Dangerous Animals di Sean Byrne

Opera priva di fronzoli

Thriller d'azione e di sopravvivenza di rara efficacia

Dangerous Animals (Usa, Australia 2025)
Regia: Sean Bryne. Soggetto e Sceneggiatura: Nick Lepard. Fotografia: Henry Braham. Montaggio: Kasra Rassoulzadegan. Musiche: Michael Yezerski. Produttori: Troy Lum, Andrew Mason, Pete Shilaimon, Mickey Liddell, Chris Ferguson, Brian Kavanaugh-Jones. Casa di produzione: LD Entertainment, Brouhaha Entertainment, Range Me. Distribuzione in italiano: Midnight Factory, Blue Swan. Genere: Horror, Thriller. Durata: 98’. Interpreti: Hassie Harrison (Zephyr), Jai Courtney (Tucker), Josh Heuston (Moses), Rob Carlton (Dave), Ella Newton (Heather), Liam Greinke (Greg).

ACQUISTA SU AMAZON #ad (Blu-ray)


A distanza di ben dieci anni da The Devil's Candy, il regista australiano Sean Byrne torna sulle scene cinematografiche firmando la sua opera più audace, sfaccettata e spietatamente spassosa: Dangerous Animals. Con questo lungometraggio, Byrne si riappropria del cinema di genere dimostrando un controllo encomiabile sui meccanismi della suspense e confermando quella vena caustica e viscerale che aveva già reso indimenticabile il suo esordio con The Loved Ones.

La storia mette al centro Zephyr, un’avventurosa surfista statunitense guidata da uno spirito di indipendenza quasi viscerale. Durante una tappa lungo le coste dell'Australia, la ragazza fa la conoscenza di Moses, un giovane del posto con cui nasce un'intesa immediata. Tuttavia, il destino della protagonista subisce una svolta drammatica quando incrocia Tucker, un sedicente organizzatore di spedizioni subacquee per turisti desiderosi di osservare gli squali da vicino. Oltre la facciata di uomo gioviale e amante dell'oceano, Tucker nasconde la mente malata di un assassino seriale che adibisce la propria imbarcazione a mattatoio galleggiante. Una volta catturata la preda, il maniaco trasforma le sue vittime in esche umane per nutrire i grandi predatori marini, immortalando il tutto su logore videocassette VHS per il proprio morboso diletto.

L'elemento di maggiore fascino della pellicola risiede nella radicale ridefinizione dei canoni del cosiddetto creature feature. Dove il filone classico sui pescecani ha abituato il pubblico a considerare la fauna oceanica come la minaccia primaria, Byrne ribalta completamente la prospettiva. Nell'ecosistema del film, le gigantesche creature acquatiche rispondono unicamente all'istinto biologico e alla catena alimentare, rimanendo elementi neutri della natura. La vera mostruosità, il vero predatore alfa immune a qualsiasi forma di empatia, abita sulla terraferma e indossa abiti umani. L'immensità sconfinata delle acque aperte si tramuta così in un paradosso claustrofobico, una gabbia liquida senza via di fuga dove la protagonista deve misurarsi con la perversione dell'uomo.

La riuscita del film poggia in grandissima parte sulla prova attoriale straordinaria di Jai Courtney, che regala un'interpretazione memorabile sfoderando un carisma grottesco, minaccioso e imprevedibile. Courtney tratteggia un villain che oscilla continuamente tra un'apparente bonarietà quotidiana e sprazzi di pura sadica demenza, regalandoci sequenze in cui bizzarri passi di danza si alternano ad atti di brutale violenza. A fronteggiarlo trova una Hassie Harrison impeccabile, capace di evitare i cliché della vittima passiva. La sua Zephyr si batte con una grinta ferina, trasformando gradualmente la disperazione della prigionia in una fredda determinazione alla sopravvivenza.

Sul piano tecnico e formale, la regia di Byrne lavora di fioretto e clava con pari maestria. L'uso delle registrazioni analogiche all'interno del racconto non costituisce soltanto un mero espediente visivo, ma offre una riflessione metacinematografica sullo sguardo dello spettatore e sulla fascinazione contemporanea per il macabro e l'estremo. La fotografia gestisce abilmente i contrasti tra la luce accecante del sole australiano sulla superficie marina e l'oscurità soffocante degli interni del natante, mentre il comparto sonoro sfrutta sonorità ruggenti per amplificare la tensione nei momenti di maggiore impatto.

In conclusione, Dangerous Animals si configura come un thriller d'azione e di sopravvivenza di rara efficacia, in grado di coniugare la brutalità del genere slasher con la freschezza di un'ironia macabra e trascinante. Un'opera priva di fronzoli e ricca di adrenalina che conferma Sean Byrne come una delle voci più originali del panorama cinematografico d'atmosfera contemporaneo.

ACQUISTA SU AMAZON #ad (Blu-ray)

A cura di Tiziano Greco



Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.