Romanzo estremamente compatto
Una storia che costruisce un mondo narrativo solido e stratificato
Dall’autore di Nemmerland, l’opera di Giuseppe Sorrentino Oni Ronin si impone fin dalle prime righe come una voce ad alta intensità visiva e narrativa, costruita per evocare più che spiegare, per mostrare più che raccontare in forma neutra. Il suo mondo non viene semplicemente descritto: viene acceso, come una città che prende vita tra scintille di neon e ombre di legno antico. Tokyo nel 2080 non è un semplice scenario futuristico, ma una stratificazione di epoche che convivono e si contaminano. Taxi autonomi e ristoranti tradizionali, vicoli storici e luci artificiali si intrecciano in una geografia urbana che sembra già di per sé una dichiarazione tematica: il futuro non cancella il passato, lo ingloba e lo deforma.
Dentro questo contesto si muove Hiroki Arata, figura centrale della storia, presentato come ex yakuza al servizio del potente clan Murata. La sua identità è immediatamente definita da una fedeltà estrema, quasi rituale, paragonata a quella di un samurai. Questa scelta lessicale e simbolica stabilisce subito il tono: non siamo in un semplice thriller criminale, ma in una narrazione dove codice d’onore, violenza e struttura feudale si mescolano a dinamiche contemporanee e cyberpunk.
La sinossi costruisce Hiroki come un uomo funzionale a un sistema di potere, ma già segnato da tensioni interne e da un ruolo che lo colloca al centro di rivalità profonde. L’introduzione di Ryoji, figlio del boss Takeshi Murata, aggiunge immediatamente una frattura narrativa basata non solo sul conflitto di potere, ma su una ferita emotiva e simbolica: la gelosia, il risentimento e la competizione per il riconoscimento paterno. Qui la storia si sposta già da un piano puramente criminale a uno psicologico, dove l’odio non è solo strategico ma viscerale.
Il primo grande punto di svolta del romanzo è rappresentato dalla violenza subita da Hiroki. L’eliminazione della sua famiglia non è soltanto un evento tragico, ma un dispositivo narrativo di rottura totale. La scena descritta è brutale e precisa: Ryoji entra nella casa, ferisce Hiroki, uccide la moglie Akane e il figlio Yoshi con la katana Masamune, per poi incendiare l’abitazione. Questo passaggio segna la trasformazione della storia da thriller criminale a racconto di vendetta assoluta. Il protagonista non perde soltanto dei legami affettivi, ma viene spinto oltre il limite dell’umano, in uno spazio emotivo dove la sopravvivenza diventa già una forma di condanna.
Il racconto introduce poi un elemento decisivo che sposta ulteriormente l’asse narrativo: lo yokai Raigoro, il Figlio del Tuono. Qui l’opera entra pienamente nel territorio del soprannaturale, ma lo fa mantenendo un legame con la storia e la mitologia giapponese, evocando l’episodio di Oda Nobunaga e l’incendio di Honnō-ji. Questo dettaglio non è decorativo, ma funzionale a radicare la presenza del demone in una memoria storica e simbolica. Raigoro non è una creatura astratta: è un’entità imprigionata, risvegliata dal dolore e dall’odio, che si fonde con Hiroki nel momento della sua quasi-morte.
La fusione tra uomo e yokai rappresenta il cuore concettuale del romanzo. Hiroki non viene semplicemente salvato o potenziato: viene trasformato. Il suo ritorno dalle ceneri, segnato da occhi rossi e vene nere pulsanti, è l’immagine di una rinascita che è anche contaminazione. Da questo momento in poi, la vendetta non è più soltanto umana, ma amplificata da una forza primordiale e sovrannaturale.
Un elemento particolarmente interessante è la figura di Takumi, fratello di Hiroki, monaco e custode del segreto legato alla cassa che imprigiona Raigoro. Il suo ruolo introduce una dimensione etica e spirituale al racconto. Takumi non è soltanto un osservatore, ma un mediatore tra distruzione e controllo. Il suo tentativo di esorcismo, rifiutato da Hiroki, segna uno dei nodi tematici fondamentali: la scelta tra liberazione e utilizzo del potere oscuro. La decisione di Hiroki di non liberarsi dello yokai, ma di sfruttarlo come arma, definisce il tono morale dell’opera: la vendetta come scelta consapevole di contaminazione.
La relazione tra i due fratelli diventa così una delle colonne emotive della storia. Takumi, pur consapevole del pericolo, sceglie di affiancare Hiroki e interviene persino con un sigillo di sangue per rallentare la fusione. Questo gesto introduce un elemento di fragilità e speranza: il tentativo di mantenere un controllo umano su una forza che tende a travolgere ogni limite.
