Consigliato senza mezzi termini
Per chi ama il thriller estremo e violento
Perdìta Durango (Messico, Spagna, Usa 1997)
Regia: Álex de la Iglesia. Soggetto: Barry Gifford (dal romanzo 59 Degrees and Raining: The Hiostory of Perdìta Durango). Sceneggiatura: Barry Gifford, David Trueba, Jorge Guerrica Echevarría, Álex de la Iglesia. Fotografia: Flavio Martínez Labiano. Montaggio: Teresa Font. Musica: Simon Boswell. Produttore: Andrés Vincente Gomez. Case di Produzione: Canal + España, Instituto Mexicano de Cinematografia, Lolafilms, Occidental Media Corp, Sociedad General de Televisión. Titolo Originale: Perdita Durango. Paese di Produzione: Spagna, Messico, USA - 1997. Durata: 126’. Lingua Originale: Inglese, Spagnolo. Genere: Azione, Thriller. Interpreti: Rosie Perez (Perdita Durango), Javier Bardem (Romeo Dolorosa), James Gandolfini (Willie Woody Dumas), Carlos Bardem (Reggie San Pedro), Demián Bichir (Catalina), Don Stroud (Santos), Alex Cox (Doyle), Harley Cross (Duane), Aimee Graham (Estelle), Roger Cudney (Herbert).
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Adolfo De Jesús Costanzo e Sara Aldrete Villareal sono una coppia criminale che colpisce a Matamoros in Messico nel corso degli anni Ottanta, le loro macabre provengono da una strana commistione di superstizione, religione, criminalità ed esaltazione. Alla guida del gruppo di Matamoros c’è un capo carismatico che per la sua grande autorità viene soprannominato il Padrino. Sara Aldrete Villareal è la compagna, braccio destro succube di un uomo dal carattere forte e autoritario.
Nel 1997 questa storia ispira il film Perdíta Durango, di Álex de la Iglesia, una coproduzione ispano-messicana-statunitense. Il film è tratto dal romanzo 59 Degrees and Raining: The History of Perdìta Durango di Barry Gifford, ispirato alla vicenda reale, ambientato in un Messico periferico e per le caotiche strade di Las Vegas. Protagonista una donna come Perdìta, reduce da brutti ricordi di un passato nelle baraccopoli di una grande città, in preda a sogni che la sconvolgono, spesso premonitori, in ogni caso inquietanti. Perdìta incontra Romeo, che vive in una zona di confine del Messico, portando avanti attività illecite, un mayombero che celebra rituali che prevedono sacrifici umani. Il regista tiene la storia su un piano per niente monocorde, realizza una certa critica sociale alla middle class americana, descrivendo un mondo marginale popolato di persone anticonformiste e antisociali. Un film che è un coacervo di generi che vanno dal road movie, new western, pulp, dramma, poliziesco, commedia e thriller. Perdita Durango è tra i suoi migliori lavori, sceneggiato con cura e facendo attenzione ai caratteri dei personaggi da Barry Gifford, David Trueba, Jorge Guerrica Echevarria e lo stesso regista. Fotografia messicana bruciata dal sole, paesaggi che si estendono a perdita d’occhio, cupi notturni e inquietanti interni claustrofobici (Labiano). Montaggio di Teresa Font che non concede tregua allo spettatore per 126 intensi minuti di pellicola, impostando un vero e proprio action-movie ambientato nel mondo della droga, tra il Messico e Las Vegas. Colonna sonora di Simon Boswell che fa concentrare l’attenzione sui momenti di maggior suspense come il rapimento di due ragazzi e la possibilità che vengano trucidati. Genere indefinibile, siamo dalle parti del fumetto pulp alla Tarantino con sequenze d’azione indimenticabili, sparatorie all’ultimo sangue, omicidi efferati, inseguimenti e spettacolari incidenti. Interpreti tutti molto bravi, ben diretti da una regia accorta. Terzo film di Álex de la Iglesia, che aveva già realizzato Il giorno della bestia (1995) con Maria Grazia Cucinotta (vincitore di alcuni premi Goya), anche se non era la prima scelta della produzione, infatti Bigas Luna avrebbe dovuto dirigere nei ruoli principali Madonna (Perdìta), Javier Bardem e Dennis Hopper (agente Dumas). Il rifiuto di Madonna portò a contattare Victoria Abril, Johnny Depp (Romeo) e Ray Liotta (agente Dumas). Álex de la Iglesia, subentrato a Bigas Luna, scelse senza esitazione Rosie Perez e Javier Bardem, mentre vide James Gandolfini interprete ideale del poliziotto ostinato che dà la caccia ai malviventi. Stupendo il finale a base di pura cinefilia quando il corpo di Javier Bardem si trasfigura in quello di Burt Lancaster - protagonista di Veracruz - mentre l’agente Gandolfini diventa lo sceriffo Gary Cooper che - pistola in pugno - osserva il corpo esanime del criminale. Un piccolo colpo di genio. Distribuito in Italia solo nel 2005, in molti paesi viene tagliato dalla censura per i molti contenuti aberranti. Un film da vedere per chi ama il thriller estremo e violento, ma anche le pellicole di pura azione condite di suspense. Consigliato senza mezzi termini.
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A cura di Gordiano Lupi
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