Emanavano un odore mortifero
Mi irrigidii, per un brivido ghiacciato lungo la schiena
Per la mia famiglia, estate significava tre settimane di vacanza al lago. Ogni anno i miei genitori affittavano sempre la stessa casetta in legno odorosa di muffa e alghe, a breve distanza dal molo e dal bungalow dei Kilkanney.
Non che i miei andassero particolarmente d’accordo con il signore e la signora Kilkanney; ma quella prossimità si era trasformata, nel tempo, in un comodo sodalizio, scaturito dalla comune necessità di tenere sotto controllo dei ragazzini senza nulla da fare. I quattro organizzavano spesso dei barbecue, per tenersi impegnati la sera; e per noi ragazzi erano un vero spasso. La carne era sempre bruciacchiata e stopposa, ma ci deliziavamo con altro. La signora Kilkanney aveva un certo vizietto, quello di attaccarsi alla bottiglia; e alla fine della serata non era poi tanto improbabile veder scivolare uno dei suoi seni perfetti fuori dalla canottiera, o l’ombra delle mutandine lilla sbucare da sotto la gonna stropicciata. Io, mio fratello Rex e Billy Newman, un ragazzino a cui i Kilkanney badavano per le vacanze, guardavamo quelle scene a bocca aperta. Le fulgide parentesi di consapevolezza erotica si concludevano in pochi secondi, con il signor Kilkanney impegnato a trascinare per i capelli la moglie fin dentro il bungalow. Mentre la portava via, lui urlava tanto forte da far sobbalzare perfino mio padre; e intanto le ragazze Kilkanney, Laura e Kathy, correvano lontano da quelle esplosioni, fermandosi dietro il tronco dell’olmo affacciato sul lago. Io e i ragazzi, dal porticato della casetta, vedevamo le loro testoline bionde quasi luminose nella notte. Allora, pensavamo che si nascondessero solo dal peso della vergogna.
Nell’estate del 1994 avevo quindici anni. Non vedevo l’ora di raggiungere quella casetta ammuffita; non per la vacanza, ma per Kathy Kilkanney. L’anno prima c’eravamo baciati; e tastando da sopra la maglietta avevo intuito la forma soda del suo seno, identica a quella - magnifica - della madre. Sapevo, o per meglio dire speravo, che in quell’estate le cose sarebbero andate diversamente, e più in profondità. Kathy non era certo una ragazza di cui innamorarsi: la sua situazione familiare, triste e ridicola insieme, rendeva la sua figura patetica. Lei stessa non avrebbe mai potuto innamorarsi della mia barba a riccioli e della mia voce stridula; ma in quelle estati noiose non c’era nient’altro da fare, e spingerci un po’ più in là era l’unica soluzione al tedio. Per questo, appena arrivammo, andai a bussare alla porta del bungalow dei Kilkanney. Volevo vederla subito, e portarla a fare una passeggiata nel bosco lungo il lago, ma non mi rispose nessuno. Aggirai il bungalow scavalcando la bassa siepe che lo cingeva tutt’attorno, per dare un’occhiata sul retro. La vecchia berlina verde scuro non era da nessuna parte: ad attendermi trovai solo una distesa di ghiaia polverosa.
«Magari arriveranno domani. Ho sentito al telefono il vecchio Key giusto la scorsa settimana: hanno prenotato qui, come al solito.» Mio padre lo disse con tono noncurante, mentre mandava giù un bicchierone di tè freddo alla menta; però notai il suo sguardo indugiare un po’ troppo a lungo nella direzione del bungalow.
«Va bene. Perché volevo vedere Kathy», dissi. Sapeva della mia infatuazione; e aveva speso parecchio tempo, durante l’inverno, a terrorizzarmi vagheggiando malattie e bambini indesiderati.
«Arriverà. E comunque ricordati bene quello di cui abbiamo parlato.» Finì il bicchierone di tè con un sorso, e lo imitai. «Ora non ci pensare: và a cercare Rex, e se vuole andare a nuotare accompagnalo. Lo sai...»
«Lo so,» tagliai corto «può confondersi, il resto.» Rex cresceva più lentamente degli altri ragazzi. O almeno così avevano detto i dottori.
«Magari arriveranno domani. Ho sentito al telefono il vecchio Key giusto la scorsa settimana: hanno prenotato qui, come al solito.» Mio padre lo disse con tono noncurante, mentre mandava giù un bicchierone di tè freddo alla menta; però notai il suo sguardo indugiare un po’ troppo a lungo nella direzione del bungalow.
«Va bene. Perché volevo vedere Kathy», dissi. Sapeva della mia infatuazione; e aveva speso parecchio tempo, durante l’inverno, a terrorizzarmi vagheggiando malattie e bambini indesiderati.
«Arriverà. E comunque ricordati bene quello di cui abbiamo parlato.» Finì il bicchierone di tè con un sorso, e lo imitai. «Ora non ci pensare: và a cercare Rex, e se vuole andare a nuotare accompagnalo. Lo sai...»
