Vacanza in Italia di Arianna Gei

Quel gatto era stato sempre un mistero

Avvicinandomi a lui mi guardò, miagolando con cattiveria

Mia figlia Helen era partita per l' Italia; voleva approfondire lo studio della storia dell'arte, visitare Roma, Firenze, Pisa, Lucca, Venezia, Milano.
Io e mia moglie eravamo titubanti ma anche contenti e quando la salutammo all'aeroporto di Londra, non potevamo immaginare che non l'avremmo più riabbracciata.
Insieme a lei c'era una sua amica che condivideva la stessa curiosità e amore per l'arte.
Ci chiamò da Roma, felice e radiosa nel suo esprimere la gioia di trovarsi in quella città illuminata da un caldissimo sole.


Ogni giorno ricevevamo una telefonata che ci faceva sentire tranquilli.
Poi iniziò a comunicare con noi tramite mail.
Motivò questa scelta dicendo che era più comodo, perché una mail si può scrivere in qualsiasi ora senza disturbare. Inoltre, ci disse che qualche volta avremmo potuto usare la webcam per rivederci. Questa richiesta ci fece molto piacere: una volta a settimana riuscivamo a vedere la nostra fanciulla.
Vicini alla data del ritorno programmato, Helen ci comunicò di aver trovato un lavoro a Padova. Per noi questa notizia fu molto destabilizzante, anche se a 25 anni può essere giusto decidere di non vivere più con i propri genitori, ma rimanemmo molto scossi e cercammo di approfondire le motivazioni della sua scelta. Le chiedemmo di che lavoro si trattava, lei rispose che insegnava inglese in una scuola privata che la pagava molto bene.
Le mail iniziarono ad arrivare a giorni alterni, ma nelle videoconferenze il suo aspetto era diverso dal solito. Sembrava più magra e stanca. Le chiedemmo il motivo, rispose che non aveva molto tempo per riposare ma che stava bene.
Erano trascorsi ormai sei mesi. Aveva promesso che per Natale sarebbe tornata a casa per un paio di settimane. Ma poi ci disse di non prenotarle il volo, senza darci nessuna spiegazione.
Intanto, i genitori della sua amica ci fecero sapere di non aver avuto più notizie della loro figlia da due mesi. Chiedemmo a Helen cosa le era accaduto. Rispose che la sua amica non viveva più con lei appunto da due mesi e che non ne aveva saputo più niente.
Non ci sentivamo più tranquilli.
Mia moglie non riusciva più a dormire la notte.
Una mattina mi disse:
- George, io parto, vado a vedere Helen cosa fa in Italia.
Mia moglie partì per Padova, mi telefonò per avvisarmi che il viaggio era andato bene ma poi mi richiamò dopo qualche ora, in grande stato di agitazione.
- All'indirizzo che ci ha dato Helen, nell'appartamento dove doveva trovarsi non c'è nessuno. E' stata qui solo un mese. Sono andata anche a cercare la scuola dove diceva di insegnare, ma non esiste. Il cellulare di Helen è sempre spento.

Quella notte mia moglie dormì in un albergo. Il giorno dopo la raggiunsi, provammo a fare delle domande alle persone che abitavano nel palazzo dove nostra figlia era stata per un breve periodo. Risposero che non avevano avuto informazioni sul suo nuovo alloggio, che quando era nel suo appartamento, spesso si sentiva molta confusione. Non aveva orari regolari nel tornare e uscire da casa.
Da un internet point, leggemmo la posta che ci aveva inviato negli ultimi giorni. Tranquilla come sempre. Le notificammo la notizia del nostro arrivo, scrivendole che volevamo sapere dov'era realmente e cos'era accaduto per indurla a mentirci. Aspettammo due giorni senza avere risposta.
L'emozione peggiore che si possa provare, è non sapere cosa sta accadendo. Tutto è possibile, o nessuna cosa. Il silenzio, il poter solo immaginare ti fa sentire impotente, debole, ma allo stesso tempo capace di distruggere il mondo intero. Ma non sai in quale punto devi collocare la miccia, e ti senti un uomo schifoso, sospeso in aria ma che è sprofondato nelle viscere della terra, dove sei rinchiuso in una fossa che si stringe sempre più intorno a te, per soffocarti, farti morire con le carezze dei vermi e delle formiche. Formiche carnivore, che mordono la tua pelle, mangiano la tua carne a piccoli morsi, facendoti ardere lentamente, senza aver modo di reagire. E ti senti esplodere dentro di te, disintegrandoti dentro il tuo corpo, mentre il coordinamento mentale sfuma in uno sbandamento della coscienza.
Helen ci telefonò il terzo giorno, per scusarsi con noi e dirci di stare tranquilli, era partita per Firenze, e stava bene, ma ci avrebbe visti volentieri in un'altra occasione, perché aveva altri impegni di lavoro e non aveva tempo di incontrarci.
Noi ci sentimmo davvero male, ma comunque era viva e parlava; così tornammo a Londra,  impotenti e preoccupati.
Dopo poco esser arrivati a casa, ricevemmo una telefonata dei genitori dell'amica di Helen: la loro figlia era stata trovata morta in un bosco vicino Padova, stavano partendo per ottemperare al riconoscimento della ragazza. Quella sera ci richiamarono, per dirci che era davvero lei... dimagrita, vestita molto poco, strangolata.
Telefonammo a nostra figlia; si dimostrò sorpresa e molto dispiaciuta.
Dovevamo credere che non ne sapesse nulla? Quali trame stavano scrivendo le loro vite?

