Scosse elettriche e sogni infranti
Quando il rock diventa un generatore di emergenza per l'anima
PIANO 9 - Elettrodi per cuori spenti
Full-length, Be NEXT Music, Universal (2026)
Il quintetto romano ritorna con Elettrodi per cuori spenti, un manifesto sonoro tra distorsioni grunge, ossessioni cinematografiche e spietata critica sociale nel collasso del mondo moderno.
Nel panorama dell’alternative rock nostrano, poche realtà riescono a incanalare il tormento quotidiano con la stessa urgenza viscerale dei PIANO 9. Attivi fin dal 2011 e battezzati con un ironico omaggio al cinema di serie B firmato Ed Wood, i cinque musicisti romani sono tornati sulle scene in questo 2026 con un'opera densa, torbida e straordinariamente matura: Elettrodi per cuori spenti.
Se il loro debutto discografico nel 2019 con Overbooking rappresentava un grido solitario contro il conformismo imperante, questa nuova fatica, nata sotto l’ala produttiva di Valerio Fisik dopo un profondo rimpasto della formazione avvenuto nel 2025, si configura come un vero e testardo manifesto di resistenza emotiva. Le trame sonore plasmate da Fisik riescono a far convivere distorsioni corrosive, atmosfere fumose e squarci melodici di rara bellezza, trascinando chi ascolta in un labirinto di suggestioni cinematiche e intimo disagio.
Il filo conduttore di questi otto capitoli è una scarica di corrente alternata applicata direttamente su sentimenti anestetizzati. La metafora che dà il titolo al disco descrive l'urto improvviso necessario a riattivare un motore vitale bloccato, come un generatore di emergenza che tenta di ridare vita a un macchinario arrugginito. Tuttavia, la ripartenza non promette salvezza: a volte la scossa genera solo una lucida percezione della propria sofferenza, altre volte scatena una reazione rabbiosa o una fuga disperata. I PIANO 9 dipingono questo scenario oscillando costantemente tra la violenza sonora del grunge anni Novanta e morbide fluttuazioni psichedeliche, traducendo in musica la frustrazione verso un'umanità che sembra correre con entusiasmo verso la propria autodistruzione.
Il viaggio si apre con la densità emotiva di BSD, un brano che si nutre delle atmosfere gotiche e decadenti della trasposizione cinematografica di Coppola piuttosto che della classica letteratura ottocentesca. Qui, il tormento di un legame dannato e impossibile diventa il pretesto per una dura critica sociale contro le ipocrisie dei benpensanti, pronti ad additare come mostruoso tutto ciò che sfugge alla loro banale normalità. Senza sosta, la scaletta scivola poi nell'apatia colta di Oblomov, liberamente ispirato al celebre romanzo di Gončarov. La band traduce l'inerzia cosciente del protagonista in un boicottaggio attivo contro l'isterismo della produttività moderna; non si tratta di semplice pigrizia, ma di un rifiuto politico e doloroso di piegarsi alle scadenze soffocanti di una società burocratizzata.
La tensione sale con Tossicomania, un pezzo che incarna perfettamente l’anima bipolare del disco. L’apertura onirica e sospesa funge da ingannevole anticamera prima che il pezzo esploda in una tempesta alternative rock devastante, perfetta rappresentazione di quelle dipendenze affettive o materiali che ci tengono immobilizzati anche quando la via d'uscita è chiaramente visibile davanti a noi. A questa paralisi risponde il lirismo di Anarcolettica, una vera e propria ribellione del sonno. Il brano oscilla tra il fango del mondo reale e la purezza di una dimensione immaginifica, offrendo un rifugio privo di regole a chiunque veda i propri sogni sistematicamente tarpati dalla brutalità quotidiana.
La seconda metà dell'opera si fa ancora più cruda e politica, a partire da Canile, dove la rabbia si trasforma in un urlo di denuncia contro il sistema carcerario. Attraverso un parallelismo spietato con lo smarrimento degli animali randagi, la band fotografa la privazione della dignità umana all'interno di istituzioni che non cercano la riabilitazione, ma si limitano a punire e dimenticare gli ultimi della fila. Subito dopo, la cinepresa si sposta all'interno della mente con Interno noia, un brano che nel titolo gioca con il gergo delle sceneggiature per mettere in scena un'autoanalisi spietata. Tra dinamiche sonore cangianti che salgono e scendono come onde di nebbia, la traccia invita a scavare sotto la coltre dell'apatia alla ricerca di quella scintilla primordiale in grado di riavviare l'esistenza.
Il finale dell'album è riservato a due veri e propri pugni nello stomaco. M, esplicito tributo al cinema espressionista di Fritz Lang, esplora la mente scissa del mostro metropolitano. Le oscillazioni sonore alternano armonie quasi cullanti a esplosioni abrasive, ricalcando perfettamente il dissidio interiore di un uomo dall'apparenza mite dominato da impulsi terrificanti. Il sipario cala infine sulle note taglienti di Cinghie, trasposizione in musica del dramma storico di George Stinney Jr., il quattordicenne afroamericano ingiustamente giustiziato sulla sedia elettrica negli anni Quaranta. Attraverso chitarre affilate e grida disperate, i PIANO 9 firmano un brano di rara potenza espressiva che costringe l'ascoltatore a guardare in faccia i fantasmi del razzismo sistemico e gli ingranaggi di un potere che si nutre dei più indifesi.
Elettrodi per cuori spenti si conferma così un disco necessario, ruvido e senza sconti, capace di curare l'indifferenza con la forza primordiale del rock.
Tracklist
- BSD
- Oblomov
- Tossicomania
- Anarcolettica
- Canile
- Interno noia
- M
- Cinghie
Autori
A cura di Red Scorpion
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