L'oscuro enigma di Morro do Vintém

Un mistero irrisolto dal 1966

Tra radiazioni, rituali esoterici e avvistamenti nel cielo

Chilometri di vegetazione fitta, il cielo plumbeo del Brasile degli anni Sessanta e un aquilone che fluttua nell'aria. Comincia così, con il candore di un pomeriggio di gioco interrotto, uno dei drammi più impenetrabili e surreali della cronaca nera mondiale. È il 20 agosto 1966 quando un adolescente, arrampicatosi sulle pendici del Morro do Vintém, un'altura isolata nei pressi di Niterói, si ritrova davanti a una scena che ridefinirà il concetto stesso di enigma.


Adagiati sul terreno, parzialmente occultati dalle sterpaglie, ci sono due individui. Non indossano abiti da escursione, bensì eleganti completi da cerimonia e sopra di essi pesanti impermeabili scuri. Ma il dettaglio che gela il sangue del giovane, e che spingerà gli investigatori in un vicolo cieco lungo decenni, si trova sui loro volti. Gli occhi dei due sono completamente coperti da piastre metalliche artigianali, sagomate a mano in piombo, prive di stanghette e fissate alla testa con fili di ferro rudimentali.
Nessun segno di colluttazione. Nessuna ferita apparente. Solo due corpi composti, quasi in attesa, intrappolati in un sonno eterno sotto visiere di metallo schermante.

Manoel Pereira da Cruz e Miguel José Viana.

Gli enigmi nel taschino: il protocollo dell'assurdo
L'identificazione delle vittime svela un primo paradosso: non si tratta di emarginati o di membri noti di sette esoteriche radicali, ma di due rispettabili periti elettronici, esperti in radiotrasmissioni, provenienti da una cittadina a circa duecento chilometri di distanza. Manoel Pereira da Cruz e Miguel José Viana erano partiti da casa dichiarando di dover acquistare materiale tecnico e un'auto usata. Con sé avevano una somma di denaro cospicua per l'epoca, equivalente a diversi anni di stipendio.
Quando le forze dell'ordine perquisiscono la scena del ritrovamento, il mistero si infittisce di più. Accanto ai resti, infatti, vengono rinvenuti un contenitore per l'acqua vuoto, due asciugamani umidi e, soprattutto, un taccuino con un blocco di istruzioni scritte a mano, agghiacciante nella sua precisione cronometrica:

16:30 trovarsi nel luogo stabilito.
18:30 mandare giù le compresse. Una volta riscontrato l'effetto, schermare i metalli e attendere il segnale visiera.

Questo taccuino solleva diverse domande. Chi aveva stabilito quel cronoprogramma? Quale "effetto" stavano aspettando? Ma, soprattutto, qual era la natura del segnale che avrebbe dovuto attivare l'uso di quelle rudimentali barriere di piombo?

Gli ultimi passi di una traiettoria inspiegabile
Gli investigatori riescono a ricostruire le ultime ore dei due tecnici, dipingendo il ritratto di un'attesa logorante. Il 17 agosto i due arrivano a Niterói. Il cielo minaccia pioggia, il che giustifica l'acquisto improvvisato dei soprabiti impermeabili. Poco dopo, si fermano in un locale per comprare della semplice acqua minerale.
La testimone che li serve ricorderà vividamente un dettaglio: uno dei due appariva estremamente tormentato, in preda a una forte ansia, e consultava ossessivamente l'orologio da polso. Erano chiaramente schiavi di una scadenza improrogabile. Da quel locale, a bordo di un mezzo fuoristrada guidato da soggetti rimasti ignoti, i due si fanno portare ai piedi dell'altura, cominciando la loro scalata verso il punto di non ritorno.
Quando vengono ritrovati, l’imgente somma di denaro che avevano con sé è quasi interamente svanita. Nelle loro tasche restano solo pochi spiccioli. Eppure, l'ipotesi di una rapina finita nel sangue rimane ambigua: se l'obiettivo fosse stato solo il denaro, perché architettare una messinscena così complessa, costringendo le vittime a indossare maschere di piombo fatte in casa e a seguire un protocollo tanto bizzarro?

Gli investigatori dell'epoca durante i rilievi sul Morro do Vintém.

Le barriere della scienza e il fallimento medico
La medicina legale avrebbe potuto risolvere l'enigma delle "compresse" menzionate nel taccuino, ma la burocrazia e il caos dell'obitorio dell'epoca congelano l'indagine. L'ispezione cadaverica viene posticipata di settimane: quando i medici aprono i corpi, i tessuti interni sono ormai troppo deteriorati per permettere esami tossicologici affidabili per sostanze volatili o veleni complessi. Anni dopo, una riesumazione escluderà i veleni metallici più comuni come l'arsenico o il mercurio, ma la vera causa chimica o biologica del decesso rimarrà per sempre un segreto sepolto nella terra.
A complicare il quadro clinico subentra un altro elemento inquietante: la vegetazione sottostante i due corpi appare recisa di netto con una lama, disposta quasi a formare un giaciglio rituale. Eppure, nel perimetro del ritrovamento, non viene rinvenuto alcun coltello o attrezzo da taglio.

Oltre il velo: radiazioni, occultismo e bagliori nel cielo
Il mondo dei misteri si è letteralmente diviso nel tentativo di dare un senso a Morro do Vintém. La formazione professionale dei due uomini - esperti di onde radio e circuiti - suggerisce ad alcuni un esperimento scientifico estremo e clandestino. Il piombo è storicamente lo schermo d'elezione contro le radiazioni ionizzanti o i flussi elettromagnetici ad alta intensità. I due stavano forse cercando di intercettare o manipolare una fonte di energia sconosciuta, sottovalutandone la letalità?
La pista più battuta dai ricercatori dell'insolito devia però verso il sincretismo esoterico, molto in voga nel Brasile degli anni Sessanta. Emergerà infatti che i due tecnici frequentavano un circolo autodefinitosi di "spiritualismo scientifico". I membri di questi gruppi tentavano spesso di squarciare il velo tra le dimensioni o di stabilire contatti con intelligenze extraterrestri combinando l'uso di trasmittenti radio, rituali e l'ingestione di sostanze psicotrope per amplificare le facoltà cerebrali.
In quest'ottica, le maschere di piombo dovevano servire a proteggere le retine da un "bagliore cosmico" o divino, una luce accecante che avrebbe accompagnato la manifestazione delle entità. Una teoria che trova un riscontro da brividi nelle deposizioni di alcuni residenti della zona: la notte del 17 agosto, diverse persone notarono un singolare fenomeno luminoso di colore arancione e blu fluttuare sopra la cima della collina, esattamente sopra il punto in cui i due tecnici stavano consumando il loro tragico destino.

Un finale senza risposta
Che si sia trattato di una truffa letale ordita da sciacalli che hanno sfruttato l'ingenuità dei due radiotecnici, di un suicidio rituale collettivo finito in tragedia a causa di un dosaggio errato di droghe sperimentali, o di un autentico, terrificante incontro ravvicinato con l'ignoto, il caso delle maschere di piombo rimane una ferita aperta nella storia della criminologia.

Sulla collina di Vintém il vento continua a soffiare tra l'erba alta, ma il segnale atteso da Manoel e Miguel non è mai arrivato. O forse, è arrivato fin troppo presto.

A cura di Franco Pillitteri


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