Mantenevamo costantemente una comunicazione con lei, ma con il risultato di non sapere dove in realtà fosse e cosa facesse.
Non volevo ricorrere all'aiuto di un investigatore privato; per cui presi una decisione.
Prima di tutto, chiesi un periodo di aspettativa nel mio posto di lavoro.
Poi, iniziai ad approfondire le mie conoscenze informatiche, per avvicinarmi a essere un hacker. In fondo, non volevo fare niente di illegale, semplicemente entrare nel portatile di mia figlia, leggere la sua posta elettronica, per sapere come viveva.
Non ci misi molto tempo; con un programma riuscii a entrare nella sua casella di posta.

Da quel momento, la mia vita cambiò.
La corrispondenza di mia figlia era terrificante, per il mio cuore di padre. Trovai mail con cui prendeva accordi con uomini di tutte le età per incontri a pagamento. Mia figlia era diventata una prostituta. Le mail facevano riferimento a un sito sadomaso. Lei diceva di essere una mistress... Le scrivevano uomini che le chiedevano incontri per farsi punire del loro essere miseri ed immeritevoli, chiedendole punizioni fisiche e promettendole, oltre che cospicue somme di denaro, adorazione eterna.
Davanti a questa verità svelata, mi sentivo come appoggiato su un filo spinato che mandava scariche elettriche; attorniato da un mantello ricavato dalla buccia di un fico d'India, con la parte esterna che mi avvolgeva. Ogni spina andava a disintegrare qualsiasi ricordo di purezza di Helen.
Solo ai sogni si può sfuggire, attingendo alla forza per risvegliarsi. Ma questo non era un sogno.
Peggio ancora, le foto che lei inviava, con una mascherina sul volto, e la frusta in mano.
Ma io conoscevo il suo volto dal primo giorno della sua vita.
Andai in bagno, barcollando. Mi guardai allo specchio, vidi un uomo con la disperazione negli occhi. Mi sciacquai il volto con l'acqua fredda.
Tornai nella mia stanza; sulla mia sedia, trovai il gatto che a volte appariva in casa, entrando da chissà dove e che riusciva sempre a fuggire per sparire nel nulla. Guardava le foto di Helen. Quel gatto era stato sempre un mistero. Non si sapeva da dove veniva né dove andava a nascondersi, quando io lo incontravo. Avvicinandomi a lui mi guardò, miagolando con cattiveria. Non capivo cosa voleva... sembrava arrabbiato, forse per la scoperta del gran segreto? Senza che potessi prevedere le sue intenzioni, il gatto mi saltò addosso... miagolava e mi graffiava, con rabbia, dove poteva. Riuscii istintivamente a prenderlo dietro il collo, a scaraventarlo lontano, pur con il dolore delle ferite che i suoi graffi furiosi mi avevano procurato. Ma come niente fosse accaduto, mi risaltò addosso, più infuriato che mai... iniziando anche a mordermi il polso con cui lo avevo sbattuto in terra. Lo tirai via con l'altra mano, gettandolo in un angolo della stanza; prima che potesse saltarmi nuovamente addosso, gli tirai un voluminoso libro sulla schiena. Riuscì a sgattaiolare fuori di nuovo, con gli occhi colorati di rosso, ma ebbi la prontezza di accendere una candela bianca e di farla cadere sul suo pelo. Mi allontanai, mentre le fiamme stavano per bruciarlo. Ma invece di vedere un gatto bruciato, vidi il corpo di mia moglie che prendeva forma, fino a vederla morta in terra...
La mia mente ebbe reazioni diverse e contraddittorie davanti a questa visione.
