Il centauro di Algernon Blackwood

Romanzo anomalo

Un viaggio che diventa soprattutto un'esperienza interiore

Ogni tanto l'editoria italiana si ricorda che esistono anche i classici del fantastico che non siano sempre gli stessi tre o quattro nomi riproposti all'infinito. È il caso de Il centauro di Algernon Blackwood, romanzo del 1911 che finalmente possiamo leggere in una nuova edizione italiana grazie a Edizioni Ester. E già questo merita un plauso: parliamo di un autore fondamentale per la letteratura dell'inquietudine, conosciuto soprattutto per racconti straordinari come I salici e Il Wendigo, ma la cui produzione meriterebbe una riscoperta ben più ampia. Recuperare un'opera ambiziosa come questa significa investire in una letteratura fantastica che non si esaurisce nel mostro di turno o nell'effetto raccapricciante.



Dimenticatevi però l'horror tradizionale. Il centauro è un libro anomalo, a tratti persino difficile da inquadrare, nel quale il viaggio diventa soprattutto un'esperienza interiore. Il protagonista, Terence O'Malley, è un giornalista irlandese che non riesce a trovare il proprio posto nella civiltà moderna e avverte un legame profondo con la natura, intesa quasi come un organismo vivente. Inviato a studiare le popolazioni del Caucaso, durante il viaggio incontra un enigmatico russo che sembra appartenere a una dimensione diversa da quella degli altri esseri umani. Da qui Blackwood costruisce un percorso che conduce dalle inquietudini della vita quotidiana verso un'esperienza sempre più misteriosa, nella quale le montagne e la natura selvaggia cessano di essere un semplice scenario e diventano il centro stesso della vicenda. La natura non è una cartolina, né un rifugio bucolico nel quale trovare pace: è qualcosa di smisurato, antico, che esiste indipendentemente dall'uomo e che forse custodisce una forma di conoscenza ormai perduta. Il fantastico nasce proprio da questa sensazione di essere entrati in contatto con una realtà che non riusciamo a comprendere fino in fondo. Il mito del centauro diventa allora il simbolo di una possibile comunione fra l'essere umano e il mondo naturale, una condizione primordiale che la civiltà sembra aver cancellato.

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Chi conosce Blackwood ritroverà quella capacità di insinuare il perturbante senza ricorrere necessariamente a manifestazioni esplicite dell'orrore. Chi lo associa soprattutto ai suoi racconti più celebri potrebbe invece rimanere sorpreso dai tempi dilatati, dalle divagazioni filosofiche e dalla componente spirituale del romanzo. Non è una lettura sempre agevole e non credo abbia senso fingere che lo sia: Il centauro richiede pazienza e disponibilità a seguire un autore che non ha alcuna intenzione di adeguarsi alle aspettative del lettore contemporaneo. Ma è proprio questa natura irregolare a renderlo interessante. C'è anche una differenza importante rispetto a certa narrativa cosmica successiva, Lovecraft compreso. In Blackwood l'incontro con l'ignoto non coincide necessariamente con la scoperta di un universo ostile all'uomo. Può diventare, almeno per un momento, la possibilità di superare i limiti della percezione ordinaria e di sentirsi parte di qualcosa di infinitamente più vasto. Naturalmente, questa esperienza non si traduce in una facile illuminazione da portare a casa e raccontare agli amici: ciò che O'Malley vive non si lascia comunicare facilmente, e proprio questa impossibilità di tradurre l'esperienza in parole aggiunge al romanzo una nota malinconica.

Non lo consiglierei a chi cerca una lettura horror veloce e ricca di colpi di scena. A chi invece ama il fantastico quando diventa uno strumento per mettere in discussione la realtà, Il centauro può riservare un'esperienza decisamente particolare. E, soprattutto, ci ricorda quanto ci sia ancora da recuperare nella storia di questo genere. Per una volta, dunque, non posso che ringraziare Edizioni Ester per aver riportato in circolazione un libro che attendeva da tanto una meritata valorizzazione. Un'uscita importante, quindi, e un plauso a Edizioni Ester e a Michols Magnolia per aver contribuito con la sua traduzione a rendere accessibile al pubblico italiano un libro che meritava da tempo maggiore attenzione preservandone la ricchezza delle descrizioni, le sfumature della prosa e quel senso di mistero che si insinua lentamente nella narrazione, senza appesantirla né disperderne la forza evocativa.

L'AUTORE
Algernon Blackwood (1869–1951) è stato uno dei maestri più influenti e prolifici della letteratura del soprannaturale e del genere weird (la narrativa speculativa e fantastica tra l'horror e il fantascientifico). La sua abilità non stava nel descrivere mostri classici, ma nel catturare la paura dell'ignoto e il senso di impotenza dell'uomo di fronte a una natura selvaggia, mistica e a tratti minacciosa.
Nato a Shooter's Hill (oggi parte di Londra) da una famiglia dell'alta borghesia rigidamente evangelica, Blackwood sviluppò presto una forte ribellione verso l'ortodossia religiosa, appassionandosi invece all'esoterismo, al misticismo orientale e alla teosofia.
Prima di diventare scrittore a tempo pieno, visse una vita nomade e avventurosa che segnò profondamente la sua poetica. Poco più che ventenne si trasferì in Nord America, dove fece i lavori più disparati: allevatore di bestiame in Canada, cercatore d'oro nei campi auriferi, gestore di un albergo (finito in bancarotta), reporter di cronaca nera per il New York Times. Queste esperienze, passate spesso a stretto contatto con la solitudine delle grandi foreste canadesi o nei bassifondi delle metropoli, divennero la linfa vitale dei suoi racconti.
Tornato in Inghilterra nei primi anni del 1900, iniziò a pubblicare le sue storie di fantasmi e di forze elementari. Nel 1906 uscì la sua prima raccolta, The Empty House, ma fu con i capolavori successivi che si consacrò come autore di punta: "I salici" (The Willows, 1907), considerato da H.P. Lovecraft il miglior racconto horror della letteratura inglese, "Il Wendigo" (The Wendigo, 1910), John Silence (1908).
Oltre alla scrittura, Blackwood fece parte della celebre società segreta esoterica Hermetic Order of the Golden Dawn (della quale facevano parte anche l'ibrido poeta William Butler Yeats e il creatore di Dracula, Bram Stoker).
Nella parte finale della sua vita divenne anche una nota figura radiotelevisiva per la BBC, dove leggeva ad alta voce storie del terrore, guadagnandosi il soprannome di "The Ghost Man" (L'uomo fantasma). Morì nel 1951 all'età di 81 anni.


Il centauro
Autore: Algernon Blackwood
Traduttore: Michols Magnolia
Collana: Cronache dell'Insolito
Editore: Ester Edizioni
Anno: 1 ottobre 2026
Pagine: 510
ISBN-13: 978-8899668952
Prezzo: 23,00 €


A cura di Cesare Buttaboni



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