Il Ritorno dei Sapiens di Claudio Foti

Era l'avamposto più estremo dell'Homo Deus

Forse anche per quello era proprio lì che si stava svolgendo quell'esperimento

Avamposto Moses Kalman, orlo esterno della Via Lattea.

“Genitore 1, veramente me lo hai portato?”
“Sì, B910107A18517MU13169, è di là. Aspetta solo che abbia fatto le mie routine e che tutto sia a posto. Poi potrai vederlo,” rispose il Genitore 1 andandosi a cambiare.
La stanchezza era tanta. Era stata una giornata pesante e ora aveva solo bisogno di resettare il sistema e far partire gli aggiornamenti. Era stato avvertito più volte della necessità di farlo durante il giorno, gli erano stati segnalati tutti gli squilibri fisici-emotivi ma non aveva potuto procedere con gli Heatlh Protocols. In un attimo si collegò al metaverso e tutti i trigger, gli aggiornamenti cumulativi e le routine partirono in automatico fornendo al suo corpo quelle energie e quelle abilità di cui aveva bisogno in quel momento.


Era decisamente felice di aver fatto il regalo che tanto attendeva B910107A18517MU13169, non era stato facile procurarselo, era qualcosa cui la scienza era arrivata da poco e soprattutto era la prima versione. Il primo modello in assoluto di ri-creazione di una stirpe vivente originaria ormai estinta da tempo. Genitore 1 guardò l’orlo esterno della Via Lattea: i pianeti erano al loro solito posto, familiari come sempre. Anche i tre soli di diversa grandezza splendevano rassicuranti nella solita posizione. Sospirò, mentre il sistema centrale lo aggiornava. Il suo era un lavoro duro e di avanguardia, difficile, ma che svelava segreti e conoscenze perdute. Dati che in pochi avevano il privilegio di conoscere.
Tutto era iniziato sul pianeta natale quando, millenni prima, una squadra di scienziati russi, giapponesi e coreani aveva per la prima volta mappato il genoma di antichi mammut trovati congelati nel ghiaccio siberiano. Genitore 1 sapeva quella storia perché faceva parte del suo lavoro ma nonostante questo aveva avuto molte difficoltà ad apprenderla, una delle cose più complicate era stato comprendere, per lui, perché nell’antichità esistessero popoli e nazioni con nomi diversi, ma era programmato per recepirli come dogmi e così aveva fatto. Sapeva quindi che millenni prima era stato preso un ovulo di un elefante, gli era stato sostituito il DNA con il DNA ricostruito di un mammut, e poi l’ovulo era stato impiantato nell’utero di un elefante femmina che, ventidue mesi dopo, aveva dato alla luce il primo mammut moderno. Certo non era vissuto molto ma gli esperimenti erano continuati e dopo un certo numero di decessi tra elefantesse e piccoli mammut la procedura era diventata standard. Era stato davvero un procedimento molto primitivo, ma da lì era partito tutto. Il Neanderthal Genome Project. Realizzato all’antichissima università di Harvard aveva avuto successo qualche tempo dopo e il DNA ricostruito di un neandertaliano era stato impiantato in un ovulo di Sapiens, e così era stato prodotto il primo bimbo Neanderthal dopo trentamila anni.
Genitore 1 sapeva che molti di loro avevano girato liberi per la vecchia Terra prima della Grande Evacuazione vista la moltitudine di donne che all’epoca si erano offerte, per denaro, come mamme in affitto. Per un attimo scosse la testa. Chiedendosi che bisogno avessero avuto i suoi antenati di ricreare i Neanderthal. Poi si pentì di aver fatto anche solo quel pensiero. Infatti le risposte gli arrivarono subito dal metaverso.
Con i Neanderthal vivi erano stati in grado di rispondere ad alcune delle più persistenti domande sulle origini e peculiarità dell’Homo Sapiens. Confrontando un Neanderthal con il cervello di un Homo Sapiens e facendo una mappatura delle zone in cui differiscono - il genoma del Sapiens era stato mappato ancor prima dell’esperimento per creare i Neanderthal - avevano scoperto e identificato quale cambiamento biologico aveva prodotto la coscienza che i Sapiens vivevano.
Genitore 1, che aveva studiato quel periodo disumano, sapeva che i Sapiens erano egoisti, si sentivano dèi. Ma sapeva anche che vivevano di sensi di colpa e poiché l’Homo Sapiens era stato responsabile dell’estinzione dei Neanderthal, a quell’epoca si sentiva come dovere morale resuscitarli. Oltre al fatto che, si pensava che avere intorno qualche Neanderthal potesse tornare utile. Andavano a ruba nelle industrie pesanti del Terzo mondo i cui proprietari erano ben contenti di pagare un Neanderthal capace di fare il lavoro manuale di due Sapiens. Era in quel momento che le cose avevano preso un’accelerata pazzesca: si era scoperto il tavolo da disegno di Dio e si era cominciato a progettare un Sapiens migliore. Le capacità, i bisogni e i desideri dell’Homo Sapiens avevano una base genetica, e il genoma del Sapiens non era più complesso di quello dell’arvicola e del topo.
Era cominciato tutto così, Genitore 1 era uno dei pochi a saperlo. Da quel momento era partita la speciazione. Era nato il suo antenato l’Homo Evolutus, grazie all’ingegneria genetica e altre forme di bioingegneria che avevano effettuato, a fin di bene, alterazioni di enorme portata non solo nella fisiologia, nel sistema immunitario e nell’aspettativa di vita, ma anche nelle capacità intellettuali ed emozionali dei vecchi Sapiens, che pian piano si estinsero come un modello sorpassato, un po’ come era accaduto ai Neanderthal. La Rivoluzione cognitiva, che aveva tramutato l’Homo Sapiens da scimmia insignificante a signore del mondo, non aveva richiesto alcun cambiamento rilevante nel sistema fisiologico né nelle proporzioni e forma esterna del cervello. Ma solo pochi cambiamenti di piccola entità nell’ambito della struttura cerebrale interna. Quell’Homo Evolutus era stato il primo salto in avanti, innestato dalla pandemia, e si era protratto per secoli ed era suo antenato. Era stato l’upgrade dell’Homo Sapiens con un tipo di coscienza completamente nuova.
