Serpenti di Roberto De Paolis

Cinema grottesco

Sceneggiatura lineare a base di convincenti dialoghi

Serpenti (Italia 2026)
Regia: Roberto De Paolis. Soggetto: Damiano e Fabio D’Innocenzo. Sceneggiatura: Damiano e Fabio D’Innocenzo, Roberto De Paolis. Fotografia: Gianluca Palma. Montaggio: Paola Freddi. Musiche: Vittorio Giampietro. Scenografia: Elisabetta Zanini. Costumi: Grazia Materia. Trucco: Federica Emidi, Sharim Sabatini. Produttori: Isabella Cocuzza, Arturo Paglia, Mattia Guerra. Produttori Esecutivi: Tommaso Arrighi, Livia Cortese, Massimo Monachini. Case di Produzione: Be Water Film, HBO Max, Paco Cinematografica, con il contributo di Ministero della Cultura e Regione Lazio. Distribuzione (Italia): Be Water Film, Europictures. Durata: 88’. Genere: Commedia Grottesca. Paese di Produzione: Italia, 2026. Lingua Originale: Italiano. Interpreti: Leonardo Lidi (Paolo Marra), Alessandro Borghi (poliziotto), Pietro Castellitto (avvocato), Valeria Golino (Stella, la cartomante), Daniele Parisi (agente), Alessandra Ferrara (controllore autobus), Francesca Solombrino (poliziotta), Valeri Costa (barista), Gabriele Soriano (nipote barista), Leonardo Cicero (controllore autobus), Martinus Tocchi (conttrollore autobus).


Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un preciso motivo. I sensi di colpa lo divorano. Decide di costituirsi per pagare il suo debito, scontare la pena e restituire dignità a se stesso. Purtroppo si accorge che la sua scelta non è così facile da mettere in pratica. Incontra un poliziotto che ha ben altro da fare (Borghi), un avvocato che vuole scagionarlo (Castellitto), una cartomante che conosce il suo passato (Golino), soprattutto deve affrontare molti problemi burocratici che lo bloccano nelle stanze di un commissariato di periferia. Per Paolo Marra essere arrestato pare più difficile del previsto. Sembra di vedere Il processo o Il castello di Kafka portati al cinema, ma anche un’opera di Jonesco o Piñera, per tacere di Becket. Teatro dell’assurdo in salsa cinematografica con riferimenti a Luis Buñuel e Marco Ferreri. Paolo Marra non viene preso sul serio da nessuno e per farsi arrestare dovrà compiere un reato molto lieve. Cinema grottesco che descrive con gli strumenti della commedia nera una società grottesca, grazie a una sceneggiatura lineare a base di convincenti dialoghi scritti dai fratelli D’Innocenzo e dallo stesso regista Roberto De Paolis. Cuori puri e Princess - precedenti lavori di De Paolis - erano opere interessanti e facevano intravedere  le doti del regista, ma Serpenti è il suo lavoro più compiuto anche a livello di tecnica cinematografica. Il film comincia con la macchina da presa che si avvicina sempre di più al volto del protagonista, distrutto dai sensi di colpa, fino a concludere in un primissimo piano. Nel corso del film vediamo macchina a mano e soggettive, riprese dal basso, sghembe, insolite, inquadrature originali, ralenti che segnano il passare del tempo, oltre a convincenti campi e controcampi negli ottimi dialoghi. Serpenti è soprattutto teatro, girato in interni, che alterna sprazzi di cinema e una fotografia cupa di una Roma spettrale (Palma). Montaggio ben definito in 88’, anche se la parte finale del film perde in brillantezza ed è forse troppo dilatata. L’alternanza di genere tra commedia e dramma fa di Serpenti un buon epigono della commedia all’italiana del bel tempo andato e ricorda lavori come Detenuto in attesa di giudizio, oltre all’umorismo nero di Nanni Loy e Luciano Salce. Un film che affronta da un’ottica diversa femminicidio e bullismo (nel dialogo con la cartomante), oltre a divertire disturbando, facendo capire - sulla scorta di Flaiano - come in Italia la situazione sia grave ma non seria. Ottimi gli attori. Leonardo Lidi è un convincente protagonista (solido attore d’impostazione teatrale), Alessandro Borghi un poliziotto arrogante e presuntuoso, Pietro Castellitto un avvocato maneggione e Valeria Golino un’inquietante cartomante. Presentato in anteprima a Venezia. Visto grazie al Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica, in anteprima provinciale per Grosseto (insieme a Capalbio). Vivamente consigliato per tutti gli amanti del cinema e della commedia.

A cura di Gordiano Lupi



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