Le paludi della morte di Ami Canaan Mann

Un thriller morboso

Che piacerà agli amanti dell’horror non soprannaturale

Le paludi della morte (Usa 2011)
Regia: Ami Canaan Mann. Soggetto e Sceneggiatura: Donald F. Ferrarone. Fotografia: Stuart Dryburgh. Montaggio: Cindy Mollo. Musiche: Dickon Hinchliffe. Scenografia: Aran Reo Mann. Costumi: Christopher Lawrence. Produttori: Michael Mann, Michael Jaffe. Case di Produzione: Blue Light, QED International, Block/Hanson, Watley Entertainment, Infinity Media. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Genere: Thriller. Durata: 101’. Interpreti: Sam Worthington (Mike Souder), Jeffrey Dean Morgan (Brian Heigh), Jessica Chastain (Pam Stall), Chloё Grace Moretz (Little Anne Sliger), Stephen Graham (Rhino), Jason Clarke (Rule), Annabeth Gish (Gwen Heigh), Sheryl Lee (Lucie Sliger).

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Texas Killing Fields (titolo originale) fa pensare a quanto sia tragica la vita se consideriamo che il soggetto sviluppato in circa cento minuti di pellicola corrisponde a una storia vera, sceneggiata da un ex agente della Dea come Donald F. Ferrarone e narrata in un romanzo omonimo. Regista la figlia di Michael Mann (tra i produttori) - Ami Canaan Mann - al suo secondo film (dopo Morning del 2001), anche se la prima scelta sarebbe stata Danny Boyle. Troppo cupa la storia per l’esperto regista che declina l’invito e si fa sfuggire una buona opportunità, lasciata alla giovane rivale dotata di uno stile molto personale a base di dissolvenze incrociate, inquietanti soggettive e suggestive panoramiche. Tutto comincia quando nelle paludi di Killing Fields - luogo dove negli anni sono state rinvenute giovani donne uccise - viene ritrovato il cadavere di una ragazza assassinata. I poliziotti della squadra omicidi Mike Souder (Worthington) e Brian Heih (Morgan) indagano sulla vicenda e si trovano a stretto contatto con un sottobosco di squallidi individui dediti a violenza, spaccio e prostituzione. Tutto si risolve con la caccia a un perverso pedofilo, ma i colpi di scena non mancano e le sequenze di pura azione sono girate in maniera perfetta, tra scenari paludosi e notturni piovosi che si alternano a una fotografia solare della Louisiana (Stuart Dryburgh), tra New Orleans e Shreveport. Il montaggio di Cindy Mollo è da cinema d’autore ma non lascia mai tranquillo lo spettatore e non consente la minima distrazione. La colonna sonora di Dickon Hinchliffe accompagna bene una vicenda cupa e perversa con soffuse tonalità da pop britannico, mentre la macchina da presa di un’ottima regista segue i protagonisti in maniera concitata, partecipando all’azione. Attori molto buoni, in particolare va segnalata la recitazione spontanea di Cloё Grace Moretz, nei panni della giovanissima Little Anne Sliger, vittima designata, figlia di una madre snaturata e costretta a vivere in una famiglia marginale. Le paludi della morte - efficace il titolo italiano - è un thriller morboso che piacerà agli amanti dell’horror non soprannaturale. Non adatto per chi non ama l’esibizione della morte e gli effetti speciali intrisi di crudo realismo. Per tutti gli appassionati di thriller è un film imperdibile.  Presentato al Festival di Venezia 2011, un successo al botteghino confortato da buona critica.

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A cura di Gordiano Lupi



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