Mentre le routine, i trigger e gli aggiornamenti cumulativi si “spacchettizzavano” nel suo corpo Genitore 1 ricordò la storia della cura di quell’antica malattia chiamata Alzheimer. Nessuno quasi più era a conoscenza della vicenda eppure, quando fu trovata la cura, si scoprì che come effetto collaterale aveva quello di migliorare la memoria anche delle persone sane. La ricerca non si era fermata e si era creato un mercato. Un mercato affollato di persone sane ricchissime che comprando la cura acquistarono una supermemoria. Che potenziò le loro menti rendendoli definitivamente Homo Evolutus. Eppure questa sorta di superuomini erano ancora troppo legati al Sapiens e quindi vennero pian piano affinati, modificati e migliorati fino a perdere ogni contatto con i Sapiens originari come i Sapiens avevano fatto con i Neanderthal. L’Homo Evolutus, da cui discendeva Genitore 1, era ancora “difettoso”, o meglio non aveva raggiunto la perfezione. La colpa era stata degli ostacoli rappresentati dalle obiezioni di tipo etico e politico che avevano rallentato la ricerca sugli umani, ostacoli che erano crollati grazie alla pandemia. Il passo successivo fu fatto per motivi sanitari innanzitutto perché l’etica sparì quando entrò in gioco la possibilità di prolungare indefinitamente la vita umana, vincere malattie incurabili e accrescere le capacità cognitive ed emozionali.
“Posso vederlo, adesso posso vederlo?” disse B910107A18517MU13169 fermando il suo metaverso.
“Va bene, va bene,” mormorò seccato Genitore 1 - le routine non erano ancora terminate ma lo sarebbero state di lì a poco - e alzandosi: “Ma adesso che andremo di là, mi raccomando non farlo avvicinare per nessun motivo,” concluse uscendo e inoltrandosi nel corridoio metallico. Quella era una piccola base galleggiante nella galassia ai margini della Via Lattea. Era l’avamposto più estremo dell’Homo Deus, forse anche per quello era proprio lì che si stava svolgendo quell’esperimento. Genitore 1 ne era consapevole, sapeva bene che gli era stato affidato quel cucciolo perché, se qualcosa fosse andato storto, avrebbero potuto isolare facilmente la zona. Ma questo non toglieva nulla all’emozione che sembrava provare finalmente B910107A18517MU13169. Non era semplice vivere in quell’avamposto sperduto sul margine e il sistema centrale con i suoi algoritmi, analizzando i dati psico-biologici di B910107A18517MU13169 aveva scelto proprio quella stazione per studiare le interazioni e capire se quei cuccioli potevano essere distribuiti.
“Perché… insomma, perché non devo farlo avvicinare?” domandò B910107A18517MU13169.
“Perché potrebbe infettarti, potrebbe trasmetterti qualche malattia.”
“Ma non siamo configurati? Le routine e i trigger non ci rendono immuni da tutto? Siamo tranquilli no? L’Intelligenza Artificiale monitora costantemente ogni nostro valore, perfino quando dormiamo, di cosa devo aver paura?”
“Be’ sai, il suo genoma è stato scongelato da poco. Chissà che non sia tornato in vita anche qualche batterio di decine di migliaia di anni fa.”
“Ah, va bene. Starò a distanza,” disse B910107A18517MU13169, non comprendendo subito le implicazioni di quella risposta. Arrivati alla fine del corridoio sorridendo fece passare avanti Genitore 1 che aveva le abilitazioni giuste per aprire quella porta.
La lamina di metallo scomparve al tocco della mano come se non ci fosse mai stata e davanti a loro apparve il contenuto della stanza bianca.
Il bambino biondo di cinque anni, nudo e in buona salute fissò i suoi occhi azzurri su di loro.
A sua volta gli occhi di B910107A18517MU13169 lo guardarono perplessi. Cosa aveva in mezzo alle gambe?
“Che cosa è quello?”
“Ah,” rispose Genitore 1, “quelli sono… organi desueti.”
“Io non li ho, e nemmeno tu. A che cosa servono?” domandò B910107A18517MU13169.
“L’evoluzione intelligente li ha fatti cadere. Sai che gli antenati dei Sapiens avevano anche la coda no?”
“Sì, della coda sì. Lo sapevo. Ma quelli che organi sono?”
“Genitali. Servivano a riprodursi.”
“Come?”
“Una volta i figli si facevano così. Usando i corpi. Questo però era limitante e pericoloso. Innanzitutto dovevi avere il corpo giusto a disposizione e poi tutti, indistintamente, anche quelli che non si comportavano secondo le regole potevano avere figli.”
“Ma che schifo! Usando i corpi? Poteva avere figli anche chi si comportava male? Che barbarie!” esclamò B910107A18517MU13169.
“Lo so, non siamo più così, noi. Noi siamo Homo Deus, e il pianeta originario è lontano galassie da qui, non preoccuparti. Peraltro, per quanto ne so, laggiù su Terra non c’è rimasto più niente.”
“Posso tenere il cucciolo di Sapiens? È così carino.”
“Sì, ma solo qualche giorno. Poi lo devo riportare al laboratorio.”
“Ma è tutto nudo,” disse B910107A18517MU13169, “non ha freddo?”
“No. È un animale, ricorda che sul pianeta originario vivevano a tutte le latitudini.”
Il bambino biondo starnutì.
“Eh! Hai sentito?” La voce di B910107A18517MU13169 prese una nota stridula.
“Sì. È normale per questi animali, non sono controllati come noi. Non hanno la nostra rete di protezione, le routine, i protocolli medici e così via. Sono anche troppo arretrati per averli. Sono esposti a rischi, sì.”
“Che cosa?” B910107A18517MU13169 fece un passo indietro, pallido e carico di preoccupazione. “Vuoi dire che nessuno sta monitorando i suoi parametri vitali e che potrebbe sentirsi male da un momento all’altro? Che potrebbe morire? Magari gli manca l’aria o ha troppi battiti o si sta formando un tumore o sviluppando di nascosto qualsiasi altra cosa? Insomma è terribile. È completamente abbandonato a sé stesso! Quanto mi dispiace, quanto mi dispiace, io, io non riuscirei mai a vivere così!”
Il sistema di monitoraggio inviò immediatamente al cervello di B910107A18517MU13169 un’inibizione dei neuromediatori e impedì alle vescicole neuronali di aprirsi di nuovo, riportando così la calma nella sua testa.
Ma il bambino biondo starnutì di nuovo.

