Library of the Dead - Clive Barker svela i segreti del progetto

Intervista esclusiva

Lo scrittore e regista torna alla forma letteraria breve

Intervista esclusiva: Clive Barker apre il libro della sua Library of the Dead
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Più di quarant’anni fa, Clive Barker prese in mano una penna e mise su carta le storie che, nel loro insieme, sarebbero diventate i Libri di Sangue, spingendo la letteratura horror verso un territorio estremo di perversione e macabro che affondò saldamente i propri uncini e le proprie catene nei lettori. I racconti si estesero per sei volumi e costituirono uno degli epicentri dell’opera dell’autore, nel quale personaggi come Mahogany (Macelleria mobile di mezzanotte), Harry D’Amour (Il signore delle illusioni) e Candyman (Il proibito) presero vita sulla pagina prima di arrivare sullo schermo.
Ora Clive è pronto a tornare alla forma letteraria breve con l’annunciata Library of the Dead.
Library of the Dead comprende tre nuovi libri - Fear Eternal, Pyres of Bedlam e Dark Descents - ciascuno contenente una combinazione di materiale nuovo e già pubblicato. Erede spirituale dei Libri di Sangue, Library of the Dead è soltanto la pietra angolare di un anno dedicato a Barker, che nei prossimi mesi porterà anche un’edizione rimasterizzata degli stessi Libri di Sangue, nuove stampe artistiche e varie altre esperienze. Lanciata come iniziativa Kickstarter per aggirare i vincoli dell’editoria commerciale moderna, la campagna ha superato il proprio obiettivo nel giro di poche ore. Al momento in cui scriviamo ha comodamente oltrepassato il milione di dollari, confermando che i fan di Barker sono entusiasti all’idea di tornare nelle ombre insieme all’amato artista.
Clive ha recentemente parlato con Rue Morgue del progetto in arrivo.

La Library of the Dead di Clive Barker.

Library of the Dead segna il tuo ritorno alla forma del racconto breve, tanto cara a te quanto ai tuoi lettori, ma questa nuova raccolta non è una semplice antologia di narrativa oscura: comprende arte, parole, oggetti da collezione e opere rimasterizzate, e occuperà più o meno il prossimo anno della tua vita. Sembra un’impresa piuttosto imponente!
La prima cosa che vorrei dire è che, nei quarant’anni trascorsi da quando ho pubblicato i Libri di Sangue, non ci sono state molte raccolte di racconti. Non so perché. Se vai nella sezione horror di Barnes & Noble troverai moltissimi romanzi giganteschi, ma poche raccolte di racconti. Non so se dipenda dai gusti del pubblico o da altre ragioni. Ricordo che, quando presentai per la prima volta al mio editore le prime storie dei Libri di Sangue, mi dissero: « Noi non pubblichiamo racconti ». Era il mio primo tentativo di scrittura e rimasi piuttosto deluso. Poi li lessero e cambiarono idea. Il resto, per così dire, è storia. Nei quarant’anni trascorsi da allora bisogna cercare con attenzione per trovare molte raccolte di racconti. Stephen King ne pubblica alcune, e sono meravigliose, ma la nuova generazione di giovani scrittori non sta scrivendo racconti. Credo che in buona parte ciò dipenda dall’aspettativa secondo cui i racconti sarebbero più difficili da adattare in altri media, come la televisione e il cinema.
Il paradosso è che alcune delle più grandi opere della narrativa horror sono racconti. Basta tornare a Edgar Allan Poe e a tutta una schiera di scrittori del XIX secolo: quel genere di letteratura si fondava proprio su quella forma. Nei Libri di Sangue ci sono trenta storie. Se avessi cercato di trasformarne una qualsiasi in una narrazione lunga, non avrebbe funzionato. La loro forza risiedeva proprio nel fatto di essere più brevi. Questo consente allo scrittore di assestare al lettore uno schiaffo violento in un modo che le storie più lunghe non possono fare. La forma lunga semplicemente non funziona allo stesso modo. Ho scritto romanzi molto corposi, ma la parte più efficace della mia narrativa è quella breve. Ed è una delle cose più divertenti nello scrivere queste nuove storie per i Library of the Dead. C’è del materiale molto brutale e non avrebbe lo stesso equivalente se cercassi di trasformarlo in storie più lunghe.

Ogni libro contiene sia materiale nuovo sia materiale fuori catalogo. Nel selezionare le raccolte, ci sono stati racconti o poesie precedenti che è stato particolarmente piacevole riscoprire?
Oh, sì. Ci sono parecchie cose che, quando furono pubblicate originariamente, ebbero una diffusione limitata. Ma includiamo anche racconti come Chiliad, che è una storia molto più lunga, e la includiamo perché penso che sia probabilmente il miglior racconto breve che abbia mai scritto. Ce ne sono anche altri, ma è una vera gioia portare queste storie a un pubblico attraverso i diversi libri di Library of the Dead, perché possa scoprirle per la prima volta oppure godersele nuovamente.

