La linguistica dell'ignoto
Un capolavoro di forma, suono e cognizione
Arrival (Usa 2016)
Regia: Denis Villeneuve. Soggetto: basato sul racconto "Storia della tua vita" di Ted Chiang. Sceneggiatura: Eric Heisserer. Fotografia: Bradford Young. Montaggio: Joe Walker. Effetti speciali: Ryal Cosgrove, Louis Morin. Musiche: Jóhann Jóhannsson. Scenografia: Patrice Vermette, Isabelle Guay, Paul Hotte. Costumi: Renée April. Trucco: Colleen Quinton. Produttori: Dan Levine, Shawn Levy, David Lince, Aaron Ryder. Produttori esecutivi: Dan Cohen, Eric Heisserer, Karen Lunder, Tory Metzger, Milan Popelka, Stan Wlodkowski. Casa di produzione: Lava Bear Films, 21 Laps Entertainment, FilmNation Entertainment. Distribuzione in italiano: Warner Bros. Genere: Fantascienza, Drammatico. Durata: 116’. Interpreti: Amy Adams (Louise Banks), Jeremy Renner (Ian Donnelly), Forest Whitaker (colonnello G T Weber), Michael Stuhlbarg (agente David Halpern), Tzi Ma (generale Shang), Mark O'Brien (capitano Marks), Frank Schorpion (Dr. Kettler).
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Oltre il primo contatto: quando il linguaggio ridisegna la percezione del reale
Diretto nel 2016 da Denis Villeneuve e basato sul racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, Arrival rappresenta una vera e propria pietra miliare nell'evoluzione del cinema speculativo contemporaneo. La pellicola trasforma il classico tropos del primo contatto da spunto per una spettacolare invasione bellica a un'intensa meditazione filosofica sulla percepibilità della temporalità, sul determinismo e sull'essenza stessa della comunicazione linguistica.
Al centro dell'opera si colloca la figura della linguista Louise Banks, interpretata da una straordinaria Amy Adams che offre una performance misurata e profonda. La studiosa viene reclutata dalla struttura militare statunitense a seguito della repentina comparsa, in dodici punti nevralgici del globo, di imponenti monoliti extraterrestri. L'incipit della narrazione si manifesta come una drammatica corsa contro il tempo per decifrare l'oracolo fonetico e grafologico degli unici abitanti delle astronavi, creature acquatiformi definite eptapodi.
Ciò che distingue Arrival dalla consueta fantascienza hollywoodiana è il modo in cui traduce le teorie della linguistica teorica - in particolare l'ipotesi della relatività linguistica di Sapir-Whorf - in puro linguaggio cinetico e visivo. La graduale assimilazione della struttura semiotica aliena, caratterizzata da una complessa grafia circolare e non lineare, finisce per alterare fisicamente la conformazione cognitiva della protagonista. L'apprendimento di questa sintassi atemporale si traduce nell'acquisizione di una percezione cronologica simultanea, smantellando la tradizionale cesura tra memoria del passato e premonizione del futuro.
Dal punto di vista della regia, Denis Villeneuve adotta uno stile asciutto, quasi monastico, avvalendosi della straordinaria fotografia di Bradford Young. La tavolozza cromatica desaturata e l'uso di composizioni geometriche valorizzano il senso di straniamento profondo vissuto dall'essere umano di fronte all'ignoto. Il paesaggio visivo è amplificato in modo magistrale dalle musiche di Jóhann Jóhannsson, la cui partitura atipica, pervasa da vocalizzi manipolati e vibrazioni organiche, diventa un vero e proprio personaggio invisibile capace di generare una tensione sotterranea incessante.
Il vero climax concettuale del film non risiede nella potenziale minaccia bellica derivante dai fraintendimenti diplomatici globali, bensì nella scelta intima e dolorosa compiuta dalla protagonista. Una volta compresa la vera natura del tempo e le tappe ineluttabili del proprio destino personale, la studiosa sceglie consapevolmente di abbracciare l'intero spettro dell'esperienza umana, accettando la gioia dell'amore e l'inevitabilità del dolore senza tentare di alterare il fluire degli eventi.
Arrival si consolida come un'opera di grande fascino per gli amanti della speculative fiction. È un saggio cinematografico di straordinaria eleganza che dimostra come la vera frontiera dell'esplorazione non sia lo spazio profondo, ma la capacità della mente umana di ridefinire i propri confini percettivi e di trovare empatia nella diversità più assoluta.
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A cura di Tiziano Greco
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