimo da Gogò Bianchi, con una colonna sonora suggestiva di Andrea Farri, tra le cose migliori del film. La storia comincia nel 1960 e ci porta al 1970 tra canzoni d’epoca e ritmi coinvolgenti - come Parlami d’amore Mariù e Pensiero - inseriti in una partitura al pianoforte che accompagna la visione della pellicola. Il regista dimostra di saperci fare con il mezzo tecnico, tra ispirati piani sequenza e inquietanti soggettive, inserendo momenti di tensione narrativa e immagini marine tra scogliere e macchia mediterranea. Filippo Timi è molto bravo nel ruolo di un bel tenebroso che vive una vera e propria ossessione d’amore, come Jasmine Trinca si cala a dovere in un ruolo (per lei insolito) da donna fatale in preda a eccessi erotici. Girato tra l’isola di Ponza (Grotte di Pilato) e Ansedonia di Orbetello. Un’opera tecnicamente pregevole, ma non convince la motivazione, la storia ci riporta ai tempi di Antonioni e alla incomunicabilità tra uomo e donna, oltre alla trasgressione erotica che dai romanzi di Moravia nessuno più affrontava. Preferivamo di gran lunga Tinto Brass con un cinema privo di intellettualismi a opere che devono giustificare le attenzioni morbose con un soggetto fiacco. Gli occhi degli altri è un mero esercizio di stile, un’esibizione di capacità registica senza reale necessità narrativa, un ritorno al passato non richiesto, una calata nella noia del mondo dei ricchi e delle loro perversioni. Un lavoro che entusiasma solo chi è in cerca di perfezione formale, immagini calligrafiche che devono bastare a loro stesse. Si esce di sala con la sensazione di aver assistito a un dramma inutile. Dimenticabile.

A cura di Gordiano Lupi



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