Un horror che non fa paura
Sceneggiatura prevedibile e colpi di scena annunciati
Imaginary (Usa 2024)
Regia: Jeff Wadlow. Soggetto e Sceneggiatura: Jeff Wadlow, Greg Erb, Jason Oremland. Fotografia: James McMillan. Montaggio: Sean Albertson. Musiche: Bear McCreary. Produttori: Jeff Wadlow, Jason Blum. Case di Produzione: Blumhouse Productions, Tower of Babble. Lingua Originale: Inglese. Paese di Produzione: USA, 2024. Durata: 104’. Genere: Horror. Interpreti: DeWanda Wise (Jessica), Pyper Braun (alice), Tom Payne (Max), Betty Buckley (Gloria), Taegen Burns (Taylor), Matthew Sato (Liam), Veronica Falcón (dr.ssa Alana Soto), Samuel Salary (Ben), Alix Angelis (Samantha), Dane Diliegro (Chauncey Bea).
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Imaginary è scritto e diretto dal regista - produttore di Fantasy Island (2020), film visto ma non recensito sia per pudore, sia perché non avrei saputo che cosa scrivere. Pure nel caso di Imaginary il nostro Wadlow (regista televisivo come pochi) dirige, produce e (in parte) scrive una sceneggiatura che per trenta minuti fa ben sperare, ché lo spettatore non pensa a una brusca virata verso il soprannaturale, ma spera in un’analisi psicologica sul tema della doppia personalità. Non sarebbe vietato fare cinema fantastico intelligente, abbiamo esempi illustri nei lavori di Guillermo Del Toro e di Sam Raimi, per tacere di Fellini e De Palma, ma Wadlow - con la Blumhouse Productions di Jason Blum - ci ha insegnato a non avere troppa fiducia, perché la baracconata nordamericana è sempre in agguato. In sintesi la trama. Jessica torna nella casa dove ha vissuto l’infanzia insieme alla nuova famiglia, per alcuni giorni resta sola con le figlie del compagno con le quali non ha un grande rapporto, quando compare un orsacchiotto di stoffa, amico immaginario della piccola Alice. Il comportamento della bambina diventa sempre più strano ma la spirale di orrore comincia quando ci rendiamo conto che l’orsacchiotto è reale solo per Jessica e per Alice. Tutto il resto scopritelo da soli, in una pellicola dove le cose migliori sono la fotografia cupa (James McMillan) con suggestivi spaccati di New Orleans, il montaggio sincopato di Sean Albertson e le musiche angoscianti di Bear McCreary. Il regista crea una buona suspense nella prima mezz’ora, quando presenta i personaggi e introduce l’amico immaginario, ma quando Wadlow comincia a inserire porte sugli inferi che risucchiano persone la tensione si riduce a zero. Imaginary è un horror che non fa paura, puro divertimento, intrattenimento senza pretese, anche se il cinema dell’orrore dovrebbe spaventare, altrimenti non ha ragion d’essere. Centoquattro minuti soporiferi, senza il minimo sussulto, guidati da una sceneggiatura prevedibile e da colpi di scena annunciati. Effetti speciali simili a film precedenti, scritti e diretti su identica falsariga, un po’ come Fantasy Island, metaforici pesci in faccia per chi continua a seguire il cinema dell’orrore e spera di vedere qualcosa di nuovo. Non piace neppure al pubblico, secondo le statistiche riportate dai siti specializzati, non soddisfa la critica, neppure quella specializzata. Est modus in rebus, direbbero i latini.
A cura di Gordiano Lupi
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