Per appassionati di weird
Il Re in Giallo ritorna tra le crepe del reale
Questo numero 23 di Zothique dedicato a Robert W. Chambers e a Il Re in giallo ha tutte le caratteristiche per diventare un oggetto di culto da collezionare. Il Re in Giallo, testo cardinale del weird più ambiguo e decadente, continua a diffondere la sua vena di follia ancora oggi. La splendida copertina di Gino Carosini è una soglia che introduce questo prezioso numero di Zothique.
La parte saggistica, come di consueto, è impeccabile. Spicca l’ampio e approfondito contributo di Pietro Guarriello, che ripercorre l’intera carriera letteraria di Chambers, mettendo in luce un paradosso ormai evidente: oggi l’autore è ricordato quasi esclusivamente per i racconti weird e per Il Re in Giallo, mentre i suoi romanzi romantici e storici — di grande successo all’epoca — sono caduti nell’oblio. Di grande interesse anche l’articolo dedicato alle edizioni italiane, dove viene giustamente sottolineata l’importanza della storica edizione Fanucci del 1975, con la fondamentale introduzione di De Turris e Fusco. Si mette in rilievo il loro lavoro pionieristico, decisivo per la diffusione del fantastico in Italia. Si evidenzia inoltre come una nuova stagione di riscoperta di Chambers sia stata possibile grazie alla piccola ma coraggiosa casa editrice Hypnos, che ha riproposto Il Re in Giallo e soprattutto, per la prima volta in Italia, la raccolta Il mistero della scelta. Un progetto purtroppo interrotto dalla prematura scomparsa di Giuseppe Lippi nel 2018. Meno rilevante, invece, l’edizione Vallardi de Il Re in Giallo, percepita come un’operazione più opportunistica, legata al successo mediatico della serie True Detective.
Notevole anche il saggio di Rick Lai sulle fonti de Il Re in Giallo e del Necronomicon, in cui vengono analizzate con precisione tutte le occorrenze lovecraftiane del famigerato libro. Ne emerge con chiarezza che non fu l’opera di Chambers a ispirare il Necronomicon, il quale compare nei testi di Lovecraft prima che questi avesse letto Chambers. Viene invece ribadita l’influenza decisiva di Ambrose Bierce, di Carcosa e Hastur, e della figura dell’arabo Hali, evidente antecedente di Abdul Alhazred.
Il cuore pulsante del volume resta però nella narrativa in cui vengono proposti 3 testi inediti importanti che mostrano lati dello scrittore forse sconosciuti al pubblico italiano. Il Terrore della Darsena, il cui titolo originale era The Harbour-Master e che apparve nella raccolta In Search of the Unknown (1904), è un racconto spesso citato da Lovecraft nelle sue lettere. Non a caso, le sue atmosfere e certe suggestioni marine sembrano anticipare, in modo sorprendente, La maschera di Innsmouth. Qui Chambers costruisce un orrore vischioso e insinuante, meno cosmico ma non meno perturbante. Il caso del signor Helmer è invece un piccolo capolavoro poetico: una raffinata meditazione su arte, morte e memoria, intrisa di un decadentismo struggente. La figura della dama in nero, simbolo della morte, sembra emergere come una prefigurazione scolpita dallo stesso Helmer, in un gioco sottile tra creazione artistica e destino. Il Segno di Venere”, infine, si muove in territori più sfuggenti: un incubo rarefatto, quasi mistico, che lascia emergere la vena più esoterica e visionaria di Chambers, dove il confine tra sogno e realtà si dissolve in un’atmosfera sospesa e inquietante.
A completare il volume troviamo il saggio di Pat Antonini dedicato alla riscoperta di Richard Garnett, autore oggi dimenticato ma qui restituito con due racconti suggestivi, e i testi vincitori delle edizioni 2024 e 2025 de L’Altroquando Festival, testimonianza viva di una nuova narrativa weird italiana in fermento.
A cura di Cesare Buttaboni
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