Centuries of Purgatory nel dettaglio
Per approfondire il significato del nuovo album della band
Con Centuries of Purgatory, i Darkhold proseguono il percorso iniziato con il precedente Tales From Hell, spostando però il proprio universo narrativo verso una dimensione ancora più concreta e inquietante. Se il primo capitolo era immerso in un immaginario infernale fatto di visioni fantastiche e suggestioni oscure, il nuovo album affronta il lato più disturbante della realtà quotidiana, trasformando i sette Vizi Capitali in uno specchio delle fragilità, delle ossessioni e delle contraddizioni dell'essere umano. Attraverso nove tracce, la band costruisce un viaggio nel Purgatorio contemporaneo, dove il confine tra vittima e carnefice diventa sempre più sottile e dove il vero orrore non arriva da creature fantastiche, ma dall'uomo stesso. Musica, testi e artwork contribuiscono alla creazione di un concept complesso e profondamente personale, capace di unire atmosfere cupe, aggressività e una forte componente introspettiva. Abbiamo parlato di Centuries of Purgatory con Claudio Facheris, voce e mente dei Darkhold, per approfondire il significato del nuovo lavoro, la genesi delle atmosfere, il rapporto tra realtà e immaginario e la direzione futura della band.
Direste che "Centuries of Purgatory" rappresenta un viaggio dentro il lato più oscuro dell'essere umano?
"Centuries of Purgatory" rappresenta la naturale evoluzione della band, delle persone che la compongono e della musica che creano, con lo scorrere della vita quotidiana come vero perno di tutto l'album. Se "Tales From Hell" definiva l'ucronia di un passato fantastico immerso in una visione infernale dell'esistenza, questo nuovo album è letteralmente radicato nell'agonia di un presente asfissiante e malato: i peccati non sono più attribuibili a possibili scelte sbagliate a seconda di strade diverse intraprese, ma sono paurosamente ancorati a decisioni volute, giornalmente perpetrate perché contemporaneamente schiave e dominatrici del relativo peccato, che non a caso in Purgatorio viene chiamato e ben definito come vizio. Un vizio è chiaramente, di base, un peccato, ma è ancora più subdolo perché è ragionato, voluto, temuto, desiderato; un "Odi Et Amo" dal quale non ci si riesce a liberare. A livello personale, negli ultimi anni siamo cambiati, abbiamo affrontato la quotidianità delle nostre vite con i loro problemi e le loro sfide, abbiamo visto fare la stessa cosa al mondo che ci circonda e quindi oggi, come non mai, il Purgatorio e i suoi vizi strisciano indisturbati sulla Terra senza alcun freno. Tutto ciò è decisamente marcato sia nei testi sia nella musica di "Centuries of Purgatory", nel quale contemporaneamente si possono trovare energia e disperazione, volontà e arrendevolezza, tutto comunque subordinato a un'enorme paura di base.
"Centuries of Purgatory" rappresenta la naturale evoluzione della band, delle persone che la compongono e della musica che creano, con lo scorrere della vita quotidiana come vero perno di tutto l'album. Se "Tales From Hell" definiva l'ucronia di un passato fantastico immerso in una visione infernale dell'esistenza, questo nuovo album è letteralmente radicato nell'agonia di un presente asfissiante e malato: i peccati non sono più attribuibili a possibili scelte sbagliate a seconda di strade diverse intraprese, ma sono paurosamente ancorati a decisioni volute, giornalmente perpetrate perché contemporaneamente schiave e dominatrici del relativo peccato, che non a caso in Purgatorio viene chiamato e ben definito come vizio. Un vizio è chiaramente, di base, un peccato, ma è ancora più subdolo perché è ragionato, voluto, temuto, desiderato; un "Odi Et Amo" dal quale non ci si riesce a liberare. A livello personale, negli ultimi anni siamo cambiati, abbiamo affrontato la quotidianità delle nostre vite con i loro problemi e le loro sfide, abbiamo visto fare la stessa cosa al mondo che ci circonda e quindi oggi, come non mai, il Purgatorio e i suoi vizi strisciano indisturbati sulla Terra senza alcun freno. Tutto ciò è decisamente marcato sia nei testi sia nella musica di "Centuries of Purgatory", nel quale contemporaneamente si possono trovare energia e disperazione, volontà e arrendevolezza, tutto comunque subordinato a un'enorme paura di base.
Il titolo stesso suggerisce una condanna interminabile. Che significato ha per voi il concetto di "purgatorio" e perché avete scelto proprio questa immagine per rappresentare il disco?
