L'attore e sceneggiatore aveva 83 anni
Figura straordinaria ed emblematica delle produzioni cinematografiche nostrane
Il mondo del grande schermo piange la scomparsa di una figura straordinaria ed emblematica delle produzioni cinematografiche nostrane, capace di lasciare un'impronta indelebile nell'immaginario collettivo. Luigi Montefiori, internazionalmente noto con lo pseudonimo di George Eastman, si è spento nella giornata odierna, lasciando un vuoto incolmabile in quel panorama artistico che lo ha visto spaziare con disinvoltura tra i generi più disparati, dalle atmosfere cupe e terrificanti alle polverose pellicole ambientate nelle frontiere dell'Ovest, fino a toccare vette drammatiche e autoriali. Nato a Genova, l'artista si è distinto fin dai suoi esordi per una fisicità monumentale, imponente, caratterizzata da un'altezza vertiginosa e da lineamenti espressivi estremamente marcati, elementi che lo rendevano perfetto per catalizzare l'attenzione del pubblico e dominare lo spazio scenico senza la necessità di proferire parola.
Il suo percorso formativo ha radici prestigiose, avendo frequentato le aule del Centro Sperimentale di Cinematografia sotto la guida di maestri del calibro di Nanni Loy, anche se il suo istinto e la sua urgenza artistica lo spinsero ben presto ad abbandonare la teoria accademica per gettarsi direttamente nella pratica dei set reali. La sua straordinaria presenza scenica non passò inosservata agli occhi dei più grandi registi dell'epoca; fu Federico Fellini a intuirne la formidabile potenza visiva, affidandogli un ruolo iconico e silenzioso come incarnazione del leggendario Minotauro all'interno di una memorabile opera di fine anni Sessanta, dimostrando come la sua semplice presenza corporea potesse tramutarsi in pura poesia visiva e mitologica. Da quel momento, la sua carriera ha vissuto una vera e propria fioritura, legando il suo nome ad autori visionari quali Mario Bava e Pupi Avati, ed elevandolo a colonna portante di pellicole che hanno fatto la storia del cinema popolare e underground.
In questo vasto percorso artistico, un capitolo assolutamente fondamentale e leggendario è stato scritto grazie al sodalizio viscerale con il regista Aristide Massaccesi, universalmente conosciuto come Joe D’Amato. Sotto la sua direzione, Montefiori è diventato il volto simbolo di un cinema horror estremo e spregiudicato, regalando agli appassionati del brivido interpretazioni entrate direttamente nel mito. La sua spaventosa imponenza ha dato vita a creature da incubo in pellicole di culto assoluto che hanno sconvolto e affascinato le platee internazionali, come il brutale e antropofago mostro che si aggira tra le isole greche (Antropophagus, 1980), l'inarrestabile killer assetato di vendetta in un brutale bagno di sangue urbano (Rosso sangue, 1981), o le inquietanti derive orrorifiche e carnali vissute tra le nebbie di un'isola maledetta popolata da spettri redivivi (Le notti erotiche dei morti viventi, 1980). Queste opere non solo hanno ridefinito i confini del genere horror italiano, ma hanno consacrato l'attore come una vera e propria icona insostituibile per generazioni di cinefili.
Non si è trattato però soltanto di un interprete legato alla propria straordinaria fisionomia; Montefiori possedeva un eclettismo raro che lo ha portato a muoversi dietro le quinte con altrettanto successo, dimostrando notevoli doti come autore di trame e sceneggiatore, collaborando spesso alla scrittura degli stessi lungometraggi che lo vedevano protagonista. Ha saputo firmare racconti intensi, lavorando a testi per produzioni televisive e seriali di grande richiamo negli anni successivi, dando prova di una sensibilità intellettuale e di una versatilità di scrittura capaci di bilanciare la sua ruvida immagine pubblica. Nella sua vita privata, lontana dai riflettori della cinepresa, coltivava legami affettivi profondi ed era padre di tre figli, oltre a nutrire un profondo trasporto per discipline sportive intense e vigorose come il rugby, un'attività che rifletteva perfettamente la sua attitudine schietta, priva di orpelli e legata alla sostanza. Con la sua dipartita svanisce un testimone d'eccezione di un'era irripetibile dell'industria audiovisiva italiana, un periodo in cui la creatività sopperiva alla scarsità di mezzi materiali, ma il suo volto e le sue memorabili interpretazioni continueranno a risplendere immutate nella memoria degli appassionati, proiettate idealmente all'infinito nel buio delle sale.