L'AUTORE
Claudio Foti è nato a Roma nel 1967, scrive e pubblica da oltre vent'anni. Inventore di mondi inquietanti, ricercatore delle verità nascoste è un autore poliedrico che ha scritto numerosi romanzi, racconti e saggi tra cui il romanzo heroic fantasy Dobb gli adoratori di Fenrir (Premio Elsa Morante Roma, Di Salvo 2003), il romanzo storico fantastico Ombre su Campo Marzio (Premio Le Ali della Fantasia-ex premio Tolkien, Ortona 2006 ed. Solfanelli 2008, Finalista a Casa San Remo Writers 2016), Nereolie (Alcheringa 2014), Romagick (Arpeggio Libero 2014). Diversi i racconti pubblicati Lycaonia (Alacran 2005), I Vampiri di Piazza Vittorio (Chichill 2012 per il mercato tedesco di lingua italiana) e La Centesima Scimmia (Enigma 2015), e tra i saggi Il Codice Voynich (Eremon edizioni 2010), Defixiones le tavolette magiche nell’Antica Roma (Eremon, 2014), I Segreti del Necronomicon (Enigma 2015), Il Dio Anfibio (Fenix 2016), Guida alla Barcellona esoterica e magica (Mursia 2016) e Scrittori Maledetti della Golden Dawn (Mursia 2022). Ha pubblicato oltre venti racconti weird con Delos.



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