Un sequel che ha fatto storcere il naso a molti
Ma che in fondo si fa apprezzare per essere divertente e di grande intrattenimento
Non aprite quella porta (Usa 2022)
Regia: David Blue Garcia. Soggetto: Fede Álvarez, Rodo Sayagues. Sceneggiatura: Chris Thomas Devlin. Fotografia: Ricardo Diaz. Montaggio: Christopher S. Capp. Musiche: Colin Stetson. Scenografia: Micael Perry. Costumi: Olga Meckikchieva. Produttori: Fede Álvarez, Rodo Sayagues, Kim Henkel, Ian Henkel, Pat Cassidy, Shintaro. Case di Produzione: Legendary Pictures, Bad Hombre, Exurbia Films. Distribuzione (Italia): Netflix. Genere: Orrore, Thriller. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, 2022. Lingua Originale: Inglese. Durata: 83’. Interpreti: Elsie Fisher (Lila), Sarah Yarkin (Melody), Mark Burnham (Leatherface), Jacob Latimore (Dante), Nell Hudson (Ruth), Olwen Fouéré (Sally Hardesty), Moe Dunford (Richter), Alice Krige (Virginia "Ginny" McCumber), Jessica Allain (Catherine), William Hope (sceriffo Hathaway), Sam Douglas (Herb).
I giovani imprenditori Dante e Melody hanno messo gli occhi su Harlow, un paesino fantasma sperduto nel deserto del Texas con l’intento di mettere all’asta gli edifici che hanno acquisito. Tuttavia una volta arrivati lì insieme a Lili (sorella di Melody), e Ruth (fidanzata di Dante) per incontrare gli acquirenti, scoprono che una casa è ancora abitata da un'anziana signora con il suo figlio deforme (nonché unico edificio non acquisito). Dante farà lo sbaglio di sfrattare l'anziana con l'inganno, facendole credere di non essere più la proprietaria della casa, causandole un infarto che la porterà alla morte a bordo del furgone dello sceriffo durante la corsa in ospedale. Da lì in poi le cose si complicano in quanto il figlio dell’anziana signora giunge ad Harlow per vendicarsi… così Faccia di Cuoio tornerà a brandire la sua motosega spargendo sangue tra gli edifici del paesino, ma c’è qualcuno anche sulle sue tracce… Sally Hardesty, ovvero l’unica sopravvissuta del massacro del 1974.
Altro giro, altro sequel. Dopo quelli del 1986 (Non aprite quella porta 2 di Tobe Hooper, nonché regista anche del capostipite del 1974) e del 2013 (Non aprite quella porta 3D di John Luessenhop) è David Blue Garcia a riportare nel 2022 sui nostri schermi le gesta di una delle icone horror per eccellenza, ovvero Faccia di Cuoio. Il film è ambientato 49 anni dopo i fatti del primo film del 1974 riproponendo qualche flashback originale del film di Hooper giusto per farci entrare nell’atmosfera tipica della saga. A mantenere tale atmosfera ci pensa l’ambientazione arida e polverosa tipica Texana, con strade deserte attraversate dai 4 protagonisti nel tragitto verso la loro destinazione. Ma prima di poter assaporare un po’ di sana violenza e veder riempito lo schermo dalla possente presenza di Faccia di Cuoio bisogna aspettare un bel pò. Scelta registica azzardata per un pubblico che da questo ennesimo capitolo della saga si aspetta di passare subito all'azione. Tuttavia, quando la tensione inizia a salire, non ci si mette molto a essere coinvolti in un fuggi fuggi accompagnato da colpi di martello e dal caratteristico rombo di motore della motosega con mutilazioni e fiumi di sangue ben realizzati. La sceneggiatura prevede molte note interessanti, tra cui il fatto di far passare Faccia di Cuoio in primis come vittima degli eventi e poi carnefice per la conseguenza dell'ingiustizia subita. Poi l'inserimento di Sally Hardesty (l'unica sopravvissuta del primo film) personaggio orfana dell'attrice originale Marilyn Burns (scomparsa nell'Agosto del 2014) qui interpretata egregiamente da Olwen Fouéré (Mandy, La Profezia del Male, The Watchers), che da 49 anni è sulle tracce dell'assassino. Il resto del cast, nonostante sia composto da attori con curriculum non proprio eccelso, svolgono molto bene i ruoli affidati entrando a dovere nei loro personaggi. Finale forse un po’ prevedibile ma che regala comunque momenti di pura frenesia.
Un sequel questo che sicuramente ha fatto storcere il naso a molti, ma che in fondo riesce nell'intento di farsi apprezzare per quello che è: divertente e di grande intrattenimento. Anche perché da saghe "tirate a lungo con il mattarello" ormai bisogna abbandonare l'idea e l'aspettativa di trovarsi di fronte a capolavori memorabili… e non dimenticate una delle regole più importanti di quando si guarda un film horror, ovvero attendere sempre la fine dei titoli di coda.
A cura di Marco Scognamiglio