Il romanzo amplia poi lo scenario verso una dimensione politico-criminale più complessa. L’alleanza con il senatore Akira Rengoku introduce una rete di potere alternativa al clan Murata, delineando una guerra sotterranea che non si limita allo scontro personale. L’obiettivo diventa colpire le strutture economiche e politiche che sostengono il clan, attraverso l’eliminazione di figure senatorie coinvolte nella corruzione. In questo senso, la vendetta si trasforma gradualmente in una forma di guerra sistemica.
Le azioni descritte contro Kashiwara e Hasekura rafforzano il tono della narrazione, mostrando una violenza che non è mai fine a sé stessa, ma legata a una logica di distruzione del potere. Particolarmente significativa è la scena relativa a Hasekura, la cui eliminazione avviene in un contesto di abuso su minore. Questo dettaglio sposta il registro morale della vendetta, conferendole una giustificazione etica all’interno della narrazione, ma al tempo stesso rafforzando la brutalità del mondo rappresentato.
La figura della senatrice Tenzawa, invece, introduce l’elemento della fuga e della resistenza, lasciando aperta la struttura della caccia e dell’inseguimento. Parallelamente, la cattura di Hiroki da parte dei Kage no Dan segna un momento di inversione, mostrando che anche il protagonista potenziato non è invulnerabile.
Il coinvolgimento di Takumi con Rengoku aggiunge un ulteriore livello di ambiguità. Il politico non è soltanto un alleato, ma una figura consapevole della natura di Raigoro e interessata al suo utilizzo. Questo elemento apre uno spazio narrativo in cui il soprannaturale diventa anche oggetto di controllo politico e potenziale arma strategica. La presenza della Rai no Yari, la Lancia del Tuono, rafforza questa connessione tra mito, guerra e potere.
Nel frattempo, la progressiva disgregazione dell’impero di Ryoji costruisce una tensione parallela. Il suo potere economico e criminale si sgretola mentre la vendetta dei fratelli Arata avanza. La taglia sui protagonisti e la caccia aperta introducono un conto alla rovescia che intensifica la struttura narrativa verso uno scontro finale inevitabile.
Nel complesso, Oni Ronin si presenta come un romanzo estremamente compatto e denso, che unisce elementi cyberpunk, thriller criminale e mitologia giapponese in una struttura coerente basata sulla vendetta e sulla trasformazione. Il suo punto di forza principale è la capacità di fondere dimensioni diverse senza perdere coerenza visiva e tematica: tecnologia e spiriti, politica e sangue, famiglia e distruzione.
L’aspetto più riuscito è la trasformazione del protagonista, che non è semplicemente un vendicatore, ma un essere ibrido in costante tensione tra controllo umano e potenza sovrannaturale. Accanto a questo, il rapporto fraterno tra Hiroki e Takumi aggiunge una dimensione emotiva che bilancia la brutalità degli eventi.
In conclusione, Oni Ronin è una storia che costruisce un mondo narrativo solido e stratificato, dove la vendetta non è solo un tema, ma un motore che genera politica, mito e metamorfosi. È una storia che non si limita a raccontare la distruzione di un uomo, ma la nascita di una creatura nuova, sospesa tra umano e demoniaco, destinata a muoversi in una Tokyo che è essa stessa un campo di battaglia tra epoche e identità.
L’AUTORE
Giuseppe Sorrentino nasce a Napoli. Il suo percorso approda alla Delos Digital con un racconto pubblicato nella loro antologia 666 racconti del terrore il titolo del racconto è : Il cappotto rosso. Con Oni Ronin affronta temi come l'onore, la solitudine e la trasformazione, attraverso una narrazione visiva e intensa, influenzata dalla cultura giapponese e da una estetica essenziale e brutale. Scrive e pubblica Nemmerland e la sua isola che non c'è rivisitata dall'autore partenopeo.
Nelle sue storie unisce immaginario fantastico, suggestioni oscure e una forte attenzione all'atmosfera, esplorando personaggi sospesi fra, disciplina, ironia nera, identità e conflitto interiore.
Oni Ronin
Autore: Giuseppe Sorrentino
Editore: Independently published
Anno: 6 gennaio 2026
Pagine: 200
Dimensioni: 15.24 x 1.17 x 22.86 cm
ISBN-13: 979-8242832343
Prezzo: al momento non disponibile
A cura di Emanuela Ferrara
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