Kenòs degli Azrath-11

Un viaggio nell'ignoto che lascia cicatrici

La band firma probabilmente il capitolo più ambizioso della loro carriera

AZRATH-11 - Kenòs
Full-length, Northern Darkness Records (2026)


C'è un momento in cui il Death Metal smette di essere semplice violenza e diventa una vera esperienza sensoriale. Kenòs nasce esattamente lì.
Gli Azrath-11 non hanno mai giocato secondo le regole. Da quasi vent'anni scavano un tunnel tutto loro nelle profondità del metal estremo, alimentando la propria musica con Lovecraft, occultismo, magia cerimoniale e filosofia ermetica senza mai cadere nel teatrino da cartolina che spesso accompagna queste tematiche. Qui non c'è folklore. C'è abisso. Kenòs è il disco che trasforma definitivamente la loro visione in qualcosa di tangibile.

L'album colpisce come una messa nera celebrata a velocità supersonica. Blast beat assassini, riff che sembrano aprire crepe nella realtà e una voce che non urla: evoca. Ogni brano sembra il capitolo di un rituale proibito, costruito con una precisione quasi chirurgica ma capace di conservare quella sensazione di caos cosmico che rende tutto imprevedibile.
La forza degli Azrath-11 è che non cercano mai la brutalità fine a sé stessa. Ogni esplosione sonora serve a costruire tensione. Ogni rallentamento diventa un respiro prima della successiva detonazione. Death Metal e Black Metal si fondono fino a perdere i rispettivi confini, dando vita a un'entità nuova, oscura e profondamente personale.
Asmodevs D.D. continua a dimostrarsi il motore assoluto della macchina. Il lavoro sulle chitarre è feroce ma incredibilmente raffinato, mentre la batteria alterna devastazione e controllo con una naturalezza impressionante. Sopra tutto aleggia una produzione massiccia, nitida quanto basta per lasciare emergere ogni dettaglio senza sterilizzare l'impatto.

Quello che impressiona maggiormente è l'atmosfera. Kenòs non offre canzoni: spalanca portali. L'ascoltatore viene inghiottito in un universo fatto di geometrie impossibili, vuoti cosmici e orrori indicibili, dove ogni riff sembra risuonare all'interno di una cattedrale costruita nel cuore del nulla. Non è un disco immediato, e meno male. Richiede attenzione, pretende dedizione e rifiuta qualsiasi forma di consumo veloce. Ma è proprio questa sua natura ostinata a renderlo così affascinante. Ad ogni ascolto emergono nuovi dettagli, nuove connessioni, nuovi incubi.

Con Kenòs, gli Azrath-11 firmano probabilmente il capitolo più ambizioso della loro carriera e dimostrano che l'underground italiano ha ancora molto da dire quando talento, cultura musicale e visione artistica marciano nella stessa direzione. Non stanno rincorrendo la scena. Stanno costruendo un culto. Oscuro, feroce e incredibilmente evocativo. Un viaggio nell'ignoto che lascia cicatrici.


Tracklist:
  1. Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm
  2. Hamarteia
  3. Theoktonia
  4. Imposing My Will (Orchestral version)
  5. Kenòs

Line-up:
  • Antheres A.E. - Guitars, Vocals
  • Asmodevs D.D. - Drums, Keyboards
  • Dioskouroi D.F. - Bass, Vocals
  • Enlil A.N. - Guitars (lead), Vocals

A cura di Knife



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