In questo album, rispettando la costruzione dantesca del Purgatorio, vengono vissuti in nove tracce i sette Vizi Capitali, il vero cuore di tutta l'opera, protetti da un Antipurgatorio iniziale e da un Paradiso Terrestre finale. Il tutto è vissuto come un nuovo viaggio nei meandri più oscuri ma terribilmente tangibili della perversione e dell'animo dell'umanità. Un'umanità familiare: quella del vicino di casa, dell'amico, del parente stretto; quella che si può toccare, vivere, respirare, subire; quella per cui può cambiare tutto, nel bene e nel male, e che a sua volta ti cambia dentro, nel profondo; quella che non ti lascia scampo, perché ne sei schifato ma anche attratto, senza possibilità alcuna di sottrarti a essa. C'è un'inesorabilità di fondo che è disarmante, una dipendenza incontrovertibile, un'impossibilità di disintossicazione talmente palese che pare di stare con le gambe bloccate nel fango fino alle ginocchia: una situazione talmente critica dalla quale, per liberarsi, si è inevitabilmente obbligati a lasciare indietro per sempre qualcosa di sé stessi, pagando un prezzo inimmaginabile.
In "Tales From Hell" il male era rappresentato attraverso figure fantastiche e riferimenti letterari, mentre oggi sembra avere un volto molto più reale. È forse l'uomo stesso il vero mostro raccontato dai Darkhold?
I sette Vizi Capitali, che per la precisione sono Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola e Lussuria, sono qui sviscerati in modo rigoroso e rispettoso della visione cronologica dantesca, ma sono pennellati su persone reali, di mia precisa conoscenza, e sono tasselli di un'escalation peccaminosa senza eguali proprio perché vera e tangibile, quindi ancora più spaventosa di una "favola infernale" della buonanotte che ti lascia una morale e una speranza. In "Centuries of Purgatory" non c'è speranza e soprattutto non ci sono né morale né etica, c'è solamente, si fa per dire, la malsana consapevolezza dei propri peccati e della propria umana disumanità al servizio del peccato puro. La realtà ci offre su un piatto d'argento, sotto ogni più disparata forma, strisce bianche già tagliate di tonante arroganza, viscerale invidia, incontrollabile ira, disarmante pigrizia, avida avarizia, onnivora fame e incatenante piacere carnale; un vortice di estremismi che ti risucchia sempre più giù, sempre più solo, senza nulla a cui aggrapparti per riprendere fiato, e qui i miracoli non esistono... Quindi l'uomo stesso, o meglio noi stessi, qui al centro di tutta la narrazione, è giudice e carnefice di sé stesso, e quando si entra in questo loop diventa difficile riuscire a evadere e a sottrarsi a un'esistenza "mostruosa", perché in verità vista come normale da chi la vive in prima persona.
Quanto hanno influenzato la nascita di "Centuries of Purgatory" il cinema horror, la letteratura oscura e l'immaginario gotico?
In verità poco o nulla, perché le tematiche di questo album sono molto più reali e tangibili di quello che una qualunque letteratura gotica e/o horror possa immaginare. Anzi, direi che proprio questa letteratura prende spunto dalle quotidiane bestialità umane contemporanee, in una visione decisamente "hard-boiled" della realtà che ci circonda. Personalmente mi fa molto più paura ciò che può pensare e mettere in pratica un essere umano rispetto a quello che può fare un mostro di origine horror o gotica sul fisico e sull'animo del prossimo. L'uomo comune qui dimostra di essere ben oltre le proprie caratteristiche standard, ben oltre la decenza e ben oltre il rispetto del prossimo, perché ogni azione è basata su un egoismo di fondo talmente viscerale da incenerire al suo cospetto qualunque tipo di fantasia distorta. Qui c'è proprio una nauseabonda umanità disumana.
Brani come "The Hunger Cave", "Lost In Lust" e "Fade Haze Away" evocano sensazioni di inquietudine e decadenza. Come nascono queste atmosfere durante la fase compositiva?
In verità è tutto già lì, nell'aria, che aspetta solo di essere musicato e scritto. Lo respiri nell'aria, in casa e fuori, lo vedi in televisione o dal vivo, lo ascolti alla radio o nei podcast, lo percepisci pesantemente negli occhi di chi ti circonda: persone di ogni tipo di estrazione sociale e culturale, al lavoro, in posta, al ristorante, al cinema, ai concerti, in vacanza, in un tribunale o in una prigione, in un parlamento o in un luogo di culto di qualunque tipo di religione. Tutto insieme: vizio e paura, in un balletto estenuante, una commedia dell'arte, un gioco delle parti dove perdono tutti allo stesso modo, anche se la percezione può sembrare diversa. C'è chi perde beni materiali e chi spirituali, chi la reputazione e chi l'anima, chi subito e chi a rate, chi muore prima e chi dopo, ma il finale è sempre lo stesso. È tutto tangibile, a portata di mano per noi che componiamo musica e parole, che altro non sono se non la trasposizione uditiva di queste situazioni inesorabilmente intense.
