La madre rossa di Maico Morellini

Ambientazione incisiva

Con un immaginario sensoriale coerente

[…] Ho trovato le prime tracce della RSS Arthur Dee mentre ero impegnato in una ricerca sulle navi fantasma per un podcast a cui sto lavorando: qualche riferimento molto scarno su Reddit, il nome RSS Arthur Dee – a volte persino storpiato – su forum molto poco frequentati. Poi, inseguendo piccole briciole di pane digitale, sono approdato su un sito svedese che raccontava una storia. Una storia che metteva insieme fatti, coincidenze e che suggeriva qualche teoria. Poi, solo qualche giorno dopo averlo scoperto, il sito è sparito. Così come sono sparite tutte le altre piccole briciole che mi avevano portato lì. […]



Un viaggio visionario che esplora il confine tra scienza e inquietudine. Un tragitto claustrofobico in cui la sopravvivenza è solo l’inizio, e la verità più profonda è un ritorno a una genesi collettiva e inesorabile che ha il colore del sangue e il profumo della terra bagnata. Perché il mare non dimentica. Il mare trasforma.

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Madre Rossa, romanzo di Maico Morellini, edito da Agenzia Alcatraz per la collana Bizzarrie Off al numero 5.

Cinque persone raggiungono la piattaforma Baldr, nel Mar di Norvegia, per una permanenza legata alla valutazione dei suoi possibili impieghi futuri. Una tempesta imprevedibile interrompe i collegamenti e trasforma una trasferta professionale in una condizione di isolamento, aggravata dalla comparsa di un fenomeno che nessuno riesce a interpretare. Sul presente incombe il mistero della RSS Arthur Dee, nave da ricerca britannica la cui vicenda si intreccia progressivamente con quella dei protagonisti. È una premessa riconoscibile, costruita attorno a un luogo circoscritto, un gruppo eterogeneo e una minaccia incomprensibile; Morellini riesce però a conferirle una fisionomia propria soprattutto quando sposta l’attenzione dalla sopravvivenza alle ragioni intime per cui ciascuno dei personaggi potrebbe essere vulnerabile.

La riuscita più evidente del romanzo è l’ambientazione. La Baldr acquista consistenza mediante rumori, sollecitazioni, differenze di temperatura che diventano uno spazio che il lettore impara a percepire prima ancora di riuscire a orientarsi al suo interno. Le passerelle esposte, le cabine, eccetera, costruiscono una geografia della precarietà nella quale il rifugio può diventare una trappola. Particolarmente efficace è il lavoro sull’olfatto: la sostituzione dei consueti odori marini con sensazioni estranee all’ambiente introduce un’incongruenza fisica, immediatamente avvertibile, che rende credibile l’inquietudine anche prima delle sue manifestazioni più esplicite.

Il limite - per me - può essere la tendenza a insistere su ciò che la scrittura ha già reso comprensibile. Una sensazione viene introdotta, tradotta in similitudine e poi ribadita attraverso il pensiero del personaggio; un dubbio genera una domanda, una risposta provvisoria per generare una nuova formulazione della stessa domanda. Le riprese lessicali e le frasi brevi, finiscono così per rendere prevedibile il ritmo. La reiterazione ha una funzione riconoscibile in un romanzo sulle ossessioni, ma non tutte le ripetizioni aggiungono una variazione significativa.

Altra cosa che ho adorato è la struttura alterna la vicenda principale, gli antefatti dei cinque protagonisti, il montaggio consente di distribuire gli indizi e di trasformare gradualmente il significato delle informazioni già incontrate. Le retrospezioni personali chiariscono inoltre che i personaggi arrivano sulla Baldr portando con sè conflitti anteriori alla minaccia: bisogno di riconoscimento, difficoltà nell’abitare la propria felicità, attrazione per stati di coscienza instabili.

Sul piano dei contenuti, l’aspetto più interessante riguarda il rapporto fra conoscenza e desiderio. A mio avviso il romanzo interroga la necessità di trovare spiegazioni, mostrando quanto possa essere difficile distinguere la ricerca della verità dallo studio di una versione del mondo capace di soddisfarci. L’isolamento esaspera questa ambiguità, perché sottrae ai protagonisti i riferimenti abituali e attribuisce un peso crescente alle loro interpretazioni. La componente ecologica acquista così una dimensione ulteriore: mette in discussione la fiducia con cui l’essere umano considera l’ambiente qualcosa di classificabile, utilizzabile e sostanzialmente esterno a sé.

La madre rossa possiede un’ambientazione incisiva, un immaginario sensoriale coerente, un’idea che si mantiene e un nucleo tematico capace di lasciare inquietudine oltre la lettura.

L’AUTORE:
Maico Morellini, classe 1977, vive in provincia di Reggio Emilia e lavora nel settore informatico. Con il suo primo romanzo di fantascienza, Il Re Nero, ha vinto il Premio Urania 2010, pubblicato nel novembre del 2011 da Mondadori. Ha ricevuto segnalazioni al Premio Lovecraft e al Premio Algernoon Blackwood, collabora con la rivista di cinema Nocturno, ha pubblicato racconti su diverse antologie tra cui 365 Racconti sulla fine del mondo, 50 sfumature di sci-fi, D-Doomsday, I Sogni di Cartesio, Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici oltre che sulla rivista Robot e sulla Writers Magazine Italia. Nel 2014 ha creato per Delos Digital la serie hard science fiction I Necronauti. Il suo secondo romanzo di fantascienza verrà pubblicato per Urania nel maggio
2016.


La madre rossa
Autore: Maico Morellini
Collana: Bizzarrie Off
Editore: Agenzia Alcatraz
Anno: 16 ottobre 2026
Pagine: 260
Dimensioni: 13 x 2 x 19 cm
ISBN-13: 978-8885772786
Prezzo: 18,00 €


A cura di Flavio Deri




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