Un romanzo sul lutto sospeso
Capace di rendere l'orrore intimamente affettivo
[…] Voleva che la vedessi, che fossi presente.
È così anche adesso. Sono in piedi, a metà della scalinata nella casa dove sono cresciuta. È il principio dell’autunno, quando si lasciano ancora aperte le finestre perché l’aria è tiepida, ma nel vento c’è una vena di fresco che porterà via con sé il verde dell’estate.
È quel tempo in cui si torna a scuola. Quel momento in cui tutto ricomincia. […]
Cora di Irene Visentin edito da Lumien Edizioni, è una novella della neonata Scintille; collana editoriale dedicata alla narrativa breve speculativa, all’interno della quale vengono pubblicate novelle appartenenti a tutti i sottogeneri del fantastico: fantasy, fantascienza, horror, weird, new weird, bizarro fiction e realismo magico.
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Cora è, prima ancora che un horror, un romanzo sul lutto sospeso, sull’eredità familiare e su ciò che continua a vivere dentro una casa quando qualcuno non può più davvero tornare.
Adele rientra a Monselice dopo che un aneurisma ha lasciato sua madre Cora in coma, ritrovandosi nuovamente nella casa dell’infanzia, fra ricordi, sensi di colpa e una presenza materna che sembra tutt’altro che assente.
Quando gli spazi domestici cominciano a deformarsi e antiche paure infantili acquistano consistenza, la ricerca di Cora diventa progressivamente anche un’indagine sui segreti della propria famiglia.
Il pregio maggiore del romanzo è la capacità di rendere l’orrore intimamente affettivo: ciò che inquieta Adele non proviene davvero dall’esterno, ma nasce dal desiderio quasi doloroso di comprendere una madre amata e insieme irraggiungibile.
Il rapporto fra le due donne possiede infatti una notevole ambivalenza, perché amore, rancore, dipendenza e bisogno di approvazione finiscono per contaminarsi reciprocamente.
Molto riuscita è anche la casa, che smette presto di essere semplice ambientazione e diventa una sorta di organismo mnemonico, popolato da porte aperte, stanze buie e «mostri» che Adele percepisce sin dall’infanzia.
Proprio qui emerge il secondo punto forte: Visentin lavora bene sul perturbante domestico, trasformando vasche da bagno, armadi, fotografie e oggetti familiari in elementi progressivamente estranei.
Alcune sequenze visionarie possiedono una fisicità notevole, soprattutto quando la percezione dello spazio e del corpo di Adele comincia a disfarsi, generando immagini genuinamente disturbanti.
Interessante anche l’alternanza fra presente, memoria e documentazione clinica, attraverso la quale il soprannaturale cresce accanto a una sofferenza medica descritta con concretezza quasi documentaria.
Il punto meno convincente risiede invece in una certa insistenza dell’introspezione: alcuni sentimenti, soprattutto il senso di colpa, l’attesa e l’ossessione verso Cora, vengono ribaditi più volte quando il lettore li ha già assimilati.
Ne deriva qualche rallentamento leggero, dove una maggiore sottrazione avrebbe probabilmente reso ancora più tagliente la successiva escalation dell’orrore.
È però un difetto che non incrina il nucleo del libro, perché la componente sovrannaturale resta sempre subordinata alla relazione madre-figlia e proprio per questo conserva una sua identità precisa.
Adele rientra a Monselice dopo che un aneurisma ha lasciato sua madre Cora in coma, ritrovandosi nuovamente nella casa dell’infanzia, fra ricordi, sensi di colpa e una presenza materna che sembra tutt’altro che assente.
Quando gli spazi domestici cominciano a deformarsi e antiche paure infantili acquistano consistenza, la ricerca di Cora diventa progressivamente anche un’indagine sui segreti della propria famiglia.
Il pregio maggiore del romanzo è la capacità di rendere l’orrore intimamente affettivo: ciò che inquieta Adele non proviene davvero dall’esterno, ma nasce dal desiderio quasi doloroso di comprendere una madre amata e insieme irraggiungibile.
Il rapporto fra le due donne possiede infatti una notevole ambivalenza, perché amore, rancore, dipendenza e bisogno di approvazione finiscono per contaminarsi reciprocamente.
Molto riuscita è anche la casa, che smette presto di essere semplice ambientazione e diventa una sorta di organismo mnemonico, popolato da porte aperte, stanze buie e «mostri» che Adele percepisce sin dall’infanzia.
Proprio qui emerge il secondo punto forte: Visentin lavora bene sul perturbante domestico, trasformando vasche da bagno, armadi, fotografie e oggetti familiari in elementi progressivamente estranei.
Alcune sequenze visionarie possiedono una fisicità notevole, soprattutto quando la percezione dello spazio e del corpo di Adele comincia a disfarsi, generando immagini genuinamente disturbanti.
Interessante anche l’alternanza fra presente, memoria e documentazione clinica, attraverso la quale il soprannaturale cresce accanto a una sofferenza medica descritta con concretezza quasi documentaria.
Il punto meno convincente risiede invece in una certa insistenza dell’introspezione: alcuni sentimenti, soprattutto il senso di colpa, l’attesa e l’ossessione verso Cora, vengono ribaditi più volte quando il lettore li ha già assimilati.
Ne deriva qualche rallentamento leggero, dove una maggiore sottrazione avrebbe probabilmente reso ancora più tagliente la successiva escalation dell’orrore.
È però un difetto che non incrina il nucleo del libro, perché la componente sovrannaturale resta sempre subordinata alla relazione madre-figlia e proprio per questo conserva una sua identità precisa.
L’AUTRICE
Irene L. Visentin, di origine padovana, scrive nel mondo horror, weird e fantastico. Nel 2019 è uscito il suo primo racconto Anita nell’antologia Carnaio (Industria Tipografica Novocarnista) e lo stesso anno la sua sceneggiatura Le Carnee è stata selezionata tra i finalisti del Torino Horror Fantastic Film Fest.
Del 2020 è la sua prima raccolta di racconti horror I Tredici (Segreti in Giallo Edizioni, PubMe) e tra il 2020 e il 2026 viene pubblicata in diverse antologie horror e weird (Segreti in Giallo Edizioni, PubMe, Industria Tipografica Novocarnista, Letteratura Horror, la nuova carne, Massacro, Racconti dal Profondo, Strani Ӕoni).
Del 2021 è la sua seconda raccolta di racconti: Buie (Augh! Edizioni) ed è stata co-fondatrice del collettivo di scrittura horror femminile Coven Riunito. È stata inoltre editor, articolista e redattrice della fanzine fantascientifica Silicio - fanzine di fantascienza novocarnista.
Del marzo 2025 è il suo primo romanzo distopico La scogliera, edito da Bré Edizioni. Nel 2026 pubblica “Cora” per Lumien.
Cora
Autore: Irene Visentin
Illustratore: Maria Grazia Leggi
Editore: Lumien
Anno: 22 maggio 2026
Pagine: 160
Dimensioni: 12 x 1.1 x 17 cm
ISBN-13: 979-1281256446
Prezzo: 10,00 € - eBook: 4,99 €
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A cura di Flavio Deri
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