Prima, fui invaso dal terrore che mi diede la trasformazione. Il gatto misterioso era in realtà mia moglie, con cui avevo condiviso gioie e piaceri, dispiaceri e disillusioni, credendo che la nostra vita insieme fosse stata sempre caratterizzata dalla trasparenza. Invece mi aveva mentito: che essere avevo io amato? Una strega? Che significato aveva quel gatto? Quale la sua seconda natura?
Ma poi... vedendo quel corpo ucciso da una candela bianca, che insieme al fuoco aveva avuto anche il potere di uccidere la sua negatività... come in una illuminazione divina, vidi, con gli occhi della verità, quel corpo senza vita. Il corpo di una donna grassa e quasi deforme...  disfatto... come aveva potuto una donna a cinquant'anni ridursi così? La donna che avevo sposato era una bambola, ora vedevo invece una donna plasmata di grasso. Per un attimo, davanti a quell'immagine, ho pensato che aveva avuto davvero quello che meritava. Certo, la penombra aiuta nei momenti di intimità... la routine quotidiana ti fa distrarre... ma in quel momento provavo solo schifo, per quel corpo palesemente visibile ai miei occhi, nel quale non riconoscevo più la donna che credevo di aver amato per anni. Non esisteva più.
Ma poi... un barlume di coscienza mi era rimasto. Chi avrebbe creduto che avevo solo voluto difendermi da un gatto impazzito, che oltretutto non c'era? Se mi avessero trovato lì, sarei sembrato solo un assassino, e mi avrebbero arrestato e portato in carcere per il resto dei miei giorni. Dovevo assolutamente fuggire, senza perdere tempo.
Spensi subito il portatile, e preparai in fretta una valigia.
Erano le due di notte. Non si sentiva un rumore nell'isolato. Abitavamo in un villino. Quando ebbi chiuso la porta di casa diedi fuoco allo zerbino, e aspettai che le fiamme si spandessero sulle pareti, poi iniziai a correre. Mi girai dopo cinque minuti che correvo. La nostra casa stava andando a fuoco. Nessuno avrebbe saputo che io ero ancora vivo.
Ma per poter fuggire senza lasciare  tracce dietro di me, dovevo procurarmi una nuova identità. Per cui, necessariamente, dovevo trovare il modo per entrare in contatto con il mondo criminale.
Se devo essere sincero, mi sentivo bene.
Ero arrivato a cinquantadue anni conducendo una vita perfetta. Una famiglia, una casa, una figlia, un lavoro in banca. Orari regolari; marito fedele, week end in famiglia, cene fra amici o di lavoro. Avevo sempre creduto di essere felice. Ma gli sconvolgimenti improvvisi che frantumavano la mia serenità, mi portavano automaticamente verso una nuova fase della mia vita, e a lasciare il passato dietro di me.

Andai alla stazione Paddington, mantenendo il mio autocontrollo, con l'obiettivo di trovare una prostituta. Non ero abituato a queste situazioni, per cui mi ritrovai, dopo aver girovagato in stato confusionale, seduto in un bar. Avevo bisogno davvero di bere qualcosa di forte. Mentre gustavo il mio whisky, un altro disgraziato di quella notte volle iniziare a conversare. Il suo aspetto poteva appartenere a qualsiasi tipo di ambiente. Così, dopo dieci minuti di ascolto delle sue pene, gli chiesi se conosceva una prostituta. Si mise a ridere, e mi diede un numero di telefono. La chiamai; fortunatamente era subito disponibile.

