Il cinema piange Tim Curry

Il genio camaleontico

Che ridefinì il concetto di cult

Ispiratore di generazioni e maestro dell'eccentricità, l'attore britannico che ha trasformato la recitazione in pura arte della metamorfosi lascia un vuoto incolmabile tra palcoscenico e grande schermo.


Il mondo del cinema e del teatro piange la perdita di un performer straordinariamente fluido e fuori dagli schemi. Nella serata di martedì 25 agosto, all’età di ottant’anni, si è spento nella sua residenza di Los Angeles Tim Curry, maestro britannico dell’espressività che ha segnato in modo indelebile l’immaginario pop globale.
L'annuncio della sua scomparsa ha chiuso una lunghissima carriera artistica vissuta con straordinaria dignità anche nell'ultimo decennio, segnato dalle limitazioni motorie causate da un grave ictus avuto nel luglio del 2012.
Formatosi sulle tavole dei teatri londinesi e dotato di una malleabilità vocale e facciale fuori dal comune, Curry ha conquistato una fama imperitura imprimendo il proprio timbro istrionico in produzioni diventate autentici pilastri di culto. L'esordio sulla pellicola rimarrà per sempre scolpito nella storia della settima arte grazie a The Rocky Horror Picture Show, diretto da Jim Sharman. Nei panni dello stravagante e magnetico dottor Frank-N-Furter, tra corsetti, calze a rete e una presenza scenica travolgente, l'attore ridefinì interamente i canoni del genere musicale, abbattendo con audacia e ironia ogni tabù legato all’identità e alla libertà di espressione.

Una scena di "The Rocky Horror Picture Show".

Pochi anni più tardi, la sua capacità di calarsi in figure complesse, monumentali e oscure trovò una nuova maestosa vetrina nel kolossal fantastico Legend di Ridley Scott. Sotto strati di protesi ed elaborate truccature cinematografiche, Curry diede corpo e voce al Signore delle Tenebre, creando un antagonista visivamente iconico, seducente e spaventoso, che rimane tuttora uno dei vertici estetici e recitativi della cinematografia fantasy degli anni Ottanta.

Una scena di "Legend".

Nel decennio successivo fu poi il piccolo schermo ad attingere alla sua smisurata carica ipnotica attraverso la mini serie TV It, firmata da Tommy Lee Wallace e tratta dal capolavoro della letteratura contemporanea del maestro Stephen King. La sua spaventosa e grottesca incarnazione del clown Pennywise impresse un segno indelebile nella memoria collettiva di più generazioni, dimostrando come il suo talento potesse generare un terrore puro e viscerale con la stessa disarmante naturalezza con cui, fino ad allora, aveva saputo affascinare e far sorridere.

Una scena tratta dalla mini serie TV "It".

L'eredità di questo straordinario interprete si estende ben oltre questi celebri ruoli, abbracciando commedie brillanti, memorabili interpretazioni vocali per il mondo dell'animazione e prestigiosi riconoscimenti su vari palcoscenici. È impossibile, infatti, non ricordare la sua straordinaria verve commedia nel ruolo del surreale e frenetico maggiordomo Wadsworth in Signori, il delitto è servito (Clue), un gioiello di ritmi comici e tempi teatrali al servizio del mistero. Ma ha saputo mostrare un garbo venato di spietatezza anche nel kolossal musicale Annie di John Huston nei panni del losco Rooster Hannigan, ed è rimasto impresso nella memoria dei più giovani grazie all'inconfondibile eleganza formale del direttore dell'hotel nel cult natalizio Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York. Non meno memorabile è stata la sua immersione nell'avventura pura come spietato Long John Silver nel classico I Muppet nell'isola del tesoro, oltre alla sua partecipazione a grandi produzioni d'azione e fantascienza come Caccia a Ottobre Rosso e Congo.
A questo vastissimo percorso su schermo si aggiungono le storiche performance sui palcoscenici di Broadway e del West End, unitamente a una carriera prolifica da doppiatore che ha regalato carisma e sfumature vocali a innumerevoli prodotti d'animazione e videogiochi d'autore.
La comunità artistica e la critica internazionale salutano oggi un gigante della trasformazione, un artista totale che ha saputo fare del rischio interpretativo, della versatilità e della celebrazione dell'eccentricità la forma più alta e pura di arte recitativa.



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