Un nuovo capitolo del proprio percorso
Tra aggressività, tecnica, melodia e una rinnovata voglia di sperimentare
Dopo 35 anni di attività, gli Entropy continuano a guardare avanti senza rinunciare alla propria identità. Con il nuovo album Dark Signs, la band apre un nuovo capitolo del proprio percorso, tra aggressività, tecnica, melodia e una rinnovata voglia di sperimentare. Dall'ingresso del chitarrista Biagio Valenti alla genesi dei brani più articolati, passando per testi legati alla dimensione umana, personale e sociale, gli Entropy raccontano a Club GHoST un disco che rappresenta al tempo stesso un punto d'arrivo e un nuovo punto di partenza.
Dark Signs arriva dopo una lunga storia discografica. Cosa rappresenta questo album nel percorso degli Entropy?
Ciao Club GHoST e grazie per averci ospitato. Dunque, Dark Signs rappresenta un momento importante del nostro percorso e fotografa quello che siamo oggi. Dopo tanti anni abbiamo ancora voglia di evolverci, cercare nuove soluzioni e metterci in gioco. L'ingresso di Biagio Valenti (chitarra) ha rappresentato un passaggio importante in questo senso: è un musicista che desideravamo fortemente nella band e il suo arrivo ha portato nuova energia, idee e un approccio diverso alla composizione e alla produzione. Il suo lavoro è stato determinante. Dark Signs è il risultato di tutto il percorso fatto finora, ma anche l'inizio di una nuova fase.
Ciao Club GHoST e grazie per averci ospitato. Dunque, Dark Signs rappresenta un momento importante del nostro percorso e fotografa quello che siamo oggi. Dopo tanti anni abbiamo ancora voglia di evolverci, cercare nuove soluzioni e metterci in gioco. L'ingresso di Biagio Valenti (chitarra) ha rappresentato un passaggio importante in questo senso: è un musicista che desideravamo fortemente nella band e il suo arrivo ha portato nuova energia, idee e un approccio diverso alla composizione e alla produzione. Il suo lavoro è stato determinante. Dark Signs è il risultato di tutto il percorso fatto finora, ma anche l'inizio di una nuova fase.
Perché avete scelto proprio Dark Signs come titolo del disco?
Dark Signs fa riferimento alle tracce che certe esperienze lasciano dentro una persona e che continuano a manifestarsi nel corso della sua vita. Il brano racconta un viaggio interiore legato a sentimenti, traumi ed esperienze irrisolte, con un individuo costantemente inseguito dal proprio passato. Ci è sembrato un titolo capace di riassumere bene l'atmosfera di tutto l'album e il significato di molti dei suoi testi.
Dopo tanti anni di attività, quanto è difficile mantenere una propria identità senza ripetersi?
In realtà non ci poniamo troppo il problema. Quando componiamo non decidiamo a priori che genere fare o quale direzione seguire: ci lasciamo andare e vediamo dove ci portano le idee. Dopo tanti anni è inevitabile sviluppare una propria identità, ma abbiamo ancora voglia di evolverci e di sorprenderci. Non sentiamo il bisogno di inseguire una formula precisa: l'importante è continuare a divertirci.
The Four Tempters è uno dei brani più articolati dell'album. Come è nato e cosa rappresenta per voi?
The Four Tempters è una mini-suite di circa dieci minuti e probabilmente è il brano che meglio riassume le diverse facce degli Entropy. È nato da un flusso di idee spontaneo, seguito poi da un attento lavoro di arrangiamento, struttura e armonia. Veloce, aggressivo, introspettivo e melodico, contiene molti degli elementi che caratterizzano il nostro modo di intendere la musica. È sicuramente uno dei pezzi a cui siamo più affezionati.
Saggy And Floppy si distingue per un approccio particolare. Da dove è nata l'idea di costruire un pezzo di questo tipo?
Saggy And Floppy è nata dalla voglia di fare qualcosa di folle e divertente. È una joke song, un breve divertissement inserito a metà del disco, quasi come una "fine primo atto". Racconta in modo piuttosto esplicito la storia di un soggetto con una singolare e specifica ossessione (risate). Anche musicalmente abbiamo voluto esagerare, divertirci un po' e pensiamo che musicalmente il risultato sia grottesco almeno quanto il testo (risate).
Nei testi di Dark Signs emergono temi personali, sociali ed esistenziali. Qual è il filo conduttore che unisce queste diverse tematiche?
Il filo conduttore è l'essere umano, con le sue contraddizioni, emozioni, difficoltà ed esperienze. Arnaldo “AL” Laghi (voce) ha affrontato temi sociali e di attualità, ma anche questioni più intime legate alla psiche, ai sentimenti e all'esistenza. Per noi è importante che ogni testo abbia qualcosa da raccontare e un proprio peso, senza essere semplicemente ornamentale.
Lovemeless mostra un lato più melodico degli Entropy. Quanto è importante per voi lasciare spazio anche a questa componente?
La melodia è sempre stata fondamentale nel nostro modo di intendere la musica. Anche nei brani più aggressivi e tecnici cerchiamo di non perderla mai di vista. Lovemeless è una composizione di Biagio Valenti (chitarra), con il testo scritto da Arnaldo “AL” Laghi (voce), e ne è un esempio abbastanza chiaro: riesce a muoversi tra atmosfere diverse e cambi di tempo, con un ritornello molto intenso e un assolo incredibile. È un brano a cui siamo particolarmente affezionati, è fantastico. Mostra bene quanto, per noi, potenza, melodia e tecnica possano convivere benissimo.
Avete scelto di chiudere l'album con Black Metal dei Venom. Perché avete voluto inserire proprio questa cover?
L'idea è stata di Biagio Valenti (chitarra) e nasceva soprattutto come una sorta di sfida personale. Gli piace molto reinterpretare i brani e portarli in una direzione diversa dall'originale. Black Metal si prestava bene a questo tipo di esperimento e, quando ce l'ha proposta, ci è piaciuta subito. Il risultato è piuttosto lontano dall'originale, ma era proprio quello che volevamo ottenere.
Guardando alla vostra lunga carriera, c'è qualcosa del vostro modo di comporre che oggi avete completamente cambiato?
Più che cambiare, direi che è cambiato il modo in cui sviluppiamo le idee. Oggi abbiamo più esperienza e siamo sicuramente più esigenti, soprattutto per arrangiamenti e produzione. Da quando Biagio Valenti (chitarra) si è unito alla band, un brano può partire da un'idea di uno di noi e venire poi strutturato e finalizzato da lui, oppure arrivare direttamente da una sua composizione. La cosa fondamentale resta la stessa: tentare di aggiungere sempre un nuovo colore alla nostra tavolozza e stupire ogni volta noi stessi.
Dark Signs rappresenta per voi un punto di arrivo oppure pensate che ci siano ancora nuove direzioni da esplorare?
Direi entrambe le cose. È un punto d'arrivo perché rappresenta quello che siamo riusciti a costruire fino a questo momento, ma anche un nuovo punto di partenza. Dopo 35 anni abbiamo ancora nuovi stimoli e idee e non sappiamo esattamente dove ci porteranno. Per il momento ci godiamo Dark Signs e cerchiamo di portarlo dal vivo il più possibile. A tale proposito vi invitiamo tutti sabato 21 novembre a Siena, dove apriremo il concerto del grande Blaze, e domenica 22 novembre a Milano al mitico Loud And Proud Fest con i Konquest, Crying Steel, Sabotage e i leggendari Praying Mantis! Stay tuned, stay METAL!
A cura di Knife
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