Le tue opere d’arte sono ambite quanto i tuoi libri e questa raccolta comprende nove nuove stampe per determinati livelli di sostenitori. Puoi darci qualche indizio su cosa possiamo aspettarci?
In realtà, grazie allo straordinario supporto dei sostenitori su Kickstarter, ora ci saranno dodici nuove stampe. In Library of the Dead c’è molto materiale estremamente intenso e queste nuove opere artistiche lo amplieranno. Cerchiamo di soddisfare il pubblico con immagini che abbiano intensità, che a volte siano oltraggiose, ma che rimangano accessibili. Come le storie, anche le mie opere d’arte cambiano da un pezzo all’altro, e ciò che i sostenitori vedranno rifletterà questa varietà. Ora che pubblichiamo autonomamente attraverso Kickstarter, abbiamo la libertà di esprimere i miei desideri creativi non soltanto attraverso la parola scritta, ma anche attraverso le immagini che la accompagnano. Il Bibliotecario, per esempio, compare in una delle storie, e creare un’opera d’arte che riesca a catturare quella storia è appagante. Proprio come Pinhead è centrale in Schiavi dell’Inferno, il “Bibliotecario” sarà al centro di Library of the Dead, e poter raccontare di più su questo personaggio attraverso l’arte aggiunge profondità all’intero progetto. Voglio raccontare una storia su questo personaggio, costruirgli una mitologia propria e mostrarne diversi aspetti, con un’oscurità che sia completa in se stessa.

La Library of the Dead di Clive Barker.

Un tempo gli audiolibri erano semplicemente un complemento facile da fruire delle rispettive versioni stampate, ma negli ultimi anni il formato si è evoluto in qualcosa di più. Ora i racconti diventano vere e proprie produzioni, con cast corali e colonne sonore, e questa qualità immersiva sembra adattarsi magnificamente alle tue storie. Ci sono progetti di questo tipo per Library of the Dead?
Mi piacerebbe produrre gli audiolibri in un modo che coinvolga il pubblico in maniera più significativa. Mi piacerebbe usare la musica, assegnare i ruoli a diversi interpreti e sviluppare il tutto per rendere l’esperienza audio più ricca e completa.
A dire il vero, mi piacerebbe recitare una parte in una produzione di questo genere, ma credo che alla fine si tratti di preservare alcune delle sorprese che riserveremo ai sostenitori del progetto. Presto avremo altro da condividere. Posso dire che penso che gli appassionati dei miei lavori precedenti rimarranno sorpresi nello scoprire chi è coinvolto negli audiolibri.

La comunità LGBTQ+ ha sempre dovuto lottare per la propria esistenza, ma oggi viviamo in un’epoca in cui coloro che sono « al comando » stanno adottando misure estreme per demonizzare le persone queer. In quanto scrittore notoriamente gay che non ha mai usato mezzi termini nell’esplorare la sessualità nelle proprie opere, hai creato qualcuna delle nuove storie anche come risposta all’attuale deriva della situazione?
Sì. Voglio assicurarmi che il materiale che ho scritto abbia un sapore capace di spingersi fino ai limiti e che, pur senza promuovere direttamente qualcosa di politico, rimanga un riflesso di molte esperienze di vita. Il materiale che scrissi nei Libri di Sangue originali si distingueva per la quantità di sessualità e per gli estremi fino ai quali si spingeva. Avevo due editor, entrambe donne. L’editore dei primi libri, Sphere, era molto conservatore. Mi proibirono di pubblicare determinate storie, così ritirai i libri. Ricordate: erano i miei primi libri. Non avevo intenzione di farmi censurare, anche se quella fosse stata la prima e l’ultima opportunità che mi sarebbe mai stata concessa. Passò una settimana senza alcuna risposta e alla fine tornarono da me dicendo che volevano eliminare due frasi da Nelle colline, le città. Ancora una volta dissi di no. O lo pubblicavano così come l’avevo scritto oppure avrei trovato qualcun altro. In realtà non avevo nessun altro, ma alla fine cedettero senza dire esplicitamente che stavano cedendo. E non se ne parlò mai più.
Per Library of the Dead questi problemi non esistono più. Affronto le questioni specifiche che mi stanno a cuore, ma non credo serva a qualcosa rendere troppo manifeste le proprie intenzioni. Preferisco concentrarmi sul lavoro e sulle storie che mi emozionano. Tutte le mie storie sono molto importanti per me e possono spingermi in direzioni che stabiliscono determinati tipi di connessione con i lettori. Tutte contengono elementi di questo genere, ma alcune sono più esplicite di altre. Ci sono moltissime possibilità ancora inutilizzate e inesplorate su cui scrivere, e voglio poter esplorare i sentimenti senza risultare pacchiano o eccessivamente sfruttatore.

Per i cineasti là fuori: tra le storie contenute nei tre volumi ce n’è una in particolare che, secondo te, sta proprio gridando di voler diventare un film?
World Without Witnesses è una storia autobiografica ambientata sull’isola di Guernsey, nelle Channel Islands. I miei padrini vivevano a Guernsey. Avevano una casa enorme. Questa storia parla di quando, da giovane, andai in quella casa e scoprii i fantasmi che la infestavano. Penso che ne verrebbe fuori un film della madonna. È interessante notare che diversi produttori ci hanno contattati dopo aver visto il successo di Library of the Dead, quindi la tua è un’ottima domanda. Proprio come stiamo esplorando queste storie attraverso le mie opere d’arte, mi piacerebbe molto vedere che cosa potrebbe accadere portandole anche al cinema.

Intervista tradotta dall’inglese da Massimiliano Ruzzante su gentile concessione di Rue Morgue - Kevin Hoover, 4 settembre 2026.

A cura di Massimiliamo Ruzzante


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