Opera non perfetta
Ma comunque superiore alla media
The Ribbon Hero (2026)
Regia e Sceneggiatura: Yuuki Igarashi
Fotografia: Hikaru Fukuda
Montaggio: Junichi Uematsu
Musiche: Satoru Kosaki, Ryuichi Takada
Produzione: Outline, Twin engine
“Ribbon Hero” è il nome originale di un’opera che è stata chiamata anche “La principessa col fiocco”, più originariamente “Princess Knight” o in originale “Ribbon no Kishi”. In Italia, negli anni ‘80, si chiamava, quindi “La principessa Zaffiro”, questo perché noi non abbiamo mai capito un cazzo. Adesso che abbiamo il contesto, vi parlo del film di due ore che ne è un remake pubblicato quest’anno da Netflix.
Sapphire è la principessa di Silverland, un regno techno fantasy aggredito da una entità malvagia che è il male del suo mondo: Nergal. Questa specie di incubo a metà tra il drago e il robot divora persone e regni; nessuno lo ha mai fermato. La gente lo tollera ed emigra. Lo stesso si ritrova costretta a fare la principessa, che perde tutta la sua famiglia e un braccio, finendo a vagare per anni assieme a una vecchia serva. Sapphire arriverà infine nel regno di Goldland dove, stremata, cercherà di ricostruirsi una vita come minatrice, grazie anche alla forza del suo nuovo braccio meccanico. Purtroppo, Goldland è una teocrazia che vive al servizio delle crudeli entità di Nergal e le compiace in cambio della propria sopravvivenza. La principessa scoprirà così un potere che è nascosto in lei e che dovrà usare per affrontare il flagello.
Siccome sono vecchio, amo le opere di Osamu Tetsuka, tra le quali “Princess knight”, appunto. L’anime originale parlava di un argomento diverso e Zaffiro si travestiva da ragazzo, rimanendo nel proprio regno a combattere uno spodestatore. Le cose sono cambiate, tanto, rimanendo più sul citazionistico (ma con un enorme omaggio nel finale), eppure non posso dire che mi dispiacciano. L’estetica techno fantasy mi ricorda altre opere del maestro, come Atom, ma anche di altri autori, tipo il film L’uovo dell’angelo o più banalmente, la saga di Final Fantasy. È interessante e anche intrigante. L’andamento della storia è lineare e sensato, i misteri vengono spiegati poco per volta (quasi tutto) e la narrazione è matura, facendo pochi sconti sulla realtà del mondo, perfino se è un mondo da fiaba. In questo, di nuovo, il film si distacca dall’originale che era più “buono”, ma forse anche perché il target (come i tempi) è cambiato. La pecca più grande di tutto si ricollega a questo punto, perché l’opera non ha una identità di target precisa. Il film è epico quando vuole e molto favoleggiante per quasi tutto il tempo, i personaggi sono carini e spesso (anche troppo) si ritrovano in situazioni ridicole (Sapphire stessa è la più tonta di tutti); ma i concetti finali di morte, perdita, resilienza e addirittura distruzione dell’anima sono belli tosti. Forse lo avrei preferito di più con un pelo meno di umorismo; ma è anche vero che l’animazione giapponese, invece, ci tende quasi sempre.
Tecnicamente sono rimasto stupito che la Onizuka productions non abbia messo mano a questo film. Doveva essere una nota negativa; ma non lo è stata. Si nota che c’è un certo amore per l’opera originale (con il tributo di cui parlavo prima). Questo nuovo studio crea un prodotto animato molto “veloce”, adrenalinico, dove si combatte con epicità, poi si ride, poi si vedono personaggi interessanti. L’attenzione è sempre tenuta alta e il montaggio serrato. Tecnicamente abbiamo un disegno pulito e molto moderno, con un design della protagonista (che ora si trasforma in stile Sailor Moon) che è molto curato e intrigante. Lo sono anche i comprimari; ma non i mostri. Gli avversari sembrano generici, molto più corpi 3D che invadono l’animazione, e la loro interazione con il mondo è visibilmente limitata. Gli effetti aggiuntivi sono molto buoni, la battaglia finale è davvero meritevole, come la “nascita” della spada di Sapphire.
Le musiche sono meno incisive di quanto servissero, secondo me. Spesso sono nenie un po’ sbiadite che fanno da sottofondo. C’è una buona canzone durante i titoli di coda.
Tirando le fila, non è un remake; ma un reboot e come tale va visto. I fan dovranno accontentarsi mentre i nuovi spettatori potranno godersi un film divertente, vivace, con una buona trama. Non è un’opera perfetta; ma è comunque superiore alla media.
A cura di Marco Molendi
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