Incontro con Macha e Gabriele
Che ripercorrono il cammino della band italiana
Dagli esordi fino a De Reptilium Arcanis, la storia degli Infection Code è fatta di evoluzioni, cambiamenti di formazione, momenti difficili e soprattutto della capacità di non perdere mai di vista la propria identità. In questa intervista Macha e Gabriele ripercorrono il cammino della band, individuando in In.R.I. uno dei passaggi fondamentali per il ritorno alle proprie radici e in De Reptilium Arcanis la piena consapevolezza di una nuova identità sonora. Tra sperimentazione, elettronica, metal estremo e un rapporto sempre importante, seppur non determinante, con il pubblico, emerge soprattutto una convinzione: per continuare a esistere dopo tanti anni servono attitudine, passione e la capacità di trasformare la musica in una vera scelta di vita. Un percorso che Gabriele riassume con una sola parola: perseveranza.
Guardando alla vostra intera carriera, quale momento considerate decisivo per la nascita della vera identità degli Infection Code?
Macha: Avendo fondato, insieme a Gabriele e Ricky, gli Infection Code, mi sento di dire che, da quando ci siamo ritrovati, la sensazione è quella di essere tornati alle origini, ma con più consapevolezza e con un bagaglio musicale nettamente arricchito. Quindi direi che finalmente siano questi i “veri” Infection Code.
Macha: Avendo fondato, insieme a Gabriele e Ricky, gli Infection Code, mi sento di dire che, da quando ci siamo ritrovati, la sensazione è quella di essere tornati alle origini, ma con più consapevolezza e con un bagaglio musicale nettamente arricchito. Quindi direi che finalmente siano questi i “veri” Infection Code.
Quali differenze vedete tra la band degli inizi e quella che oggi presenta l'album “De Reptilium Arcanis”?
Gabriele: Ci sono sostanziali differenze, non per altro l’esperienza gioca un ruolo fondamentale nel gestire un gruppo in tutti i processi, che siano compositivi, organizzativi e promozionali. Siamo cambiati perché le persone che ci sono dall’inizio sono cresciute e le persone che sono arrivate negli anni hanno portato il proprio bagaglio culturale, musicale e umano.
Qual è stata la sfida più grande affrontata durante questi anni di attività?
Gabriele: Mantenere sempre l’attenzione alta e non perdersi mai d’animo anche quando tutto è perduto. Come è accaduto per qualche situazione più pesante che abbiamo affrontato. E anche in questi momenti bisogna mantenere l’attenzione a un certo livello, fare in modo che il pubblico non si dimentichi della band e mantenere la concentrazione di chi rimane sempre costante. Focalizzare l’obiettivo, che sia trovare un nuovo musicista, comporre una canzone, registrare un disco, organizzare una data, fare un tour.
C'è un album della vostra discografia che considerate particolarmente importante per capire la vostra evoluzione?
Gabriele: Penso che un album fondamentale, che non è per forza il più riuscito o che sia il migliore, ma che ha segnato una demarcazione importante con gli Infection Code di adesso e quelli del passato, sia “In.R.I.”. È qui che Ricky e io abbiamo deciso di dare un taglio netto a sperimentazioni forzate, allontanamenti dal metal. Con questo album, benché acerbo e con alcune canzoni poco focalizzate, siamo tornati alle nostre radici o, per lo meno, abbiamo capito di aver ritrovato la nostra strada, che poi si è definita con “Alea Iacta Est” e “Sulphur”.
Come riuscite ancora oggi a trovare nuovi stimoli dopo undici pubblicazioni?
Gabriele: Non è facile, ma se hai un minimo di passione verso la musica, verso un genere, qualsiasi sia questo genere, e se soprattutto devi sfogarti e usare la musica come strumento per una catarsi emotiva, allora potresti scrivere album fino a cent’anni. L’importante è trovare la motivazione. La voglia e avere una piccola fiamma dentro che continua a bruciare.
Pensate che il prossimo album continuerà il percorso iniziato con “De Reptilium Arcanis” oppure potrebbe aprire nuove strade sonore?
Macha: Sicuramente con “De Reptilium Arcanis” abbiamo siglato una firma stilistica che sarà presente anche nei prossimi lavori. Il riffing, l’utilizzo dell’elettronica e tutto quello che ne verrà fuori continueranno, a mio parere, il mood che ci sta accompagnando.
Quanto è importante per voi il rapporto diretto con chi ascolta la vostra musica?
Gabriele: È importante ma non fondamentale. Fondamentale è scrivere per sfogare e metabolizzare quello che abbiamo dentro. Che siano emozioni negative, positive, voglia di comunicare. Siamo molto attenti a chi ci segue, a chi critica il nostro lavoro, a chi ci sprona a migliorare. Sono tutte dinamiche che una band ha bisogno di avere, ma poi, al nostro livello, ciò che conta sono motivazioni interiori.
Macha: Per quanto mi riguarda, il solo pensare che qualcuno si prenda del tempo per ascoltare il nostro lavoro e venirci a vedere dal vivo è incredibile. In quest’ultimo anno ho conosciuto bellissime persone, felici e divertite dai nostri live. Non ha prezzo.
Quale pensate sia il valore più importante che una band deve mantenere dopo tanti anni di carriera?
Gabriele: L’attitudine. Fondamentalmente, fare parte di una band come la nostra è uno stile di vita. Una scelta. Che moltissimi adottano ma che tanti poi, dopo anni, lasciano. Penso che il valore sia proprio questo. L’attitudine, la passione, lo stile di vita.
Cosa vorreste che rimanesse del nome Infection Code nella storia della scena metal italiana?
Gabriele: Quello che ho detto nella risposta precedente. Una band con attitudine, passione e che ha seguito il cuore e vissuto uno stile di vita che non tutti riescono ad affrontare.
Se doveste riassumere il viaggio dagli esordi fino a “De Reptilium Arcanis” con una sola frase, quale sarebbe?
Gabriele: Perseveranza.
A cura di Knife
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