Lavoro mirabile e compiuto
Un dramma commovente e convincente
Hamnet - Nel nome del figlio (Regno Unito, Usa 2025)
Regia: Chloé Zhao. Soggetto: Maggie O’ Farrell (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Maggie O’ Farrell, Chloé Zhao. Fotografia: Lukasz Zal. Montaggio: Chloé Zhao, Affonso Gonҫalves. Musiche: Max Richter. Scenografia: Fione Crombie, Alice Felton. Costumi: Malgosia Turzanska. Produttori: Liza Marshall, Pippa Harris, Nicolas Gonda, Sam Mendes, Steven Spielberg. Produttori Esecutivi: Chloé Zhao, Kristie Makosko Krieger, Laurie Borg. Case di Produzione: Hera Pictures, Neal Street Productions, Amblin Entertainment, Book of Shadow. Paesi di Produzione: Regno Unito, Stati Uniti d’America - 2025. Distribuzione (Italia): Universal Pictures International Italy. Durata: 125’. Genere: Drammatico, Storico. Titolo Originale: Hamnet. Lingua Originale: Inglese. Interpreti: Jessie Buckley (Agnes Shakespeare), Paul Mescal (William Shakespeare), Joe Alwyn (Bartholomew), Emily Watson (Mary Shakespeare), Jacobi Jupe (Hamnet Shakespeare), Jack Shalloo (Marcellus), David Wilmot (John Shakespeare), Olivia Lynes (Judith Shakespeare), Justine Mitchell (Joan Hathaway), Bodhi Rae Breathnach (Susanna Shakespeare), Freya Hannan-Mills (Eliza Shakespeare), Noah Jupe (attore di teatro), Shaun Mason (attore di teatro).
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Chloé Zhao realizza un altro piccolo gioiello cinematografico dopo The Rider (2017) e Nomadland (2020), devo dire che della cino-americana non mi è dispiaciuto neppure Eternals (2021), unico prodotto fuori dal cinema indipendente che predilige. Hamnet deriva dal romanzo di Maggie O’ Farrell, che lo sceneggia insieme alla regista, ed è la storia della giovinezza di William Shakesperae, del suo matrimonio con Agnes Hataway, soprattutto della drammatica morte del figlio Hamnet, che lo spinge a scrivere la tragedia omonima. Si legge nel prologo informativo che in Inghilterra i nomi Hamnet e Hamlet erano considerati equivalenti. Hamnet ha vinto un premio oscar per la miglior attrice protagonista Jessie Buckley e ricevuto diverse candidature - tra questi miglior film e miglior regia - ma c’è imbarazzo della scelta perché si tratta di un lavoro mirabile e compiuto, sia a livello di sceneggiatura sia di tecnica. Si parte con uno stupendo piano sequenza che porta a scoprire la protagonista ai piedi di una gigantesca sequoia, per continuare in forma poetica seguendo le fasi dell’innamoramento tra William e Agnes, quindi passare al matrimonio e alla nascita dei figli, con il marito che lavora in teatro a Londra e torna a Stratford nel tempo libero. William non c’è mai nei momenti cruciali del matrimonio, non assiste al complesso parto gemellare, soprattutto è assente quando Hamnet - il figlio prediletto - muore di peste, evento tragico che rischia di far crollare il matrimonio. Agnes è affranta dal dolore, William metabolizza l’assenza cercando il figlio nella letteratura e creando il capolavoro della sua vita, inserendo la figura del padre fantasma, il duello che faceva per gioco con il figlio, un attore che ricorda le sembianze del ragazzo e i suoi stessi gesti, per esorcizzare gli spettri dolorosi che tormentano la sua mente. Bellissima la sequenza in cui William recita il monologo Essere o non essere sul Tamigi, incerto se andare avanti nella sua vita inutile o lasciarsi morire. Altrettanto intensa la parte teatrale alla quale Agnes assiste da spettatrice al dramma messo in scena, abbandonandosi a un sorriso liberatore, tenendo la mano che immagina del figlio, non solo quella dell’attore. Hamnet è scritto benissimo, dialoghi impostati in senso teatrale, ma se non ci fossero due attori bravi come Jessie Buckley (Agnes) e Paul Mescal (Wiliam) l’effetto drammatico non si raggiungerebbe. Buckley fornisce un’interpretazione straordinaria, intensa e partecipe, ben calata nel ruolo, tocca vertici supremi nel momento del parto gemellare e dopo la morte di Hamnet. Mescal è bravissimo nelle sequenze teatrali, recita sopra le righe, dando un’interpretazione convincente del ruolo di un padre artista, innamorato della famiglia, affranto dal dolore dopo una perdita importante. La regista, per conferire maggior credibilità alla pellicola, compone un cast di attori britannici, nei ruoli principali tutti irlandesi. Fotografia di Lukasz Zal dai toni color pastello, sia delle campagne inglesi sia di una Londra anticata a dovere, montaggio compassato della regista che collabora con Affonso Gonҫalves (125’ di cinema che non affaticano), scenografie suggestive (Crombie e Felton), colonna sonora suadente e sinfonica che accompagna i momenti salienti di un’opera drammatica (Richter). Le parti oniriche sono inserite con sapienza, conferiscono un tono fiabesco alla narrazione, che a tratti ricorda le storie di folletti, streghe del bosco e fantasmi dolenti raccontate dai vecchi davanti al focolare. Hamnet è storia d’amore e morte, dramma commovente e convincente che coinvolge lo spettatore durante la visione. Non perdetelo!
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A cura di Gordiano Lupi
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