Mi recai all'indirizzo che mi aveva dato per telefono. Suonai al campanello, e vidi davanti a me una bella bionda, dell'età di mia figlia, con una sottoveste verde trasparente. Mi fece accomodare su un divano.
La pagai subito.
- Bene... cliente serio!
Sorridendo, tese la sua mano ad accarezzarmi al centro del petto, per scendere lentamente...
- Bellissima, non voglio fare sesso, ma chiederti un favore.
- Che tipo di problema hai?
- Mi devi far conoscere qualcuno che possa procurarmi una falsa identità.
Mi guardò sospettosa, ma poi le dissi che avrei potuto darle anche altri soldi. Fece una telefonata, e mi diede un indirizzo all'altro capo della città. Mi ritrovai davanti a loschi individui, però avevo il denaro sufficiente per acquistare quel passaporto che mi avrebbe permesso di non essere accusato di omicidio.
Andai all'aeroporto di Heathrow e presi il primo volo per l'Italia.
Atterrai a Roma.
Presi una casa in affitto per  un mese.
Con il mio portatile, seguivo le mosse di mia figlia.
Volevo conoscere uno dei suoi clienti.
Cercai nelle mail di un mese prima. Copiai l'indirizzo mail di un suo cliente. Riuscii a risalire alla sua identità, cercai il suo numero di telefono, ma mi rispose una donna con voce cupa alla mia richiesta di parlargli. Mi disse che un mese prima suo marito era morto in una tragica circostanza. Riagganciò, senza permettermi di fare ulteriori domande.
Provai a fare altre telefonate ad altri clienti, ma la risposta era sempre la stessa. Cinque morti in un mese.
Mia figlia era anche un'assassina?
Ormai, nella mia vita non vedevo più prospettive né futuro. Solo rapide rivelazioni che mi avrebbero condotto verso l'inevitabile fine.
Mi feci coraggio. Intercettai il nuovo appuntamento, e mi recai sul posto.
Dovetti partire per Verona.
Da un ladro acquistai diverse chiavi con cui poter aprire qualsiasi serratura.
Entrai in casa di mia figlia quando lei ancora non c'era.
Non sapevo quanto tempo avevo a mia disposizione, quindi mi limitai a collocare una videocamera nell'angolo di un mobile. Io ne avevo un'altra dalla quale avrei potuto vedere, nascosto, tutto ciò che accadeva. L'ambiente era meticolosamente ordinato e pulito.
Mi nascosi sotto il letto, pronto a vedere qualsiasi cosa.
Da lì sotto, potei sentire i passi di Helen mentre rincasava e si muoveva per la stanza. Il rumore dell'acqua in bagno mentre si faceva la doccia, i suoi movimenti e vederla mentre si vestiva con abiti neri in latex. Poi sentii il campanello, la sua voce e quella della vittima.
- Mia regina, sono qui per servirti
- Ne sei degno?
- Mi inginocchio, per dimostratelo...
Schiocco di frusta.
- Grazie...
- Non parlare, verme...
Dov'ero? In un tunnel, dove arrivava l'eco di una casa di folli, in un incubo notturno, o sotto un letto che sarebbe stato l'anticamera della mia morte?

E così... vedevo quella che era mia figlia, la bionda angelica, che sprigionava tutta la crudeltà che non avevo mai conosciuto, fino ad allora.
La sua frusta rigava la pelle di quel povero demente, che addirittura aveva pagato per subire quell'atrocità. Ormai, io non ero più un padre, non ero più me stesso, non esistevo più: volevo solo arrivare in fondo alla verità, per una curiosità assurda, l'unico scopo rimasto alla mia vita, poi, più niente.
Il sangue colava da quelle ferite, e quando iniziò a spargersi in terra, lei gli ammanettò i polsi e le caviglie.
- Mi dono a te, Regina...
- Sporco topo, voglio mangiarti...
In un attimo lei si trasformò in una gatta simile a quella che io avevo ucciso.
Il mio cuore iniziò a battere sempre più forte, e ricordando la paura che avevo vissuto, pensai che avevo sbagliato a recarmi in quel posto. Pazzo, desideroso di verità... ma a cosa serve sapere? Avevo sbagliato, a cercare mia figlia. Meglio sarebbe stato andare in Brasile, alla ricerca di piaceri e calarmi nell'oblio...
Ma no, noi uomini pensanti cosa ci andiamo a cercare? Uno spettacolo terrificante e la morte sicura.
Iniziò a graffiarlo miagolando, poi a morderlo sul collo. Con una zampa scavò sul cuore, rimanendo a lungo lì poggiata, per mangiarselo...
Le urla terminarono.
Io sudavo, tremavo; un sussulto provocò un rumore e...
La gatta si girò nella mia direzione.
Si avvicinò e si infilò sotto il letto. I suoi occhi azzurri si accesero.
Parlò con la sua voce:
- Ti aspettavo, papà. Esci fuori.
- No, Helen... non prima che tu abbia portato via il cadavere e pulito il pavimento.
Uscì fuori dal letto e dalle sue sembianze feline.
Mise il corpo in un baule.
Buttò un secchio d'acqua saponata sul pavimento, e asciugò con un grande asciugamano.
- Esci, papà.
Noi diamo la vita ai nostri figli... senza poter prevedere come ci ricambieranno.
Come siamo contenti, del loro primo pianto, delle loro prime parole, dei loro primi passi, di insegnargli a vivere... crediamo di potergli indicare la giusta strada... e invece, dove vanno? A un certo punto, noi non siamo più niente per loro, ci troviamo davanti degli estranei.
Ma questo spettacolo era peggiore di qualsiasi immaginazione. Però dovevo uscire fuori.
Quando mi ebbe di fronte, mi sputò in faccia.
- Hai ucciso la mamma.
- No, ho ucciso una gatta infuriata...
- Hai ucciso solo una donna arrabbiata dal tuo eccesso di curiosità. Ogni persona, al culmine della propria rabbia diventa un animale. Chi sa salire alla vetta del proprio campo energetico, riesce davvero a trasformarsi anche nel corpo... ma tu, come tutti gli uomini, sei un misero, un mediocre, che hai vissuto nell'ombra la tua vita. Solo la paura ti ha dato la forza di uccidere la mamma, ma adesso vediamo cosa farai con me.
Il tempo sembrò fermarsi per un attimo. Scorrevano nella mia mente immagini e suoni, rivedevo quella che una volta era stata una bambina, che io andavo a cullare di notte, rinunciando al mio meritato sonno, certo di un dono d'amore da parte sua per tutta la vita. Sentii anche un vento dentro le mie orecchie, che mi scendeva dentro il cuore, con una carezza fredda sulla mia anima. Sentivo che la morte mi era vicina. Però tutto ciò che accadeva, mi faceva bene. Se davvero ci sarà una rinascita, sarò più forte. Ucciderò qualsiasi persona che oserà parlarmi di amore.

