Una mostruosità cinematografica
Che ti trascina per i capelli fino all'ultimo atto
The Horde (Francia 2009)
Regia: Yannick Dahan, Benjamin Rocher. Soggetto e Sceneggiatura: Arnaud Bordas, Yannick Dahan, Stéphane Moïssakis, Benjamin Rocher, Nicolas Peufaillit (consulente al copione). Produzione: Raphaël Rocher. Fotografia: Julien Meurice. Montaggio: Dimitri Amar. Musiche: Christopher Lennertz, Stéphane Moïssakis, Benjamin Rocher. Scenografia: Jérémie Streliski. Costumi: Priscillia Van Sprengel. Casa di Produzione: Capture (The Flag) Films, Le Pacte, Coficup, Un Fonds Backups Films, Canal+, CinéCinéma. Distribuzione: Fandango. Paese di Produzione: Francia. Anno: 2010. Lingua: francese, ceco. Durata: 90’. Genere: Orrore. Interpreti: Claude Perron (Aurore), Jean-Pierre Martins (Ouessem), Eriq Ebouaney (Adewale Markudi), Aurélien Recoing (Jimenez), Doudou Masta (Bola Markudi), Antoine Oppenheim (Tony), Jo Prestia (Greco), Yves Pignot (René), Adam Pengsawang (il ceco), Sébastien Peres (Séb), Laurent Demianoff (Kim).
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The Horde non è uno di quei film horror che ti accompagnano gentilmente dentro l’incubo. Ti prende per il collo, ti scaraventa dentro un palazzo marcio di violenza e chiude la porta dietro di te. Fine delle presentazioni.
Diretto da Yannick Dahan e Benjamin Rocher, il film mescola poliziesco urbano e zombie movie con una brutalità quasi animalesca. Tutto inizia con un gruppo di poliziotti che vuole vendicare un collega ucciso da una banda criminale. Quella che dovrebbe essere una semplice irruzione si trasforma però in qualcosa di molto peggiore: un’apocalisse di morti viventi che invade il palazzo, costringendo nemici mortali a collaborare per sopravvivere.
La forza di The Horde sta soprattutto nella sua atmosfera sporca e claustrofobica. Il condominio in cui si svolge gran parte della vicenda sembra un girone infernale verticale: corridoi soffocanti, stanze divorate dall’oscurità, scale che paiono non portare mai verso una vera salvezza. Non c’è eroismo pulito qui dentro. Solo sudore, rabbia e disperazione.
Ed è proprio qui che il film colpisce più duro: come si comporterebbe una persona normale in una situazione del genere? Probabilmente esattamente come accade in The Horde. L’urgenza di fuggire, la rabbia della vendetta, la paura di morire regnano sovrane in un troiaio di carne e sangue dove la lealtà ormai vale meno di un piscio di cane. E maledetta la donna che ha trascinato i suoi compagni dentro tanta morte.
Gli zombie del film non sono figure lente e malinconiche alla Romero. Sono furiosi, rapidi, aggressivi. Mordono, cadono, muoiono… e dopo qualche ora si rialzano. Ma quando lo fanno diventano qualcosa di mostruoso, di inaudito, una brutalità che non appartiene più né al mondo umano né a quello animale.
Il film si muove a una velocità estrema. Non lascia tregua. Ogni piano del palazzo sembra divorato da un caos crescente, mentre i personaggi si consumano tra odio, panico e istinto di sopravvivenza. In un certo senso, gli zombie diventano quasi lo sfondo di una guerra umana già marcia in partenza.
Visivamente il film mantiene un’identità fortissima: luci fredde, cemento, sangue, ombre e un gusto tipicamente francese per il nichilismo. Non cerca mai di essere elegante o rassicurante. Vuole essere sporco, aggressivo e pessimista. E ci riesce benissimo.
The Horde è una mostruosità cinematografica che ti trascina per i capelli fino all’ultimo atto, quello disperato della cantina. Ma se volete sapere come finisce… recuperate il film e godetevelo fino alla fine.