«Lo so,» tagliai corto «può confondersi, il resto.» Rex cresceva più lentamente degli altri ragazzi. O almeno così avevano detto i dottori.
Andai a cercare mio fratello con le mani ficcate in tasca, masticandomi le labbra. Mentre mi allontanavo dalla casetta mi sembrò di scorgere un riflesso biondo sotto l’olmo, e la sagoma di due figure accucciate a terra. Kathy, pensai, e mi affrettai verso lo spiazzo, cercando di nascondere la mia eccitazione. Ma una volta sotto l’albero mi accorsi di essere solo: il colore dorato era svanito, e quelle che mi erano sembrate figure umane erano solo tronchi trascinati a riva dalle onde del lago.
Mi irrigidii, per un brivido ghiacciato lungo la schiena.
«Senti! Senti qui!» Rex era sbucato da chissà dove, e mi aveva poggiato un grosso ciuffo di alghe bagnate in mezzo alle scapole.
«Cristo. Cosa fai? Che schifo!» Quelle cose viscide, lunghe e verdi, si erano incollate alla maglietta. Emanavano un odore mortifero, insopportabile.
«Le ho trovate là, guarda» Rex indicava con il suo dito grassoccio un’ansa tranquilla poco più avanti, con un sorriso serafico stampato sul viso. «Me le ha date Kathy Kilkanney.»
«Ma non è ancora arrivata, non è possibile», replicai.
«Kathy. Kathy Kilkanney e Laura Kilkanney e la signora Kilkanney», ripeté Rex, annuendo. Nella sua testa, il legame tra nomi e cognomi era qualcosa di sacro, parte centrale dell’identità: e perciò ne ripeteva le combinazioni con una cocciutaggine estenuante.
«Senti! Senti qui!» Rex era sbucato da chissà dove, e mi aveva poggiato un grosso ciuffo di alghe bagnate in mezzo alle scapole.
«Cristo. Cosa fai? Che schifo!» Quelle cose viscide, lunghe e verdi, si erano incollate alla maglietta. Emanavano un odore mortifero, insopportabile.
«Le ho trovate là, guarda» Rex indicava con il suo dito grassoccio un’ansa tranquilla poco più avanti, con un sorriso serafico stampato sul viso. «Me le ha date Kathy Kilkanney.»
«Ma non è ancora arrivata, non è possibile», replicai.
«Kathy. Kathy Kilkanney e Laura Kilkanney e la signora Kilkanney», ripeté Rex, annuendo. Nella sua testa, il legame tra nomi e cognomi era qualcosa di sacro, parte centrale dell’identità: e perciò ne ripeteva le combinazioni con una cocciutaggine estenuante.
Alzai lo sguardo al cielo limpido e mi staccai di dosso gli ultimi ciuffi d’alga rimasti. Mi restò in mano un odore nauseante e, incastrati tra le dita, dei lunghi fili dorati, del colore del grano.
«Fanno il bagno. Fanno il bagno proprio là e stanno sott’acqua e sorridono. Guarda!»
Rex cacciò fuori dalla tasca del costume a pantaloncino una piccola cosa oblunga, grigia e gonfia, che somigliava a un pesce. Riconobbi il baluginio rosato dell’anello di plastica che io e Kathy avevamo trovato nelle patatine, l’anno prima, e un’unghia laccata d’azzurro.
Dietro di me sentii la voce profonda di Key Kilkanney. Parlava a mio padre con gran calore, come sempre a voce altissima, imponendosi. Colsi qualche parola: parlava di donne che scappano, e del fatto che comunque sono tutte quante, e già da piccole, delle gran puttane, e che sarà sempre così.
Strinsi il dito marcio e gonfio di Kathy tra le mani, e voltai la testa per vomitare. Rex restò a fissarmi a bocca aperta.
«Fanno il bagno. Fanno il bagno proprio là e stanno sott’acqua e sorridono. Guarda!»
Rex cacciò fuori dalla tasca del costume a pantaloncino una piccola cosa oblunga, grigia e gonfia, che somigliava a un pesce. Riconobbi il baluginio rosato dell’anello di plastica che io e Kathy avevamo trovato nelle patatine, l’anno prima, e un’unghia laccata d’azzurro.
Dietro di me sentii la voce profonda di Key Kilkanney. Parlava a mio padre con gran calore, come sempre a voce altissima, imponendosi. Colsi qualche parola: parlava di donne che scappano, e del fatto che comunque sono tutte quante, e già da piccole, delle gran puttane, e che sarà sempre così.
Strinsi il dito marcio e gonfio di Kathy tra le mani, e voltai la testa per vomitare. Rex restò a fissarmi a bocca aperta.
L’AUTRICE
Floriana Quaretti è innamorata della narrativa e vaga tra la fantascienza, il weird e la lit-fic. Puoi trovare i suoi racconti e articoli su riviste come La Chimera, Sussurri, Margine, Sottopasso. Ha recentemente pubblicato il romanzo fantascientifico I Corvi volavano sopra la Terra, per la casa editrice Distruttori di Terre.
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