La vostra musica riesce a unire violenza e introspezione. Quanto è importante creare prima un'atmosfera emotiva e poi costruire il riff intorno ad essa?
Nulla di tutto questo, almeno per quanto mi riguarda. Come dicevo nella risposta alla domanda precedente, è tutto in realtà attorno a noi, ci avvolge senza che ce ne rendiamo conto, con una tale semplicità ma al contempo con una tale forza da travolgerci senza darci il tempo di respirare o ragionare. Ecco il vero cardine del nostro Purgatorio: la mancanza di ragione, o meglio il "sonno della ragione", che qui però non genera mostri ma è talmente potente da surclassarli e generare altri uomini, ben più spaventosi, con altri intenti, ben più terrificanti e crudeli.
Se "Centuries of Purgatory" fosse un luogo fisico, come lo immaginereste? Una prigione, una città decaduta, un paesaggio mentale?
Assolutamente come tutto quello che è elencato in questa domanda e come quello che ho citato io prima: lo immaginiamo come il mondo che ci circonda, nella sua totalità e nelle sue mille sfaccettature, in ogni suo luogo e in ogni suo tempo, dove è sempre l'uomo, al centro, che tira le fila di ogni cosa, nel bene o nel male, a sua totale discrezione, indipendenza e coscienza/incoscienza. Un turbine di emozioni e contraddizioni tale da non poter permettersi il minimo cenno di resa, attesa o calma.
La copertina e l'artwork hanno un ruolo fondamentale nella costruzione dell'universo Darkhold. Quanto è importante per voi che la parte visiva dialoghi con quella musicale?
Tutto va di pari passo, così come è stato per il primo album. Per rappresentare al meglio le tematiche di "Centuries of Purgatory" abbiamo appositamente scelto un'artista straordinaria come Sheila Franco e lo abbiamo fatto perché il suo stile pittorico è proprio quello che cercavamo da tempo e che eravamo sicuri avrebbe dato la migliore visione del nostro percorso tematico e musicale. Non solo per il suo stile o per la scelta cromatica che tutti avete potuto ammirare, ma in particolar modo per la dinamicità che volevamo dare ai movimenti degli abitanti del Purgatorio, rappresentati in modo strabiliante nella piramide umana dipinta in copertina, capace di definire ognuno dei Vizi Capitali nei minimi particolari, con la simbologia giusta marchiata a fuoco sulla loro pelle, in un turbine di disperazione e fatica nel cammino verso la cima, la luce, la speranza, o forse la vera fine. Giudicate voi l'operato di questa artista tutta italiana, per noi assolutamente straordinario, e che spero verrà elogiato ovunque e le permetterà di raggiungere il successo che merita, perché quando l'arte trascende sé stessa allora siamo di fronte a talenti puri che vanno preservati e protetti, ma al contempo esaltati e celebrati.
Ogni brano sembra rappresentare una diversa forma di debolezza o corruzione umana. Qual è il tema che vi ha messo maggiormente alla prova durante la scrittura dei testi?
In verità, amaramente, siamo tutti schiavi, dipendenti e/o portatori sani di tutti i Sette Vizi Capitali. Quindi, in fase di scrittura dei testi, ognuno di loro ha generato in me parecchie situazioni contrastanti e forti, dei veri e propri pugni in faccia morali ed emotivi. Se proprio devo citarne uno, allora direi il Vizio dell'Invidia con "The Slithering": un brano tosto e veloce, dal ritmo incalzante ma al contempo destabilizzante, strisciante come un serpente proprio come l'Invidia stessa, che ti entra dentro e che non riesci a prendere, figuriamoci a frenare definitivamente, a meno che tu non ti senta davvero in pace con te stesso e abbia raggiunto la pace dei sensi. Una cosa che, dal mio punto di vista, è assolutamente impensabile, né per me né per l'umanità che mi circonda.
Dopo aver raccontato l'inferno e il purgatorio, quale potrebbe essere il prossimo territorio oscuro da esplorare con i Darkhold?
La naturale conseguenza sarà chiaramente il Paradiso, quell'obiettivo tanto agognato da tutti anche se, in verità, nessuno se lo merita davvero. Nella nostra visione sarà proprio il frutto delle azioni della nostra vita purgatoriale sulla Terra a generare ciò che la "luce" in fondo al tunnel vorrebbe essere, ma che in verità sarà ben diversa da ogni tipo di aspettativa creata precedentemente, esulando completamente dall'immaginario collettivo e basandosi piuttosto su una visione destabilizzante di ogni realtà. Ma credo sia meglio fermarsi qui, per evitare qualunque tipo di spoiler fin troppo prematuro...
A cura di Knife
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