Produzione quasi impeccabile
Che conferma il talento visionario del regista di Detroit
Send Help (Usa 2026)
Regia: Sam Raimi. Soggetto e Sceneggiatura: Damian Shannon, Mark Swift. Fotografia: Bill Pope. Montaggio: Bob Murawski. Musiche: Danny Elfman. Scenografia: Ian Gracie. Costumi: Anna Cahill. Produzione: Sam Raimi, Zainab Azizi. Produttore esecutivo: Jonathan Hook. Casa di produzione: 20th Century Studios, Raimi Productions. Distribuzione in italiano: 20th Century Studios Italia. Paese di produzione: Stati Uniti d'America. Anno: 2026. Durata: 113'. Titolo Originale: Send Help. Genere: Orrore, Thriller, Avventura, Commedia. Interpreti: Rachel McAdams (Linda Liddle), Dylan O'Brien (Bradley Preston), Edyll Ismail (Zuri), Dennis Haysbert (Franklin), Xavier Samuel (Donovan), Chris Pang (Chase), Thaneth Warakulnukroh (capitano della barca), Emma Raimi (River), Kristy Best (Polly Perera).
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A distanza di anni dalle sue incursioni nel macro-universo dei cinefumetti e a diciassette anni da quel piccolo gioiello di cattiveria che fu Drag Me to Hell, Sam Raimi torna finalmente a casa, riappropriandosi di quel territorio cinematografico che ha contribuito a fondare e definire: l'horror contaminato da una vena grottesca e da un gusto smodato per lo splatter. Il suo Send Help si presenta come un congegno narrativo di rara efficacia, capace di fondere la satira sul mondo aziendale con il thriller di sopravvivenza più viscerale.
La premessa prende le mosse da una situazione apparentemente canonica. Linda Liddle, un'impiegata brillante ma sistematicamente ignorata dai vertici della sua azienda, si ritrova a dover condividere un volo di lavoro con Bradley Preston, il suo arrogante e vanaglorioso superiore. Quando un terribile incidente aereo abbatte il velivolo su un atollo deserto e incontaminato nel golfo della Thailandia, i due si scoprono gli unici superstiti. Lontani dai condizionamenti della civiltà, dalle gerarchie d'ufficio e dai simboli del potere economico, i ruoli di forza si capovolgono in modo brutale. Linda, mossa da un instancabile spirito d'adattamento e da una profonda conoscenza delle dinamiche di sopravvivenza, prende rapidamente il controllo della situazione, trasformando l'inabile e indifeso Bradley nel destinatario di una rivincita sociale tanto feroce quanto catartica.
Ciò che rende la pellicola un'esperienza magnetica è prima di tutto la straordinaria maestria visiva e narrativa di Raimi. Il regista di Detroit mette in campo tutto il suo repertorio stilistico: inquadrature sghembe, carrellate frenetiche, primi piani deformanti e un montaggio ritmico che restituisce tutta la follia e il ritmo indiavolato tipici della sua produzione storica. La sua regia trasforma l'isola apparentemente paradisiaca in un teatro anatomico dove la tensione psicologica e la violenza grafica camminano di pari passo. Raimi gestisce la componente splatter con una disinvoltura disarmante, orchestrando sequenze cruente e mutilazioni grottesche che faranno la gioia degli appassionati del genere. A sorreggere il tutto intervengono due interpretazioni impeccabili: un eccezionale Dylan O'Brien, perfetto nel ritrarre la miseria di un potere maschile smantellato pezzo dopo pezzo, e una monumentale Rachel McAdams, in grado di oscillare tra la fredda lucidità strategica e la pura demenza vendicativa.
In questa produzione quasi impeccabile emerge un unico, evidente passo falso che impedisce all'opera di toccare la perfezione assoluta: il ricorso eccessivo alla computer grafica. Gli effetti visivi digitali, a tratti fin troppo patinati e artificiali, stonano nettamente con l'anima fisica, tangibile e artigianale che ha sempre reso unico il cinema del regista. Questa scelta finisce inevitabilmente per attenuare quell'atmosfera di minaccia reale e tangibile, smorzando in parte la suspense e l'impatto emotivo delle scene più tese.
Nonostante questa pecca nella resa digitale, il bilancio complessivo rimane ampiamente positivo. Send Help segna il trionfale e benvenuto ritorno di un maestro assoluto al suo habitat naturale, offrendo al pubblico una parabola cinica, divertente e intrisa di sangue che conferma come il talento visionario di Sam Raimi rimanga uno dei punti fermi più solidi del cinema di genere contemporaneo.
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A cura di Simona Marta
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