Una storia avvincente
Che tiene sempre in tensione lo spettatore
Il terzo omicidio (Giappone, 2017)
Regia, Montaggio, Soggetto, Sceneggiatura: Hirokazu Kore’eda. Fotografia: Mikiya Takimoto. Musiche: Ludovico Einaudi. Scenografia: Yohei Taneda, Katsuya Imai. Titolo Originale: Sandome no satsujin. Lingua Originale: Giapponese. Anno: 2017. Paese di Produzione: Giappone. Distribuzione (Italia): Double Line. Genere: Thriller. Durata: 124’. Interpreti: Masaharu Fukuyama (Tomoaki Shigemori), Kōji Yakusho (Misumi), Suzu Hirose (Sakie Yamanaka), Kōtarō Yoshida (Daisuke Settsu), Shinnosuke Mitsushima (Kawashima Akira), MIkako Ichikawa (Sasabara Itsuki), Izumi Matsuoka (Hattori Akiko).
ACQUISTA SU AMAZON #ad (DVD)
ACQUISTA SU AMAZON #ad (Blu-ray)
Attenzione contiene spoiler
Il film parte subito mostrando in primo piano l’omicidio di un uomo che avviene di notte, sul greto di un fiume, il volto insanguinato dell’assassino, il cadavere bruciato dopo il brutale atto violento. Tutto pare scontato, anche perché il presunto colpevole confessa ed è in attesa di giudizio, ma tiene uno strano comportamento processuale, cambiando versione dei fatti a seconda del suo interlocutore. Un agguerrito studio legale, guidato da Tomoaki Shigemori (Fukuyama), si interessa del caso e assiste l’imputato Misumi (Yakusho), ma ciò che emerge dai numerosi colloqui sono tante possibili realtà. Forse non è tutto così semplice e scontato come in un primo tempo poteva apparire. Misumi, già giudicato per due precedenti omicidi, potrebbe essere solo un feroce assassino che si prende gioco di giuria e avvocati, un uomo turpe che ha ucciso per debiti di gioco, per vendetta, per rubare… Al tempo stesso potrebbe aver ucciso per salvare la figlia di un perfido pedofilo da nuove violenze carnali. Non solo, potrebbe aver ammazzato su incarico della moglie della vittima, interessata a riscuotere una sostanziosa polizza vita. La condanna alla pena di morte di un uomo che ha già scontato precedenti pene detentive è la soluzione più semplice per la giuria, ma l’avvocato - nonostante si sia sempre detto non interessato alla verità - pare sconvolto da quel che il presunto colpevole riferisce. Troppe verità sembrano possibili. Troppe persone potrebbero aver mentito, ognuna per un ben preciso motivo. Il regista lascia lo spettatore di fronte a un finale aperto mentre il legale che deve attraversare un metaforico incrocio e decidere quale strada prendere.
Kore’eda scrive, sceneggia, monta e dirige - da autore completo come è solito fare - 124’ di pellicola con il taglio narrativo del thriller psicologico, che diventa cinema giudiziario, ma che si sofferma a indagare problematici rapporti familiari. Abbiamo un avvocato di successo separato dalla moglie che non dedica abbastanza tempo alla figlia e la ragazza - per farsi notare - si mette a rubare invocando la sua protezione. Vediamo una ragazzina violentata dal padre, ma sua madre non parla, non vuole che si sappia niente in giro, assiste in silenzio e diventa complice di un rapporto pedofilo. Abbiamo un assassino che sembra capace di slanci generosi perché la figlia dell’uomo che ha ucciso gli ricorda la sua bambina che soffriva di identica malformazione alla gamba. La tecnica di regia è sopraffina, il taglio documentaristico - sempre presente in Kore’eda - porta a filmare grandi spazi campestri e città tentacolari, ma sono sublimi anche i campi e controcampi dei profondi dialoghi teatrali. La scrittura è eccellente, piena di metafore, molto letteraria; le riprese in dissolvenza durante i dialoghi in carcere sono straordinarie, permettono di vedere i volti di chi parla affiancati, grazie a un magico gioco di specchi. Ottime parti oniriche montate in flashback, sempre a metà strada tra il realistico e il fantastico. Il film è impreziosito dalla colonna sonora del grande Ludovico Einaudi, una vera e propria sinfonia che scandisce i momenti essenziali della storia. Fotografia plumbea e notturna di Mikiya Takimoto. The Third Murder (titolo internazionale) è arrivato in Italia solo nel 2019, dopo aver vinto numerosi premi in Giappone conferiti dalla Arward Academy. Kore’eda compie una nuova analisi introspettiva sulla natura umana, sviscerando i rapporti e i legami familiari, ricorrendo a una storia avvincente che tiene sempre in tensione lo spettatore. Assolutamente da vedere.
Disponibile su Rai Play.
A cura di Gordiano Lupi

