Analisi spietata di una civiltà
Una raffinata critica al tramonto delle utopie occidentali
Gli Alchemica tornano sulla scena musicale con il singolo Chiudi gli occhi, un’opera densa che scava nelle pieghe del ventesimo secolo per approdare ai giorni nostri con una riflessione amara sulla difficoltà di mantenere una percezione nitida della realtà. Il brano immerge l'ascoltatore in uno scenario desolato, dove le aspirazioni umane sembrano svanire nel nulla senza generare alcun impatto. Questa crisi d'identità collettiva viene rappresentata attraverso un cielo privo di riferimenti, specchio di una comunità che ha smarrito la capacità di sognare e progettare il futuro.
La composizione artistica propone una raffinata critica al tramonto delle utopie occidentali, utilizzando l'immagine di astri che si spengono e scie artificiali che solcano il firmamento. In questo vuoto esistenziale prende piede una narrazione mediatica pervasiva, capace di ammaliare la mente e neutralizzare lo spirito analitico, riducendo l'individuo a una condizione di passiva dipendenza. Il testo recupera frammenti di storia recente, citando la caduta di barriere fisiche che in passato avevano alimentato speranze di unità, per sottolineare come oggi quelle stesse divisioni si siano ripresentate sotto mentite spoglie, trasformando l'altro in una minaccia funzionale a nuove separazioni sociali.
Un interrogativo centrale attraversa la traccia, mettendo in discussione se l'attuale opulenza sia un'effettiva conquista o piuttosto una gabbia dorata che limita l'indipendenza personale. Il nucleo emotivo della canzone si focalizza su un'eco persistente che scuote la coscienza: un frastuono interiore legato a memorie storiche indelebili che, pur appartenendo al passato, continuano a vibrare come un monito per il presente. Tale risonanza genera una preoccupazione viscerale riguardo al possibile ritorno di un'oscurità intellettuale, dove la violenza e l'abiezione smettono di provocare sdegno per trasformarsi in consuetudine.
L'invito a serrare le palpebre contenuto nel titolo assume una valenza ironica e tragica al tempo stesso, descrivendo un tentativo di difesa che si risolve in una pericolosa cecità volontaria di fronte agli eventi. La componente visuale, affidata a un filmato monocromatico, accentua questa sensazione di incertezza temporale, mostrando rovine che potrebbero appartenere a qualsiasi epoca. In questa estetica del grigio, i confini tra ciò che è stato e ciò che stiamo vivendo si sfumano totalmente, impedendo allo spettatore di collocare con precisione gli orrori rappresentati. Realizzato con la supervisione tecnica di Andrea Rigonat e il contributo ritmico di Cosimo Distratis, il pezzo si sviluppa su un equilibrio precario tra nostalgia e necessità d'azione. Chiudi gli occhi si configura dunque come un'analisi spietata di una civiltà che, pur essendo consapevole dei propri errori passati, sembra preferire l'indifferenza mentre il battito della storia continua a pulsare ininterrotto.
LA BAND
Il collettivo musicale Alchemica ha mosso i suoi primi passi nel 2004, scaturendo dall'incontro di diversi artisti provenienti dal territorio del Friuli Venezia Giulia. La loro cifra stilistica si distingue per una profonda impronta narrativa tipica della canzone d'autore, che si sposa armoniosamente con un'energia prettamente rock, dando vita a composizioni in lingua madre caratterizzate da sonorità aperte a influenze globali.
Nel corso della loro carriera, il gruppo ha avuto l'opportunità di calcare in tre occasioni il prestigioso palcoscenico del Teatro Ariston, partecipando alle fasi conclusive del concorso San Remo Rock. Per quanto riguarda la produzione in studio, la band ha all'attivo tre lavori discografici e si prepara a lanciare la quarta fatica editoriale nel mese di giugno, la quale beneficerà del supporto distributivo di Universal Music Italia.
L'assetto attuale della formazione vede Gianpiero Augusti nel ruolo di cantante e chitarrista, affiancato da Marco Beltrame alla chitarra, Marco Bertoli alle tastiere, Daniele Deiuri alle percussioni, Sirio Ceschia al basso e Alice Soranzio al supporto vocale. Con un bagaglio di oltre cinquecento esibizioni dal vivo, gli Alchemica hanno maturato una solida esperienza on the road, passando dalle atmosfere raccolte dei circoli musicali fino ai grandi palchi nazionali.
La loro proposta sonora unisce il vigore del rock a una scrittura colta, dove la componente testuale ricopre un ruolo di primaria importanza per chi ascolta. Gli arrangiamenti sono concepiti per adattarsi perfettamente al contenuto di ogni brano, oscillando tra passaggi carichi di grinta e momenti più soffusi e raffinati. Assistere a una loro performance dal vivo significa intraprendere un itinerario emozionale tra le canzoni, che spaziano da temi leggeri a riflessioni esistenziali intense, mantenendo sempre un approccio originale e mai scontato.
A cura di Red Scorpion
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