Horror solido, viscerale e ben diretto
Un film che mantiene le promesse della grande suspense
Ben - Rabbia animale (Usa, Regno Unito, Canada, Australia 2025)
Regia: Johannes Roberts. Soggetto e Sceneggiatura: Johannes Roberts, Ernest Riera. Fotografia: Stephen Murphy. Montaggio: Pietro Gvozdas. Musiche: Adrian Johnston. Scenografia: Simon Bowles. Costumi: Verity Hawkes. Produzione: Walter Hamada, John Hodges, Bradley Pilz, Patrícia Lino. Produttore esecutivo: Pete Chiappetta, Vicki Dee Rock, Andrew Lary, Johannes Roberts, Nathan Samdahl, Anthony Tittanegro. Casa di produzione: Media Rights Capital, Paramount Pictures, Domain Entertainment, 18Hz productions, The South Australian Film Corporation. Distribuzione in italiano: Eagle Pictures. Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Canada, Australia. Anno: 2025. Durata: 89'. Titolo Originale: Primate. Genere: Orrore. Interpreti: Johnny Sequoyah (Lucy Pinborough), Jessica Alexander (Hannah), Troy Kotsur (Adam Pinborough), Gia Hunter (Erin Pinborough), Victoria Wyant (Kate), Benjamin Cheng (Nick), Charlie Mann (Drew), Tienne Simon (Brad), Miguel Torres Umba (Ben), Kae Alexander (Yoko), Amina Abdi (Susan), Albert Magashi (Matt), Rob Delaney (dott. Doug Lambert).
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Presentato come evento speciale d'apertura al Fantafestival 2025, Ben - Rabbia animale (distribuito internazionalmente come Primate) segna il ritorno dietro la macchina da presa di Johannes Roberts, già noto agli appassionati del genere per aver diretto i fortunati survival thriller acquatici 47 metri e 47 metri - Uncaged. Con questo nuovo progetto, il regista britannico sceglie di recuperare una figura da sempre affascinante e inquietante all'interno del cinema dell'orrore, ma finora poco sfruttata rispetto ad altri predatori: la scimmia killer. Il film si presenta fin dai primi minuti come un'opera tesa e priva di fronzoli, capace di costruire un'atmosfera soffocante puntando tutto su una paura radicata nel nostro quotidiano.
La trama si sviluppa attorno a una premessa apparentemente semplice ma di forte impatto. Ben è uno scimpanzé cresciuto tra le mura domestiche insieme a una famiglia che lo ha accudito fin da piccolo, trattandolo a tutti gli effetti come un membro del nucleo anziché come una fiera selvatica. Questa apparente tranquillità si spezza improvvisamente quando l'animale, a causa del morso di una mangusta infetta, contrae una forma devastante di rabbia. Il virus intacca rapidamente il sistema nervoso dell’animale, cancellando ogni traccia di addestramento o docilità e lasciando spazio a una furia del tutto incontrollabile. La dimora di famiglia, da luogo sicuro e protetto, si trasforma nel giro di poche ore in una trappola mortale dove i padroni rimangono tagliati fuori dal mondo esterno, costretti a lottare con ogni mezzo per non diventare le prossime vittime del loro stesso compagno.
In questo incubo domestico, il regista compie un'interessante inversione concettuale rispetto ai suoi lavori precedenti. Se nei capitoli di 47 metri l'elemento acquatico rappresentava una prigione e la fonte stessa del pericolo, qui la dinamica si ribalta completamente: l'acqua cessa di essere una minaccia e diventa l'unica reale ancora di salvezza. Gran parte della strategia di sopravvivenza dei protagonisti si concentra infatti attorno alla piscina della casa. Sapendo che lo scimpanzé non è in grado di nuotare, i sopravvissuti cercano rifugio rimanendo a mollo nell'acqua, trasformando la vasca in una sorta di zona di protezione contro gli assalti dell’animale infetto.
Ciò che rende la pellicola davvero efficace è proprio il ribaltamento del fattore emotivo: il terrore non deriva da una minaccia estranea, ma da qualcuno a cui si voleva bene. Da questo punto di vista, il legame con l'eredità di Cujo appare fortissimo e centrale all'interno della struttura del film. Proprio come nella famosa storia del San Bernardo rabbioso nata dalla penna di Stephen King, la vera angoscia nasce dal contrasto traumatico tra l'affetto passato e la brutalità del presente. I personaggi non si trovano solo a combattere per la propria vita, ma devono fare i conti con lo shock psicologico di vedere un membro della propria casa mutare in un predatore letale. Oltre a Cujo, il film riprende i temi chiave di altre pellicole cult che hanno esplorato il pericoloso confine tra uomo e primati, richiamando alla memoria titoli come Link o Monkey Shines - Esperimento nel terrore.
Dal punto di vista tecnico e visivo, Johannes Roberts punta su un approccio estremamente concreto e materico. Invece di fare un uso massiccio della computer grafica per ricreare la creatura, la produzione ha scelto di affidarsi all'impiego di effetti pratici e trucco protesico tradizionale. Questa scelta paga moltissimo in termini di resa sullo schermo: le sequenze d'attacco si rivelano crude, fisiche e dolorose, conferendo alla belva un peso e una presenza reale che aumentano il senso di pericolo imminente. A valorizzare ulteriormente questo impianto scenico intervengono anche le ottime musiche di Adrian Johnston. La colonna sonora firma un lavoro d'accompagnamento impeccabile, alternando sonorità umane e strazianti a tappeti sonori incalzanti che contribuiscono a esaltare ancora di più la suspense e ad amplificare il senso di ansia e minaccia incombente.
Il ritmo della narrazione rimane alto per quasi tutta la durata del film. La storia si muove lungo i binari di una classica avventura di sopravvivenza che fonde insieme gli elementi del cinema con belve feroci e la tensione tipica dei film slasher. Il regista evita di perdersi in spiegazioni pseudo-scientifiche troppo complesse, preferendo concentrare tutta l'attenzione sulle dinamiche di fuga e di difesa all'interno dello spazio chiuso della casa.
Segnalando infine l’ottima interpretazione di Troy Kotsur nei panni di un padre sordomuto, Ben - Rabbia animale si dimostra un horror solido, viscerale e ben diretto. Senza concedersi pause o momenti di tregua, il film mantiene le promesse della grande suspense, ricordando allo spettatore quanto possa diventare terrificante il mondo naturale quando la barriera della familiarità crolla di colpo di fronte all'istinto primordiale.
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A cura di Tiziano Greco.
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