Allora Helen, arrabbiata per la mia intrusione, per non essere stata lasciata indisturbata nelle manifestazioni del suo incomprensibile odio verso gli uomini, tornò alle sue sembianze da gatta, iniziò a miagolare drizzando tutti i peli... Mi sentii perso, perché non credevo di avere la stessa capacità di difendermi come era avvenuto nella mia camera: lì c'era stata la sorpresa inaspettata, qui invece avevo assistito a uno spettacolo che mi aveva terrorizzato.
Ma ancora qualcosa di me c'era.
- Helen, perché?
- Cosa?
- Il male che vive in te, perché?
- Perché tu mi fai schifo.
- Perché guardavo te e la mamma.
- Guardavo come un uomo è capace di ridurre una donna.
- Una donna bellissima, appassire giorno dopo giorno, per il tuo egocentrismo.
- Ti credevi al centro dell'universo, non capivi quando lei era stanca, quando era
triste, e lei non te lo diceva, sperando sempre che tu ti avvicinassi a lei con calore e partecipazione. Viveva nella speranza di una tua parola d'amore che non arrivava, si consolava quando nel letto ti accorgevi di lei, oppure si ubriacava per non pensare, e io sognavo tutte le notti di ucciderti.

Ma cosa stavo ascoltando?  
E così pronunciai le parole:
- Helen, sono tuo Padre.
Il suo pelo scese semplicemente a ricoprire quella sagoma piccola e momentaneamente immobile. Allora ebbi una strana sensazione, come se il mio corpo si stesse allungando e affinando... non mi sentivo più le braccia né le gambe... Alzai la testa, il soffitto era uno specchio, dove vidi riflesso un enorme pitone... ero io. La mia pelle era lucente, splendente, ero bellissimo. Ero arrivato a trasformarmi.
Ormai, si trattava di vivere o di morire.
La gatta si rannicchiò in sé stessa.

Non c'era più una storia dietro di me, nessun legame che potesse fermarmi a sperimentare la mia nuova forma e dimensione. La gatta era spaventata e si rannicchiò in un angolo... Sentivo il calore del suo corpo tramite i sensori della mia bocca, pur non potendo vederla bene per la poca vista di cui è provvisto il rettile in cui ero mutato. Aprii la bocca, il mio stomaco attese l'arrivo di quel bocconcino ma, percependo che stava allontanandosi velocemente, sentii subito mordere con forza la punta della mia coda... il dolore mi immobilizzò... un gran calore mi avvolse, e la mia stupenda pelle bruciò... Mi girai; vidi Helen, che mi gettava una candela bianca addosso... chiusi gli occhi per sempre.

Note della Redazione
Racconto iscritto al concorso Vaults 2009 (Edizioni Ferrara / Area 31 / Club GHoST).

L’AUTRICE
Arianna Gei ha iniziato a scrivere da quando aveva dieci anni. Ama l'arte in ogni sua forma; è riuscita a fare il Liceo Artistico, contro la volontà di suo padre, e Filosofia all'Università. Ha partecipato a diversi concorsi letterari.


Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.