Opera collettiva firmata Strani Aeoni
Che regala uno spaccato spietato, e a tratti claustrofobico, della vulnerabilità umana
Malore. Stato di malessere, prevalentemente passeggero.
Nella maggior parte dei casi, un’impressione di vertigine o debolezza che precede - gira attorno - al mancamento.
Nella maggior parte dei casi, un’impressione di vertigine o debolezza che precede - gira attorno - al mancamento.
C’è qualcosa di profondamente infetto che striscia sotto la superficie della quotidianità, un’ombra che non si limita a spaventare, ma che consuma i tessuti, logora i nervi e anestetizza lo spirito. È il fulcro attorno a cui ruota Malore: Pillole di disagio quotidiano, un’antologia firmata Strani Aeoni che si muove con passo sicuro nei territori del perturbante, del noir viscerale, del weird e dell'alienazione sociale. Un'opera collettiva che regala uno spaccato spietato, e a tratti claustrofobico, della vulnerabilità umana.
La forza di questa raccolta risiede nella spiccata identità delle voci che la compongono. Ciascun autore squarcia un velo differente, trasformando il "malore" da patologia intima a epidemia sociale. Tutto parte dal bizzarro prologo di Michele Cetta, che con il suo Inno al dio delle truffe telefoniche sbatte in faccia al lettore una litania cinica e devota a Mammona. In questo contesto, Mammona - storicamente l'antico demone biblico dell'avidità, del profitto spicciolo e della ricchezza materiale - viene genialmente modernizzato ed eletto a divinità protettrice dei call center e dei truffatori seriali. Una sfacciata incarnazione del capitalismo sotterraneo che si nutre della disperazione dei più deboli, impostando immediatamente il tono grottesco, cinico e spietato dell'intera opera.
Ma l'autentica vetta dell'antologia si tocca con Barbara Guarnieri e il suo Falena, senza dubbio il racconto migliore, più potente e più poetico dell'intera raccolta. La Guarnieri dipinge una parabola in cui il corpo, il peso e il giudizio sociale diventano una prigione asfissiante da cui evadere attraverso una metamorfosi grottesca. Il perturbante fantastico qui si fa strumento di vendetta e di riscatto primordiale, un’esplosione di violenza liberatoria, feroce e allucinata contro le umiliazioni quotidiane. Una narrazione dotata di una grazia spaventosa, capace di evocare i migliori incubi della carne e di elevarsi a manifesto lirico del volume. A questa spinta visionaria fa eco il minimalismo tagliente di Luca Bonatesta con Chi sarà il prossimo?. Leggere queste pagine oggi assume un significato profondamente diverso e doloroso: Luca Bonatesta è purtroppo deceduto (qui il nostro ricordo), e questo racconto suona inevitabilmente come il suo spettrale testamento spirituale. Nelle sue righe seguiamo i deliri di Vanni Ramarro, un disoccupato affetto da schizofrenia che vive isolato tra farmaci, alcol e black metal, facendo da "balia" a una figura abusata che chiama il "venusiano". Bonatesta cattura perfettamente la claustrofobia dell'anestesia emotiva e il senso di rovina imminente, consegnandoci una perla lucida e dolorosa che oggi colpisce ancora più forte con un tema come la pedofilia.
Il malessere si sposta poi nei non-luoghi della modernità. Natan Sergio, in Strade come un mare di stelle, costruisce un teso e cinico confronto d'ufficio legato a imminenti tagli al personale, traducendo la crisi corporativa in una fredda e geometrica dinamica di potere. Le nevrosi metropolitane più feroci, intrise di una spietata misantropia, portano invece la firma di Stefano Rossetti con Mistery girl e la vecchia di merda, un flusso di coscienza acido e catartico ambientato in coda alla cassa di un supermercato natalizio, dove la rabbia sociale repressa esplode contro una fastidiosa cliente. La discesa negli inferi prosegue nella provincia profonda con Paolo Sista (presente in questa antolgia anche altri visionari racconti) e il suo Boris, un vero capolavoro di tensione psicologica e nichilismo che scava nella fascinazione perversa per il male puro e nelle aberranti cacce ai "porcellini" dagli occhi fin troppo umani. Altrettanto corporea e viscerale è la scrittura di Irene Visentin in Carne da macello, dove il dolore fisico di un ascesso vaginale diventa l'estensione di un'esistenza ignorata, pronta a tramutarsi in una furia cieca durante una festa di paese. Poco distante, la depressione padana trova la sua voce perfetta in Sopravvivere a Lodi di Cesare Buttaboni, in cui la violenza degli ultras del Fanfulla non nasce da un'ideologia politica, ma dal disperato bisogno di sentire ancora un battito di vita per sfuggire all'apatia.
Il volume si espande e respira grazie alla sensibilità poetica e malinconica di E.B. Lugher, presente nell'antologia con racconti come Il cielo grigio e Lupi di pezza. Con una prosa densa, quasi lirica, la scrittrice abbandona l'effetto horror immediato per scandagliare il freddo inverno dell'anima. In Lupi di pezza, ad esempio, la Lugher accompagna una slanciata protagonista femminile in fuga in mezzo alla natura incontaminata di un parco, dove il sottofondo delle note arrabbiate e violente di Tchaikovsky evoca il trauma insormontabile di un abuso subìto in passato. Francesco Rosati con il suo racconto R.. ci scaraventa in un incubo post-traumatico e fantapolitico amaro e disperato. L'antologia si arricchisce inoltre delle atmosfere di Matteo Zanoni con Il modernista, un pezzo di fanta-weird ed esoterismo politico dal tono quasi biblico, incentrato sulla Repubblica autoproclamata di un asceta in una torbiera e sul suo incontro con il demoniaco "uomo in rosa". Una spinta lirica e liminale che si ritrova anche in Perfezione di Onironauta, un viaggio nei territori del subconscio e del sogno lucido, fatto di silenzi metropolitani a Piazza Sempione e di una struggente nostalgia per i rapporti incompiuti. A chiudere questo cerchio concentrico interviene la spinta collettiva e distopica di Flavio Deri con 14 milioni, che mette in scena una "rivoluzione liquida" digitale nata a Pisa dopo un referendum fallito, trasformando il disagio del singolo in una vibrante e necessaria protesta generazionale. In tutti i racconti presenti in questa antologia emerge comnque un senso di disagio tangibile che rende ogni testo meritevole di essere letto.
Malore
(Pillole di disagio quotidiano)
Autore: AA.VV.
Collana: Officina Onirica
Editore: Colomò Editore
Anno: 10 maggio 2026
Pagine: 182
Dimensioni: 13.97 x 1.17 x 21.59 cm
ISBN-13: 979-1281430402
Prezzo: 16,00 €
A cura di Cesare Buttaboni
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