Stile grafico molto maturo
Azione fenomenale, combattimenti veloci e varietà notevole
Hell’s Paradise (2023-2026)
Titolo originale: Jigokuraku (地獄楽)
Ragia: Kaori Makita
Composizione della serie: Akira Kindaichi
Character Design: Akitsugu Hisagi
Musiche: Yoshiaki Dewa
Produzione: MAPPA
Mentre scrivo è da poco finita la seconda stagione di questo anime, portando il materiale a venticinque puntate. Si tratta di un fantasy in ambientazione giapponese (quindi ninja e yokai piuttosto che cavalieri e draghi) che calca molto sull’azione e sulla violenza.
Gabimaru l’arido è uno dei ninja più terribili del Giappone. Ha ucciso centinaia di persone, si dice che sia senza anima. Eppure, in una piccola provincia marginale, si lascia catturare e chiede di essere ucciso. Purtroppo, però, sembra essere troppo potente perché ci riescano. Viene inviata a gestire la cosa Saegiri Asaemon, facente parte di un clan di boia. La donna non riesce nella sua missione, ma trova per Gabimaru un altro scopo. Lui e molti altri criminali verranno radunati per una missione suicida. Dovranno imbarcarsi verso la neo scoperta isola di Shinsenkyo dove, si dice, esiste il frutto della vita eterna e recuperarlo per l’imperatore. Fino ad ora nessuno ne è mai tornato vivo, per questo si preferisce mandarci criminali con la promessa della grazia.
Ci sono tante ispirazioni per questo anime, diverse anche della cultura classica oltre che dal mondo dell’animazione. In generale la trama, a me, ha ricordato l’americano Suicide Squad. Dopotutto si parla proprio di criminali mandati a morire in una missione suicida con la promessa di una grazia. Si va così a comporre un cast di personaggi spregevoli che crea però una sorta di fratellanza mentre muore nei peggiori modi. Allo stesso modo, vuoi per il setting, vuoi per i numerosi richiami religiosi, vuoi proprio per scelte di estetica oltre che per l’impostazione “I nemici sono un gruppo di super esseri con un’abilità divina”, tanto caro agli shonen, l’anime ha un forte retrogusto di Bleach. Questi non sono difetti, sono tutti pregi. L’idea è usata bene, i personaggi sono belli, l’evolversi della storia è interessante e ricco di mistero. Si empatizza facilmente col protagonista e con molti dei gregari che, per essere criminali, sembrano brave persone. Perfino le spalle comiche sono contestualizzate e più che degli idioti sono persone con dei difetti che li rendono buffi. In generale, però, si respira un clima orrorifico, dove la morte si annida anche nel più bello degli insetti e tutti sono a rischio di vita.
Lo stile grafico dell’anime è molto maturo, realistico (dove può) e dettagliato. I disegni sono belli e il design di Akitsugu si rivela una vera scoperta. Nonostante molti stereotipi grafici, tutto è piacevole, tutto incuriosisce e tutto, anche il più orrido dei mostri è fonte di apprezzamento e di curiosità. Come detto, l’influenza delle grandi opere recenti è palpabile: alcune scene con le creature ricordano apertamente Attack on Titan, altre Made in Abyss, ma più che come un difetto l’ho visto come un: “prendere il meglio di quello che l’animazione ci ha dato in questi anni”. L’azione è fenomenale, i combattimenti sono veloci, ma seguibili, la varietà è notevole tanto quanto i personaggi (ognuno ha un suo stile). Soprattutto, la violenza estrema si unisce alla spettacolarità, dandoci tutto quello che si può desiderare in un anime di combattimento.
La colonna sonora è relativamente incisiva, le stesse sigle dell’anime sono orecchiabili, ma al contempo risultano generiche.
Hell’s Paradise è stata una scoperta incredibile per me e l’ho amato più del previsto. La trama non è conclusa, ma so che il manga lo è, quindi una terza stagione è probabile.
A cura di Marco Molendi
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