Leggero, affettuoso, delicato
Con personaggi carini che si comportano in modo divertente
Gals Can’t Be Kind to Otaku!? (2026)
Regia: Shin Mita
Sceneggiatura: Kazuhiko Inukai
Musiche: Ko Sato
Produzione: TMS Entertainment
Abbreviato in OtaGal, perché anche i giapponesi si sono rotti le scatole dei titoli giapponesi, si tratta di una commedia romantica di dodici episodi.
Seo è un otaku, ovvero uno di quei ragazzi fissati con la cultura pop (perlopiù gli anime) e il relativo merchandize. Unito a una sua timidezza congenita, questo lo rende non popolare. Nessuno lo disprezza, ma nessuno lo considera nemmeno. Casualmente, le due ragazze più attraenti della scuola sono in classe con lui, ma non lo calcolano nemmeno loro. Il fato vuole però che una di queste, Ichiji, sia seduta proprio davanti a lui e sia estremamente socievole. Legando lei con il ragazzo, trascina nel dialogo la sua amica Amane (l’altra ragazza popolare). Amane ha poi un segreto, ovvero che anche se è considerata una specie di stella, è anche lei una otaku. Così i tre legano tantissimo, diventano migliori amici e vissero per sempre felici e contenti.
Come notate, non c’è un vero e proprio script o un finale con un colpo di scena. Questo anime è uno slice of life. Giornate tipo, dove i personaggi vivono eventi quotidiani, ma sono molto simpatici da guardare. La cosa che mi ha attratto, non ci giro intorno, è l’identificarmi facilmente col protagonista. Non è che io fossi solo, ma è vero che ero un otaku e che ero timido. Le belle ragazze, poi, aiutano sempre nell’equazione delle visualizzazioni. C’è da dire che anche se non lo fossero state, ma fossero state “normali” (nel senso, non le dive della scuola), l’anime avrebbe funzionato benissimo lo stesso. I personaggi sono tutti e tre simpatici e “coccoli”. Non conosco un termine che esprima meglio il fatto che qualcuno sia tenero, gentile, ti fa voglia di abbracciarlo: come i cuccioli di cane. L’andamento narrativo si snoda su un vago tira e molla (qualcuno si innamora? Qualcuno si dichiara? Qualcuno dovrà scegliere?) e molti momenti dove il protagonista si fa problemi perché è uno sfigato e teme che perderà le sue migliori amiche. Sembra tutto molto banale, ma visivamente rende un sacco. Inoltre, questo tipo di anime di solito sono harem enormi pieni di scene scollacciate, ma non questo. OtaGal ha due eroine che, sì, sono innamorate del protagonista, ma rimangono due. Non ci sono mai momenti di tensione erotica, ma soprattutto, nonostante siano molto carine, non c’è fan service. Niente scorci di gonna dal basso, niente momenti dove “Oh, no! Mi si vedono le tette” (poi censurate) e a lui schizza sangue fuori dal naso. Niente dell’umorismo becero tipico, insomma. I vestiti non aderiscono come seconde pelli, rimane tutto vicino al realistico e orientato sull’affettuosità.
Ne sono rimasto incredibilmente colpito. In negativo, ma non dall’anime, quanto piuttosto da cosa sono stato abituato a vedere. Ricordo una scena precisa di una ragazza chinata e del ragazzo che, in effetti, la vede nella posizione ambigua e arrossisce. Fine. Il mio cervello ha detto che qualcosa non andava e non capivo cosa. Ho fermato per capire. Il fatto era che la gonna cadeva normalmente, non aderiva tra le natiche mostrando esattamente la forma sottostante né si sollevava mostrando l’intimo. Lui reagiva, sì, come reagirebbe qualcuno che vede una ragazza che gli piace in una posa vagamente equivoca, ma senza esagerare. Vorrei dire che sono io che guardo solo prodotti scadenti e questa è l’eccezione, ma anche in anime molto popolari le cose vanno invece nel modo più sessualizzato possibile. Bravo OtaGal che ci insegni la pudicizia.
L’animazione è estremamente semplice. Non si grida al miracolo, non c’è niente di particolare. Ammetto che di solito gli anime di questo tipo hanno un dettaglio elevatissimo, ma questo no. Forse aveva poco budget iniziale, forse è una scelta stilistica. I personaggi sono carini, ma certe volte sono anche un po’ piatti e le facce stesse talvolta hanno qualcosa che non va (credo sia la dimensione/forma degli occhi, ma non l’ho mai capito per bene). Non che sia brutto, ma direi che è al massimo da sette.
C’è una colonna sonora? Suppongo. Le stesse sigle sono dimenticabili.
Rileggendo, sembra ne parli male; ma io in realtà OtaGal l’ho adorato. É leggero, affettuoso, delicato, con personaggi carini che si comportano in modo divertente. Lo consiglio come serie relax, anche per vedere qualcosa di un minimo diverso dal solito.
A cura di Marco Molendi
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