Particolare e ambizioso
Una vera e propria memoria collettiva
[…] Sembrava che la luce stessa deviasse lo spazio verso nuovi orizzonti. Amelia, oh, Amelia, quanto avevi ragione quando, sotto le delicate foglie del calicesto, indovinasti l’arma più preziosa e pura dell’universo. […]
Dopo I cartografi di Ushar, Mauro Palazzi ed E.B. Lugher tornano nell'universo dell'Impero del Sole Incendiato con un progetto ancora più ambizioso. Se il precedente volume poteva essere considerato una sorta di atlante di quel mondo immaginario, L’ultimo impero prova a costruirne la memoria, raccontandone la storia attraverso migliaia di anni e accompagnando il lettore fino a un futuro remotissimo.
La prima cosa che colpisce è proprio la struttura. Non abbiamo davanti un romanzo tradizionale con una vicenda unica che procede dall'inizio alla fine, ma un mosaico formato da racconti, cronache, lettere, documenti e testimonianze. Gli autori mettono insieme questi frammenti come se fossero i reperti di una civiltà futura e il lettore deve progressivamente ricostruire la storia dell'umanità, dalla sua comparsa su Ushar fino alle ultime vicende dell'Impero Stellare. La cronologia iniziale, che attraversa centinaia di migliaia di anni, serve proprio a dare una mappa a questo universo narrativo. È un modo di raccontare che personalmente trovo interessante perché permette di passare continuamente dal grande al piccolo. Da una parte ci sono imperi, guerre stellari, viaggi attraverso le galassie, civiltà che sorgono e scompaiono; dall'altra ci sono persone alle prese con sentimenti assolutamente familiari: l'amicizia, il lutto, la nostalgia, l'amore, il senso di colpa. Uno degli episodi che meglio rappresenta questa caratteristica è Il bianco della sera. Il protagonista ripercorre la propria giovinezza attraverso il rapporto con Aldrik, ricordando gli anni dell'accademia di volo, le prime missioni e soprattutto la morte del compagno Urlik. La fantascienza è presente in ogni pagina, ma ciò che rimane maggiormente impresso è il rapporto umano tra i personaggi. Dietro le astronavi e le tecnologie futuristiche ci sono ancora uomini capaci di scherzare davanti a una tazza di tè e, molti anni dopo, di tornare con la memoria a una morte che non hanno mai veramente dimenticato.
Anche Ricordanti, che apre il volume, chiarisce immediatamente quale sia il tema più importante dell'intero progetto. La piccola Alea possiede il dono della ricordanza e attraverso i disegni realizzati sulle pareti di una grotta permette agli uomini di recuperare una storia che era stata cancellata. Gli Oscuratori avevano imposto all'umanità di dimenticare matematica, scienze, storia, geografia, scrittura e lettura, lasciando però ad alcuni individui il compito di conservare la conoscenza. La memoria diventa così qualcosa di più della semplice conservazione del passato: è una forma di resistenza. E questo concetto torna continuamente nel libro. L'umanità continua a cambiare, a conquistare nuovi mondi e a sviluppare tecnologie sempre più avanzate, ma rischia continuamente di dimenticare ciò che ha imparato e, soprattutto, di ripetere gli stessi errori. È proprio questa la parte che ho trovato più interessante. L’ultimo impero non sembra particolarmente interessato a mostrarci quanto sarà spettacolare il futuro. Gli autori utilizzano il futuro per parlare del presente. L'espansione dell'umanità nello spazio non elimina guerre, sopraffazione, ambizione e dolore. Anzi, a un certo punto la stessa civiltà che abbiamo imparato a guardare come grande e progredita mostra il proprio lato oscuro.
La vicenda di Calestra è significativa in questo senso: la grandezza dell'Impero viene osservata anche attraverso gli occhi di chi ne subisce la potenza. È un passaggio che ridimensiona parecchio l'immagine dell'Impero e introduce una riflessione sulla responsabilità di una civiltà che possiede una forza enorme nei confronti di chi è più debole. Ma c'è anche un'altra dimensione, più intima, che attraversa queste pagine. Palazzi e Lugher sembrano avere un'idea quasi spirituale dell'evoluzione umana. Non basta arrivare alle stelle: occorre diventare capaci di comprenderle. Non basta accumulare conoscenza: bisogna essere in grado di utilizzarla per cambiare noi stessi. In questo senso il libro è spesso più vicino alla fantascienza filosofica che alla space opera propriamente detta. Le astronavi e le battaglie ci sono, ma non rappresentano il vero punto d'arrivo. Sono strumenti attraverso i quali gli autori parlano di memoria, conoscenza, evoluzione e destino. Naturalmente questa impostazione ha anche i suoi rischi. La struttura a episodi e documenti rende il libro particolare, ma non sempre favorisce una lettura scorrevole. Alcuni passaggi sono molto descrittivi e in determinati momenti la componente filosofica e riflessiva prende il sopravvento sulla narrazione. Chi cerca soprattutto una storia d'avventura ambientata nello spazio potrebbe quindi trovarsi davanti a un libro diverso dalle aspettative.
A me, invece, è sembrata interessante proprio questa scelta di costruire non tanto una singola avventura quanto una vera e propria memoria collettiva. Si ha quasi l'impressione di sfogliare i resti di una civiltà che ha attraversato epoche talmente lontane da rendere il nostro presente poco più di un punto sulla sua linea temporale. E alla fine tutto torna alla memoria. L'Impero può cadere, le dinastie possono estinguersi, la tecnologia può andare perduta e perfino la civiltà può essere spazzata via. Quello che rimane è la possibilità di ricordare e, attraverso il ricordo, di ricominciare. È probabilmente questo il senso più profondo de L’ultimo impero: raccontare un futuro lontanissimo per parlare di qualcosa che appartiene ancora completamente al nostro presente. Perché l'uomo può conquistare l'universo, ma la sua vera evoluzione comincia soltanto quando impara a fare i conti con la propria memoria e con i propri errori.
Un libro quindi particolare e ambizioso, che non punta soltanto sulla meraviglia della fantascienza ma cerca, attraverso la costruzione di un intero universo, di lasciare al lettore qualche domanda sulla natura dell'uomo e sul significato stesso della parola “evoluzione”.
GLI AUTORI
Ebe Bo Lugher (Sud Tirolo, 1965) architetto, ha partecipato alla raccolta esperienziale Team Solve, al romanzo ucronico Le mani di Kairos e all'antologia Malore. Pillole di disagio quotidiano, tutti editi dalla Colomò Editore.
Mauro Palazzi (Bergamo, 1971) poeta e scrittore, ha pubblicato la raccolta "Per altre vie mi condusse, ad altre risposte giunsi", i romanzi "Le mani di Kairos" e "I cartografi di Ushar", il saggio "Cinque punti di prospettiva" e il volume "Team Solve". Ha scritto numerosi racconti per le antologie di Strani Aeoni e ha ideato la serie "Mercuria".
L'ultimo Impero
(Storiografia e leggenda
dell'impero stellare)
Autore: Mauro Palazzi, E.B. Lugher
Collana: Mondi ignoti
Editore: Colomò Editore
Anno: 28 maggio 2026
Pagine: 170
Dimensioni: 13.97 x 1.09 x 21.59 cm
ISBN-13: 979-1281430426
Prezzo: 16,00 €
A cura di Cesare Buttaboni
Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.

